Quelli che il nuovo Dpcm lo sfidano: ristoranti e bar aperti anche dopo le 18

Ristoratori che invitano alla disobbedienza civile

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C’è chi si oppone alle restrizioni del nuovo Dpcm sul coronavirus, che costringono ristoranti, bar, pub, pasticcerie e gelaterie alla chiusura anticipata.

No, niente cortei di protesta, ma “disobbedienza civile”.

È il caso di Paolo D’Amato, proprietario di un bar a Ramacca, in Provincia di Catania, che intende sfidare le disposizioni del Governo restando aperto oltre le 18.

“Sicuramente interverranno le forze dell’ordine”, ha obiettato Open, il quotidiano online diretto da Enrico Mentana che ha intervistato l’imprenditore catanese. La sua risposta? ”Nessun problema, tanto multe non ne pago”.

Poi D’Amato ha raccontato la sua vicenda di capofamiglia con quattro figli a carico, che in seguito al lockdown di primavera ha ricevuto in tutto 1.200 euro. E adesso teme i ritardi accumulati dal Governo in occasione dei tre precedenti decreti. “Quando vedremo i contributi a fondo perduto che stanno promettendo, e soprattutto a quanto ammontano?”.

C’è anche una motivazione sanitaria alla base dell’appello alla “disobbedienza civile. D’Amato, come altri ristoratori che sostengono la sua idea, restano convinti che sia più sicuro un ristorante aperto la sera e che osserva le regole, rispetto ai grandi centri commerciali dove nei fine settimana si affollano le persone.

Anche per questo si sentono abbandonati dallo Stato.

Come, del resto, Umberto Carriera. Titolare di alcuni locali in provincia di Pesaro, ieri sera ha tenuto aperto il suo ristorante “La Macelleria”, nel capoluogo di provincia marchigiano. Dopo aver partecipato a una manifestazione di protesta contro il nuovo Dpcm che prevede la chiusura alle 18, il ristoratore ha invitato alcuni clienti nel locale.

La sua posizione somiglia a quella dell’imprenditore catanese. “Basta, d’ora in poi i miei ristoranti non chiuderanno più. Pagherò i miei dipendenti e se ci sarà il lockdown, sarete tutti miei ospiti gratis. Arrestarmi sarà il solo modo per non vedere aperte le serrande dei miei ristoranti”.

Poco accondiscendente, in questo caso, la risposta del sindaco di Pesaro, Matteo Ricci.

“Ciò che sta accadendo a La Macelleria è gravissimo. Un conto è manifestare legittimamente contro il nuovo Dpcm, altra cosa è fare queste pagliacciate pericolose contro la legge”, ha ammonito su Facebook il primo cittadino.

La serata alla “Macelleria” si è conclusa con l’arrivo dei carabinieri, come preannunciato dallo stesso Ricci.

“Polizia Locale, Polizia di Stato e Carabinieri sono già sul posto e ho chiesto al Prefetto massima durezza contro un atteggiamento inaudito“.

Ma aumentano in tutta Italia gli imprenditori disposti a sfidare lo Stato impugnando i provvedimenti di chiusura da parte delle autorità locali rivolgendosi al TAR.

Il loro ritornello? “Vengano pure a chiudere la mia attività, li aspetto. Mi mettono le manette? Mi arrestano? Ma tanto se mi multano, non pago”.

[Immagine: Resto del Carlino, Pesaro]

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