Amo moltissimo il miele. In ogni viaggio consumo e poi compro il miele locale. Possibilmente da piccoli produttori, che sommergo di domande, cercando (perdonate la battutona) di non essere appiccicosa.

In una delle mie numerose uscite in Piemonte, nel bel Monferrato torinese – zona un tempo depressa che proprio per questo si è salvata dalla speculazione edilizia e da molte brutture paesaggistiche – mi hanno presentato il miele di DaDa Miele in una frazione di Casalborgone.

L’azienda è presto detta: 200 alveari e 4 ragazzi con un’età media 30 anni coraggiosi, entusiasti, preparatissimi, incuranti di levatacce-maltempo-spostamenti, innamorati delle api. Con le loro giovani forze hanno ottuplicato la produzione media della loro provincia.

Bravi (da sinistra e tutti in piedi nella foto) Daniele, dottore in scienze agrarie, apicoltore; Edoardo, laureato in economia, frontline commerciale; William, laureato in psicologia, apicoltore; Noemi, responsabile comunicazione e social media.

1. Il miele premiato in tempi record

In tempi record hanno creato la loro società e stabilito una produzione di 9 tipologie di mieli tra multiflora e monoflorali, in due soli formati per razionalizzare tempi e costi. Comunque invasettano 120-150 quintali/anno tra acacia, castagno, melata di bosco, rododendro, tarassaco, tiglio e i millefiori di primavera, di montagna e d’estate. Più, quando capita, un miele ospite o le nocciole del Piemonte immerse nel miele d’acacia.

La produzione è nomade e i ragazzi seguono tutto in maniera maniacale. A volte cronometrano anche la velocità e la simultaneità delle operazioni. Con le api non si scherza: gli alveari possono avere tutti la stessa esigenza nello stesso momento e va soddisfatta.

ll loro monoflorale al rododendro e il millefiori di montagna sono Presidio Slow Food. Non si definiscono “bio” (che è poi un’autocertificazione, e qui la scelta di campo si fa interessante) e usano sistemi di lotta integrata per un miele di ottima qualità – specialmente quello cremoso.

2. Il miele sui formaggi ultra-caprini di Cascina Badin

Miele chiama formaggi. O formaggi chiamano miele, non mi è dato sapere chi ha iniziato. Sta di fatto che l’allevatore di capre, produttore e affinatore di formaggi Martino Patti della Cascina Badin di Castagneto Po ha sotto mano il patrimonio caseario ideale per esaltare i mieli del territorio.

Dalla ricotta freschissima, alle robiole, alle tome stagionate, si sceglie. L’accostamento ideale è spesso soggettivo, ma solitamente intensità del miele e robustezza del formaggio crescono in parallelo. Per questo, tipicamente, i mieli più amari sono apprezzati con i formaggi più stagionati.

3. Il miele su gelati da concorso di Papà’s

Il miele nel gelato ci sta benissimo. Anche perché il freddo lo fa leggermente indurire e quindi risulta liscio e caramelloso. Papà’s, gelateria del vicino paese di Cigliano e ora anche a Chivasso, ha messo il DaDa Miele in due gusti-chicca, che il patron Guido Paci ha presentato:

Fiordimiele – fiordilatte, “la base di tutte le basi”, e melata, “il miele prima del miele”. Delicatissimo, fatto per piacere a tutti.

Miele a pois – fiordilatte, con miele millefiori di montagna, salsina di zenzero, semi di papavero che ne fanno un gusto a puntini. Più pungente, per via dello zenzero. Più divertente, per via dei semini che scrocchiano sotto i denti. Sconfino dal miele per citarvi il loro rinomato gelato “Petit déjeuner”, che trasforma in un gusto la tipica colazione italiana di latte, pane, burro e marmellata. Curiosi?

4. Il miele nel menu del San Genesio

Al momento di scrivere quest’articolo, i piatti seguenti sono tutti dei fuori carta – la situazione che mi diverte di più se tocca a me e che mi incuriosisce di più se tocca ad altri. Sta di fatto che al Ristorante San Genesio sempre a Castagneto Po, lo chef Ares Ferrarese ha giocato cambiando miele per ogni portata, in un percorso personalizzato. Se doveste mangiare da lui, chiedetegli se vi può ancora offrire, per dire:

Il miele d’acacia in “Polenta, gambero e gelatina d’acacia”, dove però il crostaceo è stato sostituito da una canocchia.

Il miele di rododendro nella “Battuta di fassone marinata al rododendro, ricotta vaccina e clorofilla al prezzemolo”. In alternativa, un’insalata di zucchina cruda, cotta e in fiore con uovo di quaglia mimosa (niente miele, qui. Chissà, il rododendro ci sarebbe stato bene?)

Il miele di castagno nel “Risotto alla parmigiana, aglio nero e colatura di castagno”.

Il miele di tiglio nel secondo di “Lepre, melograno al tiglio e tartufo nero”. C’è chi dice che il sapore era davvero interessante anche senza il tartufo e qui, de gustibus.

Il miele d’acacia nella “Granita di acacia, fiori di menta e crumble”.

Il miele di tarassaco in “Latte e miele, spugna alla maggiorana”.

5. Il miele e gli aperitivi di Mauro Dughera

A Casalborgone, difficile non incontrare Mauro Dughera, autore delle più belle tra le foto che illustrano questo articolo. Ex ristoratore e ora fotografo, camminatore, anfitrione affabile e collezionista di memorabilia alimentari. Gli aperitivi più ambìti, dove il miele è solo una delle delizie per gli ospiti, si tengono (vorrei quasi dire celebrano) a casa sua, accanto alla chiesa. Informatevi et gaudete.

Riassumendo, ecco gli indirizzi.

DaDa Miele. Strada Moncalvo 7. Casalborgone (Torino). Tel +39 339 4341840
Gelateria Papà’s. Piazza Martiri della Libertà. Cigliano (Vercelli). Tel 327 2277951
Ristorante San Genesio. Via Francesco Viano 1. Castagneto Po (Torino). Tel  +39 011 912481

Dove dormire in zona

B&B Via Vai. Via Valfré 7. Casalborgone (Torino). Tel +39 393 0678511
Castello di San Sebastiano Po. Via Novarina, 9. San Sebastiano Da Po (Torino). Tel +39 011 9191177

[Immagini: courtesy of Mauro Dughera; iPhone di Daniela]