Gianfranco Vissani ha perso una delle due stelle Michelin attribuite nel 2007 a Casa Vissani, il suo ristorante di Baschi, in Umbria.

La recente conferma del “Cappello d’Oro” nella Guida dell’Espresso, e le tre forchette del Gambero Rosso, non trova dunque riscontro nella valutazione degli ispettori della Guida Michelin 2020, e Gianfranco Vissani, “lo Chef più famoso d’Italia,” come lo definisce la sua pagina Facebook, si ritrova declassato – ma sempre a un livello d’eccellenza, comunque. In cucina dal 1967, anno del suo diploma all’Alberghiero di Spoleto, nel 1973 rileva il ristorante del padre, e inizia la sua ascesa sia dal punto di vista gastronomico che da quello della popolarità mediatica.

Non siamo sicuri che possa essere stata questa la motivazione del “declassamento” a una stella da parte degli ispettori Michelin: ma resta un dato di fatto che sempre più spesso le notizie su Vissani siano più legate alla cronaca televisiva e al gossip gastronomico (e “rosa”) che alla sua cucina.

Ricordiamo la polemica con Chef Rubio, che peraltro ci aveva messo del suo, affermando fra l’altro “Rispetto a quell’uomo [Vissani] non nutro un briciolo di stima,” che ha occupato le cronache gastronomiche questa primavera; qualche mese fa, abbiamo letto le sue affermazioni secondo cui Alessandro Borghese “Si diverte a fare tv, ma fare lo chef è un’altra cosa,” affermazione peraltro non di grande originalità, visto che lo si dice di tutti gli chef che non possiedono un ristorante (“Solo stupidaggini, non mi occupo di gossip,” la risposta di Alessandro, che peraltro il suo ristorante lo ha aperto in zona Citylife a Milano). Di questi giorni, una serie di dichiarazioni sempre polemicamente mediatiche, rilasciate peraltro durante una trasmissione di “La Zanzara,” dalle donne che in cucina possono stare solo in pasticceria, alla sua astinenza sessuale dovuta alle “esigenze eccessive” delle donne, alle sue simpatie leghiste e anche mussoliniane.

Le cronache gastronomiche invece registrano l’insuccesso della sua gestione dell’Antica Masseria dell’Alta Murgia, a Gravina di Puglia, in provincia di Bari, affidatagli nel 2011 dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. E anche i locali “L’Altro Vissani” non sembrano avere avuto grandissimo riscontro.

Resta comunque un personaggio popolare, sanguigno e senza peli sulla lingua, che ne fanno appunto un beniamino delle folle socialmediatiche, che apprezzano chiunque sia in qualche modo “contro”. Ma soprattutto un grande chef, capace di rinnovare il suo menu senza ripetersi, esplorando le infinite possibilità del territorio e del mondo intero.

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