Evasione fiscale: se Bersani aiuta i ristoratori in base al reddito li rovina

Bersani a DiMartedì: “L’assegno per i ristoratori sulla base del reddito li rovinerebbe, vista l’evasione fiscale”

Tempo di lettura: 2 minuti

Sul tema dell’evasione fiscale resiste lo stereotipo dei ristoratori che non pagano le tasse. Nell’immaginario di Pierluigi Bersani.

Si è accesa la discussione social sulle parole che l’ex segretario PD ha detto a “DiMartedì”, il programma di Giovanni Floris su LA7, in risposta al giornalista Pietro Senaldi.

Parlando di fedeltà fiscale, Bersani ha anticipato quale potrebbe essere la forma d’aiuto pensata dal Governo.

Come forma di ristoro per il settore della ristorazione messo in ginocchio dalla pandemia di coronavirus, l’esecutivo del premier Conte starebbe pensando a un assegno mensile. I ristoratori ne beneficerebbero sulla base della dichiarazione dei redditi dell’anno precedente.

Questo è il ragionamento fatto da Bersani a DiMartedì.

“Diciamo che io, inteso come Governo, decido di aiutare il ristoratore in difficoltà o costretto a chiudere il bar o il ristorante. Non potendo dare tutto a tutti perché le risorse sono limitate, guardo la dichiarazione dei redditi dell’anno precedente. Divido l’importo per 12 che i sono i mesi dell’anno, e aiuto il ristoratore con un assegno mensile pari al 50 o 60 o 70% della somma dichiarata. A seconda dei soldi che ho”.

Una forma d’aiuto che molti ristoratori hanno dimostrato di gradire. Ma è a questo punto che il ragionamento di Bersani si scontra con l’idea che l’ex Dem ha dei ristoratori: sono tutti evasori fiscali.

“Io non oso proporlo l’assegno mensile ai ristoratori sulla base del reddito, perché una cosa del genere metterebbe nei guai milioni di loro”.

La chiosa è del padrone di casa, Giovanni Floris, che riassume brutalmente ma con efficacia le parole di Bersani:

“Se tu, ristoratore, dichiari 1 rispetto ai 100 che avresti dovuto, evadendo così le tasse, adesso devi pagare“.

Ora, se riuscissimo a mettere da parte per un momento il cliché dei ristoratori evasori fiscali, potremmo ragionare sull’efficacia dell’aiuto prospettato da Bersani a “DiMartedì”. Ovvero, un ristoro sulla base del reddito 2019, che peraltro metterebbe chi ha evaso nelle condizioni di ricevere meno.

Ma anche su questo punto la discussione è aperta. Non sono pochi i ristoratori convinti che, il contributo alle imprese, andrebbe assegnato in base al fatturato perso, e non al profitto dichiarato.

Resta il fatto che, mentre oggi Repubblica calcola in 40 milioni di euro al mese il costo del coprifuoco notturno per ristoranti e bar di Milano (se la misura fosse estesa a tutta Italia si aprirebbe una voragine da 1,3 miliardi di euro), l’associazione automatica di un settore in ginocchio come quello della ristorazione è con l’evasione fiscale. Non se ne esce.

4 Commenti

  1. Ora qualcuno intelligente mi spieghi perché le parole di Bersani darebbero da stigmatizzare, e invece la proposta seguente
    ‘Non sono pochi i ristoratori convinti che, il contributo alle imprese, andrebbe assegnato in base al fatturato perso, e non al profitto dichiarato.’
    questa proposta sarebbe molto più intelligente.
    Ora, posto che il retropensiero è sicuramente infelice, SE c’è evasione fiscale, quale aiuto darebbe un contributo sul fatturato PERDUTO?
    Se poco fatturato hai dichiarato, ben poco potrai dichiarare di avere perso.
    O no?
    Dove sarebbe ‘la proposta molto più ingelligente’?

    • Diciamo che le proposta sul fatturato è molto di parte in quanto non tiene conto delle mancate spese.
      Ad esempio (molto sintetico): se un ristoratore incassava al mese 20.000 euro e ogni mese ne spendeva 8.000 per il personale, 5.000 per alimenti/bevande e 3.000 per affitti, luce, gas, acqua e varie il suo reddito era di 4.000 euro mese pari a 48.000 euro annui imponibili.
      Chi sponsorizza il contributo sul fatturato vorrebbe quindi 20.000 per ogni mese di chiusura.

      L’idea Bersani (almeno come io ritengo la voleva far intendere) è invece di erogare un contributo in percentuale sul reddito medio perso mensile di 4.000 euro (aggiungo io … perché non ha avuto spese in quanto i dipendenti sono stati in cassa integrazione pagata dallo stato, i consumi energetici sono stati minimi, da definire eventualmente alimenti scaduti e regolarità contratto d’affitto).
      I 4.000 euro al mese spetterebbero, ovviamente, se ha fedelmente dichiarato 48.000 euro in denuncia dei redditi 2019 (o mediamente negli ultimi anni).
      Se però hai fatto il “furbo” e ne hai dichiarati 12.000 annui con artifici (dipendenti in nero totalmente o parzialmente, acquisto merci e contratti d’affitto in nero, ricevute ai clienti emesse solo in parte) allora il contributo sarebbe solo una percentuale di 1.000 euro per ogni mese perso.
      Il linea di principio mi pare una base corretta.

  2. Mi dispiace, ma senza dire che ogni singola persona che lavora nella ristorazione evade le tasse (perché è ovvio che non sia corretto generalizzare), è un fatto accertato che bar e ristoranti siano categorie ad alto tasso di evasione. Ci sono articoli del 2014-2016, periodo in cui si potevano denunciare gli evasori online, che mostrano statistiche a riguardo. Ora partendo dal fatto che con ogni probabilità una parte consistente dei fatturati di categoria sia più o meno “falsata”, per un paese povero in canna come l’Italia, come si fa a dare contributi se non sul dichiarato?? Io non capisco. I ristoratori in piazza ma c’è altra gente che tira la cinghia e sta zitta, come i professionisti, che non hanno serrande da chiudere e pentole da sbattere in piazza.

  3. Non facciamo gli ipocriti!
    Bersani non voleva dire che tutti i ristoratori sono evasori fiscali. ma purtroppo in tantissimi settori ci sono chi è evasore fiscale.
    E allora se tutti avessero pagato le tasse escludendo i dipendenti e i pensionati magari questo governo poteva benissimo dare soldi in base al fatturato. Ed invece mi dispiace ma se la categoria ha dichiarato una media di €20000 all’anno non possono lamentarsi, perché purtroppo per colpa dei loro colleghi infedeli, ci rimettono sempre chi onestamente paga le tasse. Così come sfruttare le persone facendole lavorare in nero.
    ( Il dipendente dichiara più di tutti
    I redditi da lavoro dipendente e da pensionato rappresentano l’82% del reddito dichiarato. Il reddito medio più elevato è quello del lavoratore autonomo con 46.240 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori titolari di ditte individuali è di 20.940. Circa 120 euro in più del reddito medio dichiarato al Fisco dai lavoratori dipendenti. A 17.870 euro si ferma , invece, il reddito dichiarato dai pensionati. Il tipo di reddito più dichiarato in termini di frequenza e di importo, è quello da lavoro dipendente (52,6% del reddito complessivo) seguito da quello dei pensionati (29,3% del reddito complessivo).
    https://www.ilsole24ore.com/art/redditi-valore-medio-21660-euro-autonomi-doppiano-dipendenti-ADm0qDM

    Quindi costoro pur di riconoscere le difficoltà di questo momento, come del resto tutti soffriamo, ma vedere scene di sclero nelle TV di certi ristoratori, dovrebbero farsi un esame di coscienza perché è facile dare le colpe agli altri ma dovrebbero anche farsi un mea culpa.

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