Una volta mi dicevo, ecco, devo decidermi ad andare a Napoli, in Costiera, in Campania, e starci per un po’ in modo da assaggiare tutti gli chef pizzaioli cuochi locali. Adesso mi organizzo.

Non ne ho mai fatto niente, in realtà – perché tutti i pizzaioli e gli chef, pian piano, uno per volta, mi arrivano qui a Milano. Ultimo in ordine di tempo, Gennaro Esposito La Torre del Saracino, detto così tutto assieme, per distinguerlo dagli altri Gennari Espositi, un po’ per capire immediatamente di cosa stiamo parlando: una delle cucine, e uno dei posti, più belli-buoni-meravigliosi dell’Italia gastronomica.

E non solo per le due stelle Michelin.

Ibiza. Gennaro Esposito apre IT, il ristorante che è un programma già dal nome

Allora: Gennaro Esposito arriverà a Milano ma non come Saracino, bensì come IT – che è il nome del ristorante che ha aperto tre o quattro anni fa a Ibiza. Il nuovo ristorante aprirà in Brera – si dice in via Fiori Chiari. Zona che si distingue per la concentrazione di locali, un po’ più mirati al turista interessato allo shopping che non al gourmet alla ricerca di esperienze nuove, anche se non mancano i posti interessanti.

Ma come sarà IT a Milano? L’obiettivo del locale sull’Isola Bianca è quello di proporre l’alta cucina mediterranea a un pubblico internazionale, mescolandola a elementi di design per offrire un gusto tradizionale e contemporaneo. “L’anima italiana si fonde con il cuore di Ibiza,” si legge sul sito. Dove viene citata un’altra parola fondamentale: “felicità”. Che come programma non è da poco.

Si tratta solo di vedere come tutto ciò verrà coniugato in salsa milanese. Esposito è sicuramente troppo bravo per cercare di attirare la clientela proponendo quello che la clientela milanese vuole farsi offrire. Bisogna vedere quindi cosa porterà qui da Ibiza. Magari il menu di mezzogiorno (2 piatti 19 €, 3 piatti 24 €), giusto per dare un’idea: Minestrone di verdure, Sardine fritte, Vitello tonnato, Zucca con mozzarella affumicata, Pasta e patate con provola, Gnocchi al ragú. Merluzzo alla griglia con spinaci, Involtini di maiale con pecorino e patate viola, Tortino al cioccolato, Cannoli Siciliani, Tiramisù tradizionale. Tutta l’Italia, la tradizione, la semplicità che sono il cuore della nostra cucina.

Mentre per il menu alla carta possiamo citare Ventresca di tonno scottata con zucchine, yogurt e balsamico, Merluzzo gratinato con olive verdi finocchi e mandorle, Tartare divitello con capperi, caprino e pistacchio,Mitici spaghetti al pomodoro del Vesuvio, Minestra di pasta con crostacei e piccoli pesci di scoglio, Ravioli in parmigiana di melanzane, Gnocchi di patate con cavolo rosso e seppia, Scorfano gratinato con Ceci neri e scarola ripassata, Rana pescatrice alla mugnaia, Branzino scottato alla Puttanesca, Pollo ibizenco alla cacciatora, Pluma e pancetta di maiale iberico, pak choi e papacelle.

Insomma, mi sono incuriosito da solo. Che ne dite – prenotiamo?

[Immagini: Corsini]

3 Commenti

  1. Caro Emanuele,
    mi permetto, con simpatia, di dirti che sbagli.
    Difficilmente di una eccellenza si riesce ad essere soddisfatto di una copia, se conosci l’originale. Soprattutto a Napoli.
    Potrai mangiare la pizza migliore, la pasta e patate migliore, la genovese migliore del mondo fatta dai big napoletani fuori da Napoli. Eppure ci mancherà sempre qualcosa, ma non dipende da loro. Se è vero che l’occhio vuole la sua parte, a Napoli viene alimentato pure lo spirito, l’anima di un luogo nelle sue mille manifestazioni, l’aria, il suono che c’è intorno, l’umore della gente, tante cose che vorrei spiegarti ma non riesco, appagano lo spirito, il tutto percepito da chi ha il cuore aperto per ascoltare.
    Vieni a Napoli una volta per tutte, prenditi una settimana, ti organizzo io, magari un pranzo ce lo facciamo assieme se ti va, anche se non ti conosco, ma ti conoscerò, vedrai che come diceva Pino Daniele, è tutta n’ata storia.

    • Caro Alberto,
      hai sicuramente ragione, ma anche, altrettanto sicuramente, torto.
      Hai ragione perché la nostra cucina è completamente e profondamente legata al territorio, alla famiglia, alla casa, alla nonna – alle strade, ai rumori, alla gente – e anche le contaminazioni, gli esperimenti, gli azzardi, sempre da lì nascono. A Napoli come a Milano.
      Ma hai anche torto perché probabilmente il “contorno,” l’ambiente, lo si può percepire anche da lontano, anche senza caccavelle e putipù (scusa lo stereotipo, ovvio), semplicemente ascoltando quello che il piatto ti sta dicendo.
      Un’altra considerazione poi è che Esposito ha pensato It a Ibiza per quel posto e per quella clientela, così come lo farà per Milano. E quindi prescindendo dal “territorio” fisico, visibile, dalla costiera, dai vicoli: la bravura di uno chef è appunto in questo. Non è comunque la Torre del Saracino, ma è comunque Gennaro.
      Vero, certo: la cotoletta con la peperonata che faceva mia mamma era una cosa unica e irripetibile perché mangiata a casa nostra, come la crostata della nonna, come certi piatti di certi chef che amo in modo particolare. Altrettanto vero che tutto quello che ho ricevuto come esperienza gastronomica da Napoli, come da una serie di altri posti, sarà inimmaginabilmente diverso se sperimentato sul posto, alla Torre del Saracino come in una pizzeria o una trattoria del lungomare partenopeo. Ma non è mai una contrapposizione: è una delle possibili declinazioni di una ricetta.
      E uno dei buoni propositi del 2019 è proprio quello di passare qualche giorno a Napoli, non so bene quando – sentirò il Direttore: magari vuole venire anche lui qualche giorno a Milano, e ci scambiamo…

      • Buongiorno Emanuele. Forse ho lasciato intendere male, sono sicuro che i piatti di Gennarino Esposito faranno esplodere le papille a Milano quanto ad Ibiza, non ho alcun dubbio, volevo solo consigliarti di non perderti le esperienze napoletane pensando di viverle a Milano. L’ultimo putipù l’ho visto circa 30 anni orsono, ma al di la degli stereotipi non è del folklore che parlo. Una buona domenica!

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