Ristoranti e nuovo Dpcm: Giuseppe Conte spiega perché lo stop alle 18

I ristoranti chiudono per diminuire le occasioni di socialità e di contagio. Preoccupano i riti più che la mascherina abbassata a tavola

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I criteri che hanno portato alla chiusura dei ristoranti alle 18 in tutta Italia (o quasi) li spiega Giuseppe Conte in una lettera al Fatto Quotidiano.

Migliaia di persone che si chiedono perché mai il nuovo Dpcm ha chiuso bar, ristoranti e pizzerie privando tutti dello svago serale e la motivazione è che si tratta di una risposta razionale.

“Perché razionali sono i criteri che ci hanno ispirato”, scrive il Presidente del Consiglio.

L’obiettivo è tenere sotto controllo la curva dei contagi anche se noi ci saremmo aspettati in tutta ignoranza un ripiegamento deciso e decisivo.

Per raggiungere l’obiettivo del chiamiamolo contenimento, ecco lo smart working e la didattica a distanza nelle scuole secondarie. La “derivata” è alleggerire la pressione sul trasporto pubblico durante il giorno “perché sappiamo che è soprattutto lì che si creano affollamenti e quindi occasioni di contagio”.

È impossibile acquistare in un sol colpo centinaia di mezzi pubblici e quindi la soluzione più immediata è svuotarli quanto più possibile. Ecco spiegata la conseguente chiusura di palestre e piscine.

Quindi non è vero che al Comitato Tecnico Scientifico non sia chiaro che c’è differenza tra autobus e ristoranti. O meglio non c’è perché è riconosciuta la situazione di contagio dei bus e delle metro. Al pari, però, dei ristoranti.

Virgolettato a seguire per i ristoranti.

La chiusura dei ristoranti serve per farci restare a casa

Firenze chiusura ristoranti

“Stessa cosa abbiamo fatto la sera: abbiamo ridotto tutte le occasioni di socialità che spingono le persone a uscire nelle ore serali e a spostarsi con i mezzi pubblici. Uscire la sera per andare al ristorante, cinema o teatro significa prendere mezzi pubblici o taxi, fermarsi prima o dopo in una piazza a bere qualcosa o a incontrarsi con amici abbassando la propria soglia di attenzione e creando assembramenti. Ecco perché abbiamo sospeso le attività di ristoranti, cinema e teatri. Così si è meno incentivati a uscire di casa”.

Non solo: diminuendo le occasioni di socialità, abbassiamo anche il numero di contatti che ognuno di noi può avere, rendendo così più facile fare i tracciamenti nel caso in cui una persona risulti positiva. Senza queste misure la curva è destinata a sfuggirci di mano”.

Possiamo fermarci qui perché il nodo alla gola, per chi ama spignattare a casa e chi se ne guarderebbe andando al ristorante, ci attanaglia.

Per chi volesse approfondire la considerazione che “Ora è il momento della responsabilità” e che non bisogna soffiare sul fuoco del malessere sociale per qualche percentuale di consenso nei sondaggi, il rimando alla lettera completa è qui.

Suppongo che anche voi siete certi delle ricadute economiche che non coinvolgono solo il settore della ristorazione ma si allarga a tutta la filiera agroalimentare. Come al turismo, spettacolo, cultura e palestre.

Giuseppe Conte assicura che arriveranno i ristori per tutti. “Saranno soldi certi e rapidi”, ha scritto in chiusura della lettera.

Speriamo che lo siano come il nuovo Dpcm che alla fine ci induce in una sorta di auto lockdown.

[Immagini: Luca Managlia]

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