McDonald’s: l’hamburger di carne finta salva pianeta si chiamerà McPlant

Debutterà nel 2021 una linea alternativa alle classiche proposte a base di carne

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Succede anche da McDonald’s, come nel 2019 era successo da Burger King con l’hamburger Rebel Whopper.

La più nota delle catene di fast food si è decisa al grande passo. Introdurre dall’anno prossimo nei menù dei suoi punti vendita, una linea alternativa alle classiche proposte a base di carne, dal Big Mac alle crocchette di pollo.

Si chiama McPlant e comprenderà polpette, sandwich e crocchette. Somiglianti nel sapore e nella consistenza ai prodotti che hanno reso McDonald’s un impero, ma preparati senza ingredienti di origine animale.

Queste le parole con cui McDonald’s ha annunciato la novità: “un delizioso hamburger vegetale che ricalca il sapore goloso adorato dai nostri clienti”. A sentir loro, una replica senza carne del Big Mac.

A sviluppare per McDonald’s le ricette del nuovo burger di “non-carne”, composto al 100% da proteine di origine vegetale, è la californiana Beyond Meat. Nella quale –quando era ancora una startup– hanno investito anche Leonardo DiCaprio e Bill Gates.

Si tratta della stessa azienda i cui prodotti sono stati portati in Italia per la prima volta dalla catena di hamburgerie Welldone di Bologna.

Burger King, invece, aveva affidato lo sviluppo della carne finta utilizzata nei suoi panini a Impossible Foods. Altra ex startup ora azienda dai fatturati milionari, i cui laboratori si trovano in California. A guidarla c’è il visionario Pat Brown, una specie di Steve Jobs del macinato.

E mentre i vegani affilano le armi convinti che, per quanto vegetali, le polpettte di McDonal’s verranno cotte sulle stesse griglie degli hamburger tradizionali, mandando in fumo (è il caso di dirlo) la proposta vegana, il colosso del fast food conosce già la linea difensiva.

Promuovere McPlant come la rivoluzione: un burger identico per sapore a quello di carne. Ma per il quale si lasceranno in pace le mucche, salvando, di conseguenza, il pianeta.

Del resto lo sappiamo, quando c’è da salvare il pianeta le multinazionali sono sempre in prima fila.

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