Una semplice questione di asterischi che aveva rischiato di offuscare la stella, ops, le stelle di Antonino Cannavacciuolo.

Lo ricorderete, c’era stata una denuncia dei Nas per cibi congelati non segnalati dall’asterisco vicino a ogni piatto del Bistrot Cannavacciuolo di Torino e nulla erano valse le spiegazioni dei procedimenti di linea di cucina che prevedevano l’abbattimento di pesce, pasta e ortaggi.

Cinzia Primatesta, moglie di Antonino Cannavacciuolo e amministratore della CA.Pri, la società che gestisce i ristoranti dello chef, e Giuseppe Savoia, direttore del bistrot, dovevano rispondere al giudice per le indagini preliminari.

E, invece, il GIP Riccardo Riccardi non ha ravvisato le irregolarità paventate dal Pubblico Ministero e ha detto che Cinzia Testa è “totalmente estranea ai fatti” e che Giuseppe Savoia non è punibile in ragione della «particolare tenuità dei fatti di frode in commercio”.

“Ero sicuro che tutto sarebbe stato chiarito, perché la qualità e la passione sono il nostro marchio di fabbrica. Uno non lavora fino a notte tutti i giorni e non investe fatica e denaro alla ricerca dei prodotti migliori per poi prendere in giro i clienti. Altrimenti sarebbe davvero fatica sprecata. Con noi lavorano centinaia di persone, il lavoro in nero, qui, non esiste. L’igiene e la sicurezza sono la prima regola da rispettare, ovunque”, ha dichiarato Antonino Cannavacciuolo a La Stampa.

I Carabinieri dei Nas, nel corso del controllo avvenuto il 18 dicembre 2017 si erano anche complimentati per come fosse gestita la cucina – ha ricordato Savoia –  e non “ci aspettavamo le contestazioni emerse alla fine dei controlli. Mai come in questo caso, la decisione di un giudice dà ragione a un lavoro serio e professionale”.

Tutto “assolutamente conforme alle prescrizioni normative” scrive il giudice, senza però che il procedimento venisse segnalato nel menu voce per voce ma con un semplice richiamo onnicomprensivo a fondo pagina: il famoso asterisco.

E c’era stata anche la multa 1500 € per la mancata tracciabilità di alcuni prodotti contestata dall’avvocato Pier Franco Bertolino con la motivazione che il controllo era stato eseguito alle 10 del mattino quando lo staff era impegnato a preparare i piatti e non aveva ancora completato le schede di registro.

Avendo visto più di una volta le cucine di Antonino Cannavacciuolo sia a Villa Crespi che al Bistrot di Novara, ci sembrava impossibile che lo staff fosse incorso in problemi del genere.

E per dimostrarvelo, dopo la denuncia, eravamo andati al Bistrot di Torino il cui menu riportava gli asterischi piatto per piatto. L’unica cosa, a quanto pare, che era cambiata dopo i controlli in nome di una maggiore – per non dire estrema – trasparenza.