Ho capito perché Pescaria ha vinto il Coronavirus con fritti e panini

Una storia di successo nonostante il lockdown; il caso Pescaria dimostra come si può guadagnare grazie alle consegne a domicilio

Pescaria, la catena di locali nata a Polignano, in Puglia ed esplosa a Milano con due locali e arrivata anche a Torino, è un caso esemplare di come affrontare un lockdown. Ha fatto quasi gli stessi scontrini dell’era pre coronavirus, nonostante la chiusura forzata di due mesi.

Una perdita di circa il 10% che è un successo di comunicazione e di prodotto. E noi abbiamo assaggiato il delivery di Pescaria per avere una conferma della bontà della loro strategia.

Ecco come è andata.

Come ha fatto Pescaria a vincere il coronavirus

Una delivery box di Pescaria Milano

Domingo Iudice, uno dei soci di Pescaria, con questo post pubblicato sulla pagina Facebook di Dominique Antognoni, ha spiegato le ragioni del successo.

“Ciao. Sono Domingo Iudice. Oggi [il 18 maggio, NdR] riapriamo Pescaria a Milano e siamo molto fiduciosi. A dire il vero non abbiamo mai chiuso. Il delivery è andato benissimo, tant’è vero che rispetto ad un mese normale abbiamo fatto quasi lo stesso numero di ordini sia a marzo che ad aprile. Solitamente emettiamo 200-220 scontrini durante il giorno, con il 70 per cento all’ora di pranzo. Non siamo andati lontano da queste cifre in questo periodo, forse un 10 per cento in meno.

La gente ci ha cercati in tutti i modi, al telefono, online: siamo davvero fortunati ad avere una clientela del genere, come si fa a non stare vicino a loro? Vanno a ruba le fritture, poi i panini con tartare di tonno e quelli al gamberone, quello con il polpo fritto, i chips.

A Polignano va oltre ogni immaginazione, pensate che facciamo consegne anche a 40 chilometri di distanza, perfino a Bari. Ieri alle 12.30 eravamo già arrivati a 67 ordini.
Ecco, la clientela mi ha sorpreso molto anche per come si è comportata in questo periodo. Mi hanno deluso invece le persone che stanno legiferando. Mi sarei aspettato qualcosa di diverso, che educassero la gente e dire: ‘Signori, per qualche mese dobbiamo abituarci ai bicchieri e ai piattini usa e getta, non ha senso fare i nostalgici’.

Ci stiamo organizzando per far fronte alle nuove regole, da oggi parte la nuova comunicazione: sul sito, ci sarà la possibilità di ordinare online e poi venire a ritirare. Ogni ordine sarà sigillato. Dovremo a malincuore sospendere il banco dei crudi, ma solo fino a fine giugno. Per quel periodo è previsto anche il cambio del menu. Sì, siamo molto fiduciosi, anche se nei prossimi mesi non sarà possibile toccare i picchi dei venerdì e dei sabati di prima”.

La ricetta del successo

Panino con il polpo fritto di Pescaria

Di fronte all’annuncio della chiusura forzata di inizio marzo, si pensa subito alle consegne a domicilio. Brainpull, l’agenzia di marketing di Pescaria, inizia a potenziare le campagne di comunicazione digital a supporto del servizio a Milano e Torino. Quindi crea una piattaforma autonoma di prenotazione di pranzi e cene a domicilio e da asporto per la Puglia, in parte augestito e in parte in collaborazione con GlovoBari. A Milano e Torino il servizio di delivery è affidato a Glovo; solo a Milano copre 5,5 km, per 1,3 milioni di possibili utenti. In Puglia il servizio copre 40 km per 0,5 milioni di utenti.

Pescaria ha una partnership esclusiva con Glovo già dal 2016. Ed è nata a Milano l’idea della dark kitchen, la “cucina senza ristorante” di Glovo dedicata a Pescaria (ne avevamo già parlato qui). La Cook Room milanese di Glovo dedicata alla cucina in outsourcing di Pescaria è dedicata solo ai fritti.

Nel 2019 con il servizio di delivery Pescaria ha realizzato a Milano 750k di revenue, con un record di 210 ordini giornalieri e una media di 92 ordini al giorno. Oggi, in pieno lockdown, a Milano e Torino è stato realizzato un aumento del 35% sul fatturato previsto.

  • +32% variazione Delivery
  • +30% variazione sulla Cantina dei vini a domicilio
  • giorni di chiusura.

Com’è il delivery di Pescaria a Milano

Pescaria delivery

E ora lascio la tastiera a Massimo D’Alma che ha assaggiato il delivery di Pescaria a Milano.

Mi ero ripromesso, all’incirca millemila volte, di andare a provare la cucina di Pescaria. Mi colpivano le foto dei panini, assolutamente goduriosi, mai “oltre misura”, sempre calibrati.
E i fritti, che alla vista apparivano asciuttissimi, croccanti, davvero ben fatti.

Ma, e la vita a volte è strana, si sono messe insieme varie circostanze: il mio compleanno, il famigerato Covid-19, una irrefrenabile voglia di frittura, la curiosità di provare la cucina di Pescaria. Per di più su un terreno, onestamente, abbastanza insidioso: il delivery, effettuato in partnership esclusiva con Glovo.

Il risultato? Onestamente più che sorprendente, con tanti picchi e una sola, piccola, delusione.

Evito a piè pari crudi, panini ed insalate: la voglia di “cucina” è forte, fortissima. Non si esce da tempo (siamo oltre la metà di aprile) e l’astinenza da ristorante inizia a farsi sentire. Forse è per questo che la mia signora ed io abbiamo esagerato. A bocce ferme, ci rendiamo conto che due antipasti, un primo, e due, anzi quattro secondi, tutte porzioni abbondanti, sono davvero troppo.

Sarà che “apriamo” bene, con le cozze fritte, piccole ma gustose, a metà tra un benvenuto ed un vero e proprio antipasto. Come si suol dire aprono lo stomaco.

Il vero antipasto è il polpo arrosto, croccantissimo, ben accompagnato da una buona insalata di pomodorini datterino, fiordilatte, basilico ed origano fresco (17,50 €). Unico limite, il pane di Altamura, tostato sì in forno, ma irrimediabilmente ammosciato, bagnato com’è dal “sugo” prodotto dall’insalata durante il delivery.

È però la lasagna verde ai frutti di mare che non colpisce propriamente nel segno, risultando praticamente senza guizzi, nonostante l’abbondante presenza di gamberi, calamari, seppie, cozze, con il pesto al basilico e il pecorino troppo sovrastanti (12 €).

Fantastica la panatura del fish and chips, spessa, ricca, asciutta, a racchiudere un bel filetto di pesce persico servito con insalata rustica, ottime patate fritte con la buccia ed una favolosa maionese cipollotto e curry (12 €).

Ed è una gara a tutta croccantezza quella che si ritrova nel baccalà e sgagliozze, dove i tocchetti di baccalà rivaleggiano con quelli di polenta, ben accompagnati da un’ottima salsa verde (13 €).

Tanta la voglia della frittura mista, classicamente classica, con gamberi, seppie, polpo e totani. Se la gioca bene, nonostante il trasporto, l’inevitabile attesa, e l’ovvia perdita di qualche grado di temperatura. È asciutta, saporita, ancora croccante: una vera sorpresa (14 €). 

[Link: Brainpull. Recensione e immagine del delivery Massimo d’Alma]

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