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Ormai ce l’abbiamo (quasi) tutti.

Dilettanti o professionisti, uomini o donne, giovanissimi o passatelli, nessuno si sottrae al fascino di un bel robot fisso da cucina – una “planetaria”, come lo  chiamano i suoi fan – che con i suoi scintillanti colori vintage, o con il suo affascinante acciaio puro, fanno bella mostra di sé nelle nostre cucine, muti testimoni della nostra presunta maestria ai fornelli.

Una mania che se da noi, in Italia, è esplosa solamente negli ultimi dieci anni o poco più, grazie anche all’innamoramento collettivo per la pasticceria fatta in casa, mentre in altri Paesi, soprattutto negli USA, può farsi risalire addirittura ai primi decenni del ‘900.

E tra tutti i robot fissi, da tavolo, o “stand mixer”, il più diffuso è sicuramente lui, il KitchenAid.

Un vero must nelle nostre cucine, che si contende il primato di più amato dagli italiani assieme a pochissimi altri marchi, primo fra tutti il parimenti apprezzato Kenwood.

Ma quando è nato il KitchenAid, chi ha avuto questa geniale intuizione di trasformare un macchinario professionale e ingombrante in un semplice attrezzo da cucina, da poter tenere sul proprio tavolo per ottenere senza fatica gli impasti per ogni sorta di preparazione, dal  pane alla pasta frolla, dai panettoni alla pizza?

KitchenAid robot da cucina

Bene, allora sappiate che il KitchenAid è stato ideato nel primo decennio del secolo scorso (sì, avete letto bene, verso il 1910 circa) da tal Herbert Johnson, un ingegnere della Hobart Manufacturing Company, dopo aver osservato un fornaio mentre preparava un impasto. 

Stregato dalla potenza del macchinario, Johnson pensò che sarebbe stato utile poter disporre di una tale meraviglia in formato “mignon” tale da poter essere usato tranquillamente anche in casa. Nacque così, nel 1914, il primo modello industriale, denominato Hobart Model-H, ancora molto pesante e voluminoso rispetto ai modelli attuali, ma che trovò subito il suo primo cliente di tutto rispetto: la Marina americana.

Ma Johnson, e i dirigenti della Hobert, non erano ancora del tutto soddisfatti dei risultati raggiunti: il loro reale obiettivo non erano in effetti le forze armate, ma era quello di arrivare a uno strumento apprezzato da un pubblico più ampio, adatto a un uso più domestico, casalingo.

E fu così che vennero ideati modelli più leggeri e maneggevoli. Narra la storia che una volta sfornati i prototipi, i dirigenti della Hobart li abbiano portati a casa perché fossero testati dalle rispettive consorti, una delle quali pare abbia esclamato entusiasta: “Non mi interessa come lo chiamiate, ma è il miglior aiuto in cucina – in inglese “kitchen aid” – che io abbia mai avuto!”.  E così è nata la leggenda.

KitchenAid robot da cucina

L’H-5 KitchenAid, il primo modello  di casa di Hobart, per uso domestico, fu lanciato sul mercato nel 1919. Era una bestia da circa 30 chili, e che costava 189 dollari dell’epoca, equivalenti a circa 2.777 dollari odierni. Non proprio  una cosa alla portata di tutti, tant’è che infatti il robot ci mise ancora alcuni decenni per raggiungere la diffusione  – e l’ubiquità – di cui gode ora, senza contare l’enorme popolarità, che porta oggi alcuni fan addirittura a tatuarsi addosso il loro aiutante preferito.

Per quanto già negli anni ’20 e ’30 il robot rappresentasse, per massaie e casalinghe delle classi più abbienti, l’emblema della modernità  e della velocità, il suo peso e il suo prezzo ne facevano ancora un attrezzo d’élite. Per questo la società continuò a sfornare modelli sempre più piccoli, economici e leggeri, fino ad arrivare al 1937, con il piccolo ed elegante Model-K. 

E fu il successo. Progettato dal famoso artista industriale Egmont Arens, ex direttore di Vanity Fair, il robot rispecchiava la volontà del suo designer di rappresentare un prodotto di consumo esteticamente gradevole. Obiettivo raggiunto grazie all’enfasi sulle linee orizzontali e le curve “aerodinamiche”.

KitchenAid robot da cucina

Ma un’altra innovazione estetica diede il decisivo impulso al KitchenAid, ovvero l’introduzione di una vasta gamma di colori, nel 1955, una palette che rifletteva le più in voga tendenze di design dell’epoca. Ed è proprio il colore, secondo gli attuali vertici della società, che ha trasformato uno strumento inizialmente destinato ai professionisti in un aiuto casalingo di diffusione estrema, portandolo agli attuali successi. 

Senza dimenticare inoltre la lunghissima durata nel tempo di questi “stand mixer”, di tutte le marche. Per quanto di costo non indifferente, questi robot hanno infatti una vita utile dichiarata di 10-15 anni che ne ammortizza la spesa, anche se in realtà la loro longevità è molto maggiore, e spesso infatti vengono ricevuti “in eredità”, e trattati come una vera reliquia, da nonne o mamme a cui era appartenuto negli anni ’60 o ‘70, soprattutto negli Stati Uniti (in Italia, come abbiamo detto, la “febbre” da planetaria è troppo recente  per poter contare su una tale “eredità”). 

KitchenAid robot da cucina

Altro discorso che sicuramente ha influito sulla diffusione di questi robot, è l’adattiblità dei loro ricambi nel tempo: che il modello sia nuovo o vecchio, i ricambi vanno bene su tutti i modelli, passati, presenti e futuri, il che significa non dover buttare l’attrezzo quando cambiano gli attacchi degli accessori (cosa che chi scrive ha purtroppo sperimentato sul suo Kenwood di soli quattro anni).

KitchenAid robot da cucina

Insomma, un po’ per il reale e inconfutabile aiuto, un po’ per il design accattivante, dai lucidi colori retrò che ne fanno un oggetto che starebbe bene anche in salotto, un po’ per quell’allure da chef che tanto ci piace esibire di fronte agli amici, inermi cavie dei nostri esperimenti culinari, tantissimi oggi sono disposti a investire 400 € minimo in un bel robot fisso da cucina.

Tutti, anche se magari preparano una torta ogni sei mesi e la pizza se la vanno a mangiare nella pizzeria sotto casa. 

Che a volte resta ancora la scelta migliore, nonostante l’aiuto del Kitchen-Aid….

[Link: Eater]

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