Hamburger vegano si può dire, così ha (non) deciso il Parlamento Europeo

L’hamburger vegano non rischia più, per la UE il nome è corretto

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Hamburger vegano si può ancora dire.

Alla fine, non decidendo, il Parlamento Europeo ha salvato il cosiddetto veggie burger o hamburger vegetale.

Non solo quello, anche bistecca, salsiccia, salame, carpaccio, prosciutto. Insomma, tutti i prodotti che, pur usando nomi associati alla presenza della carne, sono invece a base di sostanze vegetali quali lenticchie, ceci, piselli, spezie o succo di barbabietola.

E pure, non dimentichiamolo, edulcoranti, esaltatori di sapori e coloranti.

I 4 emendamenti presentati da numerosi Paesi, contrari all’uso delle denominazioni perché ritenute ingannevoli dalle associazioni di categoria di allevatori, salumifici e impianti di macellazione, sono stati ignorati dalla Commissione.

In altre parole, per il momento non ci sarà la tanto reclamata distinzione di nomi tra prodotti alternativi e quelli a base di carne. Continueranno a esistere le bistecche vegane e gli hamburger vegetali con buona pace di chi non segue diete vegane o vegetariane.

Le cose, in pratica, restano come sono.

Hamburger vegano

È una (temporanea) vittoria della lobby che fa capo ai principali produttori della cosiddetta “carne finta”, il cui mercato, è bene non dimenticarlo, vale oggi 4,5 miliardi di dollari. Con la prospettiva di arrivare a 6 miliardi entro il 2020, anche in ragione della crescita impetuosa di vegani e vegetariani.

Non a caso, fateci caso la prossima volta che entrate in un supermercato, dietro l’hamburger vegano e tutti gli altri prodotti alternativi, ci sono multinazionali delle dimensioni di McDonald’s e Burger King, Nestlè e Unilever.

Premiato anche il settore dell’associazionismo ecologista, da sempre convinto che quella dell’hamburger vegano sia solo una battaglia dei potentati che vogliono salvaguardare l’industria alimentare.

La (non) decisione fa il paio con quella assunta dal tribunale britannico di Norwich, che, nel gennaio scorso, ha sancito come le convinzioni di vegani e vegetariani siano equiparabili a un credo filosofico o religioso. Pertanto chi non mangia prodotti a base di carne non può essere discriminato.

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