Grom chiude le gelaterie: una bella storia finisce al supermercato

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Unilever sta chiudendo le gelaterie Grom. Già chiuse, o in fase di chiusura, 11 gelaterie, da quando, nel 2015, Unilever ha acquisito la società da Federico Grom e Guido Martinetti, i fondatori.

A quanto pare, Unilever sarebbe intenzionata ad abbandonare i coni e le coppette del retail e a puntare maggiormente sui barattoli per il mercato della grande distribuzione. Sembra che nel primo trimestre del 2020 siano in previsione altre chiusure, che vanno ad aggiungersi a quelle di Udine (prevista per febbraio), Treviso, Modena, Mestre, Alessandria. Incerto il destino del personale, che, nonostante le assicurazioni, non sembra particolarmente roseo.

“La nostra vera gioia? Un bambino che sorride mentre mangia un gelato Grom.”

Da segnalare anche la chiusura della storica sede di via Cernaia, a Torino, quella da cui è partita, nel 2003, questa bella avventura del gelato artigianale italiano, che da qui è arrivato in tutto il mondo: a Dubai, Tokyo, New York, Londra, Hong Kong, Giacarta, Parigi, Nizza, e in ognuno dei locali, oltre al personale locale, sempre un gelataio italiano.

Il raggio d’azione della coppia Grom-Martinetti nel frattempo si era ampliato, con l’aggiunta di biscotti, creme e altri prodotti. Ma le scelte di Unilever sembrano puntare appunto a un diverso posizionamento, a discapito di quella “artigianalità” del prodotto che era il segno distintivo dei gelati Grom, culminata con la creazione di un’apposita azienda agricola, Mura Mura.

Grom sostiene di stare attivando una “strategia multicanale a supporto del piano di crescita del brand” per assecondare l’evoluzione del modello di business degli ultimi anni, e che “tiene conto di nuove opportunità, di nuovi canali e di nuovi modelli di acquisto e consumo: alle gelaterie Grom affianca il canale on the go con smart format come chioschi o biciclette gelato, la GDO, i bar e il canale direct to consumer“.

Possiamo già vedere i primi corner Grom nella versione “gourmet” dei supermercati Carrefour, dove dovrà vedersela con i frigo di Pepino (giusto: avevamo messo a confronto Grom e Pepino, e aveva vinto Grom) e di Haagen Dasz.

Lo so, molti lettori avranno avuto un sussulto, a leggere – ripetutamente – “artigianale” qui sopra: e anche Scatti di Gusto non ha certo mancato di sottolineare le ambiguità del termine in assoluto e a proposito del prodotto Grom. Ma, specie all’inizio, la qualifica di artigianale non era del tutto sbagliata, e possiamo tranquillamente classificarlo come semi-artigianale. Certo, il passaggio del prodotto, sotto forma di semilavorato, dal centro di produzione alle singole gelaterie, ha lasciato qualche macchia sul claim dell’artigianalità. Ma restava un gelato di buon livello, e le code davanti ai negozi, una costante. La “Crema come una volta” resta un gran buon prodotto.

Ma qualcosa mi dice che presto il loro slogan “Il gelato come una volta” suonerà come una (triste) profezia.

[Link: la Repubblica, Corriere della Sera]

Di Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da oltre 40 anni. Legge compulsivamente da oltre 50 anni. Mangia da oltre 60 anni. Racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non, da una decina d'anni. Verrà ricordato per aver fatto la foto della pizza di Cracco.