Datteri di mare proibiti: 46 indagati a Taranto

46 indagati al termine dell’inchiesta del sostituto procuratore Mariano Buccoliero, della Procura di Taranto, su un traffico di datteri di mare, pescati illegalmente e rivenduti a pescherie e ristoranti della zona.

Le accuse: associazione per delinquere aggravata, distruzione e deturpamento di bellezze naturali, inquinamento ambientale, disastro ambientale, violazioni delle norme in materia di pesca e ricettazione.  

Ricordiamo qui che la cattura dei datteri di mare in Italia è vietata dal 1998. Per avere dettagli, vi rimandiamo al nostro articolo sul “Frutto Proibito”, ispirato dalla trasmissione di Report di novembre scorso, in cui si evidenziano anche i possibili danni per la salute derivanti dal consumo di frutti di mare non controllati, che potrebbero essere contaminati da metalli pesanti.

Gli appostamenti degli investigatori iniziano nell’estate del 2017, nella zona delle scogliere di San Vito e Punta Rondinella, che sono state irrimediabilmente danneggiate dai pescatori. La “pesca” dei datteri infatti veniva effettuata prendendo a martellate le scogliere per catturarli: questi molluschi infatti si insediano nelle fessure delle rocce calcaree, corrodendole (lo dica anche il nome scientifico, Lithophaga lithophaga, mangiatrice di rocce).

Il danno ambientale viene sottolineato anche nei capi d’accusa: «Ai fini commerciali operavano l’estrazione e commercializzazione della specie protetta denominata “dattero di mare” (lithophaga lithophaga), attraverso la demolizione delle scogliere frangiflutti in località San Vito Taranto, cagionando così un grave danno alla biodiversità presente nel tratto di mare interessato, nonché l’alterazione grave ed irreversibile dell’ecosistema marino ivi esistente, il tutto in area sottoposta a vincolo paesaggistico.»

Gli indagati sono un gruppo di pescatori, alcuni che effettuavano la cattura vera e propria, altri invece che si occupavano della vendita e della consegna del pescato a pescherie, banchi dei mercati e anche a ristoranti insospettabili a Taranto, Leporano, Avetrana, nella zona di Torre Colimena, e in quella di Francavilla Fontana (Brindisi).

L’inchiesta è nata da controlli effettuati in ristoranti della zona, in cui sono stati ritrovati appunto i datteri proibiti. Una trentina di persone, fra titolari di pescherie, banchetti e ristoranti, rischiano di andare a processo per ricettazione. 

Per inciso, il prezzo sul mercato di 1 kg di datteri si aggira intorno ai 50/60 €, e al mercato nero può arrivare a 100/200 €, specie durante le festività natalizie. 

Gli indagati ora hanno i consueti venti giorni per chiedere di essere ascoltati dal pubblico ministero.

[Link: La Gazzetta del Mezzogiorno]

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