Coronavirus: Cracco sferza gli chef di Milano a riaprire prima possibile

Il popolare chef, testimonial di “Yes Milano”, suggerisce di puntare su asporto, dehors pur di riaprire. “Le persone hanno finalmente voglia di uscire”

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Per la fase 3 dopo il Coronavirus Carlo Cracco invita Milano a rialzarsi. Il più popolare tra gli chef italiani pungola l’orgoglio dei suoi colleghi: “tocca a noi dare un segnale, Milano rialzati, ingegnati e raccogli le forze”.

Qualcuno obietterà che parlare dal pulpito di Cracco, sia mediatico che fisico (il locale in Galleria a Milano, aperto sette giorni su sette anche in agosto, oltre agli altri ristoranti dello chef vicentino) è facile. Più complicato è riuscirci da posizioni meno in vista. Ma in tempi di Coronavirus Cracco, come tutti gli altri, prova a ripartire da ciò che è riuscito a costruire. Aggiungendo se possibile, idee e spirito di adattamento.

Questo comunque è l’appello di Carlo Cracco, testimonial di “Yes Milano”, il marchio di promozione della città lanciato dal Comune, rivolto ai suoi colleghi:

“A chi può dico: riapra. Non importa se non riuscirà a lavorare quanto prima, non importa se il suo non sarà lo stesso ristorante di prima. Va bene anche un take away, un dehors, una formula temporanea.

L’importante è rimettersi in gioco, cercare delle opportunità. Anche perché la situazione non tornerà normale per un bel pezzo. Non possiamo aspettare che l’emergenza sanitaria finisca, meglio reagire adesso. Il messaggio che deve passare, e dobbiamo farlo tutti insieme, è che siamo pronti ad accogliere le persone”.

Non farsi abbattere dai tanti ristoranti che non riapriranno, dalla paura di nuovi focolai, Cracco invita a essere ottimisti.

“Le persone hanno di nuovo voglia di uscire, desiderano finalmente un po’ di socialità. La missione di chef e ristoratori è essere là per loro. Ciò che possiamo fare per aiutare la città in questo momento è esserci. rispettando le regole, la sicurezza, lavorando in modo serio come siamo abituati a fare. Dobbiamo ripartire, dobbiamo ricostruire”.

Per incoraggiare i suoi colleghi Cracco spiega dettagliatamente la sua esperienza:

“Per prima cosa mi preoccupo di trasferire sicurezza ai clienti. Che non devono sentirsi imbarazzati perché si formano assembramenti nel locale. Ci sono riuscito diluendo un po’ gli orari, faccio salire un tavolo alla volta, per ciascuno è previsto il kit con mascherina e igienizzante.

A piano terra, nel bistrot, invito le persone a sedersi senza sovrapprezzo, così bevono il caffè in relax all’aperto senza calca al bancone. Abbiamo anche cominciato a servire il gelato che in questo periodo funziona bene. Ho l’impressione che se si sentono al sicuro i clienti ritornano. Ho anche tagliato qualche prezzo, per esempio quello dei vini al calice e in bottiglia che ora costano fino al 15% in meno”.

Cracco ha trovato anche il modo di azzardare qualche previsione per il futuro.

“Non esiste più la Milano pre-COVID. I turisti che arrivavano da ogni parte del mondo senza problemi, questo non succederà più almeno per un anno e mezzo, stima il sindaco Sala. In questa fase non guardiamoci indietro. Non confrontiamo il lavoro di gennaio 2020 con quello di giugno 2020. Dobbiamo resettare e guardare avanti”.

Perché Milano torni a essere Milano.

1 commento

  1. Ha ragione.E tar poco esco e vado a Milano a trascorrere la serata. Forza, nessuno vieta di uscire, basta rispettare le regole !

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