La pizza di Briatore difesa dal suo pizzaiolo che attacca i colleghi di Napoli

Giorgio Riggio, pizzaiolo di Flavio Briatore, difende la Crazy Pizza di Londra e attacca i napoletani colpevoli di tradire la tradizione

Tempo di lettura: 3 minuti

La pizza di Flavio Briatore “è classica, porta avanti l’italianità. È sottile, croccante e senza bordo. Ha tutti gli ingredienti base per una pizza normale e di primissima qualità”.

A contrattaccare dopo le critiche che la Crazy Pizza di Flavio Briatore ha ricevuto per l’apertura del locale di Montecarlo è Giorgio Riggio.

Il pizzaiolo di Reggio Calabria è l’artefice della pizza bassa, sottile che nasconde un segreto come dice il sito e riporta Reggio Today nell’intervista a Riggio. “È una nuova interpretazione della classica pizza. Non è solo una pizza ordinaria ma è fatta con una ricetta segreta che crea una crosta incredibilmente sottile e squisitamente leggera”.

Attacca a testa bassa Riggio. E ne ha ben donde dopo le critiche che sono rimbalzate sui social, spesso mosse da persone che non hanno mai assaggiato la pizza di Crazy Pizza né a Londra né a Porto Cervo né tantomeno a Montecarlo.

Critiche culminate nella dichiarazione di Selvaggia Lucarelli: “La pizza cianotica, con la mozzarella che sembra il Vinavil quando si secca, non gliela perdoneremo mai. Mai. Neanche se convertisse il Billionaire in un monastero per la terapia del silenzio”.

Ecco, proprio sulla mozzarella-vinavil arriva la precisazione di Riggio: “I prodotti sono tutti italiani, la mozzarella la facciamo noi sul posto”. Dove per posto si intende Londra.

Riggio distingue nettamente tra la sua Crazy Pizza pensata per i locali di Flavio Briatore e consiglia a chi vuole mangiare una pizza napoletana di andare dove fanno una pizza napoletana.

Il pizzaiolo di Briatore contro i napoletani

Giorgio Riggio pizzaiolo di Flavio Briatore

E, anzi, rincara la dose contro i napoletani e i pizzaioli napoletani forte dei suoi titoli. A suo dire sarebbero proprio i partenopei coloro che hanno commesso il delitto di tradimento della vera pizza napoletana.

“Invito i napoletani che criticano e polemizzano a non farlo perché nessuno ha detto che facciamo una loro versione. Lavoriamo con un forno italiano, ma non ha la tecnica della pizza napoletana, come non ce l’ha nemmeno chi si spaccia per pizzaiolo napoletano e poi fa le pizze canotto. Loro vanno attaccati che così facendo stando distruggendo la vera pizza napoletana”.

Insomma una pizza italiana che nasce in un forno italiano con mozzarella inglese. E probabilmente si avvantaggia del nome tutto italiano pizza.

Che ha successo, sia ben chiaro, e piace a molti. Ma perché per difendere la sua pizza, Riggio attacca la pizza napoletana contemporanea che ha eguale successo in Campania come in Italia?

I campioni della pizza canotto

pizza nerano Giuseppe Pignalosa Le Parule Ercolano
pizza margherita Vincenzo Capuano
pizza parmigiana Salvatore Lioniello

Anzi, a leggere la sua chiusa – “Noi a Londra facciamo in media 270 persone al sabato“ – la canotto ha ancora più successo. Basterebbe chiedere i numeri ai vari Pignalosa, Martucci, Capuano e Lioniello per accertarsene a suon di migliaia di pizze sfornate. E non solo il sabato.

Li chiamereste traditori?

4 Commenti

  1. Secondo me non ha tutti i torti , lui fa la sua versione . Come dice un mio amico pizzaiolo , le pizze si dividono in due categoria , la pizza buona e la pizza cattiva , ognuno fa quella che pensa sia la migliore .

  2. Mi tocca dare ragione alla Lucarelli.
    Uno schifo chiamato da questo soggetto pizza (Crazy).
    Che se la mangi lui e il covid+ suo amicone Flavio!

  3. Ognuno può dare la propria interpretazione alle mie dichiarazioni, continuo a stimare i pizzaiolo Napoletani per la loro pizza , ma persevero nel non condividere tutte le pizze che si spacciano per pizza napoletana all’estero.i pizzaioli ,carissimi colleghi che vengono citati nell’articolo non fanno la pizza canotto che si trova all’estero , per mani sicuramente di gente che brilla di luce riflessa solo per aver avuto la didattica da qualche napoletano , ma una volta all’estero hanno alterato di certo quelli che sono i criteri della vera scuola napoletana. Tengo inoltre a precisare che il mio dire la mozzarella la facciamo in loco , in loco mi riferisco dentro al locale , con latte italiano da esperti in materia , basta andare a MonteCarlo , in vetrina a vista il casaro realizza davanti ai vostri occhi la mozzarella di bufala con tanto di cagliata prodotta sul posto . A questo punto vorrei capire :ma se la mozzarella la produciamo noi ,che motivo avremmo di farcire la pizza con della “plastica”?

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