Il ristoratore è responsabile della bimba ustionata dalla pizza. Risarcimento di 30 mila euro!

La Corte di Cassazione dà ragione alla famiglia della bimba indisciplinata: il ristoratore deve preservare l'incolumità fisica dei clienti

Tempo di lettura: 5 min

Lo avevo detto che Gabriele Berbenni aveva ragione con il divieto di ingresso ai bambini chiassosi – per usare un eufemismo – nella sua pizzeria.

Non lo ricordate? Ebbene, vi rinfresco la memoria. Il pizzaiolo della pizzeria Bagà, a Villa Tirano in provincia di Sondrio, aveva affisso un cartello a firma dell’Uomo Nero per dire no ai bambini maleducati e ai genitori consenzienti.

Successe un putiferio, ovviamente.

Ora a quel pizzaiolo ha dato ragione non solo la sottoscritta, ma la Corte di Cassazione.

Perché a qualche annetto di distanza da un increscioso avvenimento in una pizzeria – siamo nel 2007 – è arrivata una sentenza della Corte di Cassazione che promette di fare un bel piazza pulita dei mocciosi irrequieti che nemmeno le distanze anti Covid hanno silenziato e messo in condizioni di non nuocere ai nervi degli ospiti di una pizzeria.

Come successe che la pizza fumante ustionò la bimba

pizza servizio

Eh sì, perché tredici anni fa in un ristorante pizzeria di Ostia, sul litorale di Roma, accade che una famiglia va nel locale con la figlia al tempo minorenne accompagnata dai suoi amichetti. Particolarmente scatenati, recitano le cronache che riprendono l’evento.

Nel possibile caos che si forma al tavolo, arriva la cameriera con una pizza fumante, ma uno dei piccoli e scalmanati amici della bambina la urta e le fa perdere l’equilibrio.

Risultato, la pizza bella calda si stampa sul braccio della bambina che si ustiona.

Alle grida e agli strepiti fa seguito la richiesta di risarcimento della famiglia della bambina che si era portata dietro l’amichetto che aveva fatto perdere l’equilibrio alla sfortunata cameriera.

Lo so, voi direte: ma come, l’amichetto incendia la bambina attraverso un complicato causa – effetto e deve pagare il ristorante?

Per la Corte di Appello risarcimento di 30 mila euro

pizza servizio

Il Tribunale Civile di Roma respinge la domanda nel 2008 e a noi umili mangiatori di pizza la cosa potrebbe sembrare anche logica: al danno si aggiungerebbe anche la beffa.

Ma c’è un ma: la Corte di Appello in secondo grado accoglie la richiesta di risarcimento per il danno che ha subito la bambina e stabilisce che il ristoratore deve pagare alla famiglia della bambina la somma di 30 mila euro. Quando si dice “una pizza costosa”.

In effetti, la Corte di Appello ha ritenuto troppo tollerante il comportamento del ristoratore verso la comitiva di bambini particolarmente turbolenta.

Il ristoratore deve prevedere la possibilità che un comportamento troppo vivace potrebbe causare pericoli e incidenti. La maleducazione dei bambini doveva suonare come un allarme e per dimostrare che da sempre questa della prevenzione negli esercizi commerciali è la strada da seguire, la Corte cita l’antico giurista Ulpiano.

“Un barbiere, mentre radeva un cliente, lo ferì alla gola perché colpito al braccio da un pallone, scagliato da ragazzi che giocavano nei pressi”.

“In quel caso il grande giurista ritenne il barbiere in colpa non già per aver ferito il cliente, ma per avere scelto di esercitare la propria professione in un luogo dove notoriamente i ragazzi giocavano a palla”.

E a nulla vale l’obiezione del ristoratore che opponga che “il contratto di ristorazione ha come oggetto unicamente la fornitura delle pietanze e delle bevande” per non assumersi la responsabilità.

Al contrario, il ristoratore è responsabile dei clienti come l’autista di un bus dei passeggeri.

Di cosa è responsabile un ristorante o una pizzeria

distanza tavoli Campania

E questo passaggio a me ha fatto risuonare nelle orecchie la necessità che i ristoratori assicurino ai clienti la giusta protezione e dunque il rispetto delle misure di distanza e di sicurezza in questa epoca di emergenza Covid. Secondo la Corte di Appello sono responsabili dell’incolumità e per quanto questo a noi clienti che mangiamo pensando che debba essere assicurato piatto (buono) e servizio (adeguato), la Corte di Cassazione non solo ha ribadito che c’è responsabilità del ristoratore, ma ha chiesto di più.

Ha infatti cassato la sentenza nella parte in cui non è motivata la decisione di risarcire la bimba ustionata dalla pizza fumante: “La sentenza non indica in cosa consistette il pregiudizio estetico; quale ne fu l’entità; se abbia causato solo una invalidità permanente o una invalidità temporanea; in che termini percentuali potesse stimarsi l’invalidità; attraverso quali criteri è pervenuta alla determinazione dell’importo”.

Quindi, la Corte di Appello, con altri giudici, dovrà riesaminare il verdetto e a lume di naso specificare se quei 30 mila euro sono il giusto risarcimento per i danni provocati dalla pizza ustionante.

E voi che vi dilettare di pizza e diritto, potete leggere qui la sentenza della Corte di Cassazione da cui mi permetto di isolare questo passaggio a beneficio degli amici ristoratori.

Chi accede in un ristorante, stipulando per facta concludentia un contratto rientrante nel genus del contratto d’opera, ha diritto di pretendere dal gestore che sia preservata la sua incolumità fisica, quale effetto naturale del contratto ex art. 1374 c.c..

Ora avete più di un motivo, diciamo 30 mila, per non permettere ai bambini di scorrazzare impunemente tra i tavoli e soprattutto ai genitori di far finta di niente.

2 Commenti

  1. la sentenza non conclude affatto nel senso riferito dal giornalista. Anzi, cassa la decisione di secondo grado accogliendo uno dei motivi del ricorso (proprio sulla esimente del caso fortuito). La Corte di rinvio dovrà, perciò, verificare se la responsabilità sia esclusa dal caso fortuito non ascrivibile al pizzaiolo, e non dovrà – invece – occuparsi della liquidazione del risarcimento.

    • Quindi, la Corte di Appello, con altri giudici, dovrà riesaminare il verdetto e a lume di naso specificare se quei 30 mila euro sono il giusto risarcimento per i danni provocati dalla pizza ustionante.

      La conclusione è appunto il riesame del verdetto da parte della Corte di Appello in diversa composizione.

      Ma come dice anche lei, occorre verificare l’esimente e quindi solo il caso fortuito può esimere il ristoratore dal suo obbligo di preservare l’incolumità fisica dei clienti.

      La conclusione dell’articolo non riguarda i 30 mila euro di risarcimento, ma nell’obbligo sempre presente per il ristoratore che dunque accetta la possibilità del caso fortuito dovuto al comportamento di (piccoli) clienti scalmanati.

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