Covid. Chiusura anticipata dei bar di Milano alle 18: l’ipotesi della Regione

La nuova misura di chiusura anticipata dei bar sarebbe allo studio della Regione Lombardia preoccupata per la seconda ondata del Covid-19

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Orario di chiusura bar anticipata alle 18 come nel mese di marzo”. Sarebbe questa la contromossa della Regione Lombardia per attenuare gli effetti della seconda ondata del Covid-19 che sta colpendo soprattutto Milano.

L’indiscrezione è del Corriere della Sera che anticipa i temi della riunione degli esperti della Regione Lombardia nella riunione che si terrà oggi alle 17.

L’orario anticipato di chiusura è una delle due proposte sottoposte alla loro attenzione dai vertici della Regione Lombardia. Lo rivelerebbe un’email del direttore generale dell’assessorato alla Sanità, Marco Trivelli, che il Corriere della Sera ha potuto leggere.

L’altro provvedimento che mira a “rendere più restrittive alcune limitazioni nelle città maggiormente interessate dall’incremento della curva dei contagi, come a Milano” comporterebbe la riduzione del carico del trasporto pubblico. Per raggiungere l’obiettivo sarebbe incentivata la didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado. Insieme allo smart working.

Prende corpo dunque una sorta di lockdown a tempo oltre che geolocalizzato per la Regione Lombardia che comunque dovrebbe essere in linea con le prescrizioni del nuovo Dpcm in fase di stesura. La fuga in avanti della Regione Campania (che impone la chiusura degli ingressi nelle sale alle 23) e la disposizione di parziale lockdown a Latina e provincia, verrebbero confermate da questa ipotesi.

La previsione di chiusura anticipata la ristorazione

chiusura anticipata bar e ristoranti
chiusur

Il Corriere della Sera dà per sicuro una stretta in tal senso anche nel nuovo Dpcm. Sarebbe previsto il divieto di sosta di fronte ai locali ma anche ma anche nelle strade e nelle piazze a partire dalle 21. Insieme alla chiusura di bar e ristoranti alle 24 e il divieto di vendere alcolici da asporto dopo le 22 o le 21. La conferma dell’indiscrezione arriverebbe dal coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, Agostino Miozzo. Ecco le sue parole: “bisogna rispettare le regole, evitare gli assembramenti e prestare particolare attenzione alla dinamica familiare, visto che la maggior parte dei contagi avvengono lì”.

Le limitazioni riguarderebbero il numero massimo di partecipanti a feste private anche in casa. Non più di 10 persone oltre al nucleo familiare convivente nella stessa abitazione. Egualmente feste e ricevimenti anche in ristoranti e strutture non potrebbero superare un determinato numero di partecipanti, probabilmente 20.

La stagione invernale delle attività di ristorazione subirebbe una limitazione giudicata non eccessivamente grave se rapportata alle limitazioni di orario. Ma le disposizioni di divieto di fila all’esterno dei locali e le restrizioni orarie imporrebbero un sistema di prenotazioni e doppi turni molto stringenti per far quadrare i conti.

La soluzione dei doppi turni potrebbe non essere sufficiente o comunque non rappresentare la migliore soluzione. Così come la disposizione di poter stare all’aperto soltanto se seduti ai tavoli implicherebbe una rivisitazione dei dehors per la tenuta alle condizioni meteo.

Resta da immaginare che i clienti possano meglio distribuire le presenze nelle pizzerie e nei ristoranti durante tutta la settimana e non solo nei fine settimana. Ma è richiesto un cambiamento di abitudini pari se non superiore a quello del distanziamento sociale. Oltre alla necessità di modificare gli orari di apertura delle attività. Che però potrebbero essere vanificate dall’obbligo di chiusura anticipata come quello ventilato per i bar in Lombardia.

Davvero un difficile rompicapo da risolvere.

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