Bottiglia di vino Romanée Conti a 100 mila euro. Vendita record per l’Italia

La cifra strepitosa è stata spesa per il raro formato doppia magnum

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I veri appassionati sanno che più un vino ha fascino, più è difficile da trovare. E più è difficile da trovare, più ha fascino.

Il meccanismo è noto ai battitori delle aste specializzate, come quelli della casa d’aste Bolaffi. Sotto ai loro martelletti è appena passata una doppia magnum di vino Romanée Conti Grand Cru 1990. Che un collezionista italiano non meglio identificato si è potuto permettere di comprare alla cifra record di 100mila euro.

Per inciso, si tratta della singola bottiglia più cara mai venduta in Italia

Il 12 settembre scorso, Giorgio Pinchiorri, patron del ristorante Enoteca Pinchiorri di Firenze, aveva raccolto la bellezza di 3,3 milioni di euro per 864 lotti (2.500 bottiglie) rarissimi e pregiati. La casa d’aste era l’americana Zacky’s.

Non si è ancora spenta l’eco di quella fortunata vendita, che torniamo a parlare di lotti introvabili e incredibile successo dei vini italiani. Toscana e Piemonte in testa, ovviamente, con quotazioni ormai simili a quelle delle grandi etichette francesi.

Tra i migliori risultati figurano infatti un Barolo Monfortino Riserva del 1955 nell’insolito formato “quarto di Brenta” (13,05 litri) che ha totalizzato 20.000 euro. Oltre a una bottiglia di Romanée-Conti Grand Cru del 2004 venduta a 15.000 euro. 

Ma è il cru di un’altra annata del celebre “Domaine” francese ad avere innescato i rialzi più clamorosi. Già nel formato normale il Romanée Conti Grand Cru del 1990, annata prestigiosa, è un’autentica rarità.

Qui parliamo invece di una doppia magnum, importata in Italia mediamente una volta ogni dieci anni.

Vino romanée conti

L’asta, che ha ottenuto un risultato totale di 835.000 euro, con il 99% dei lotti venduti e quasi 500 partecipanti da tutto il mondo, è solo l’ultima di una serie fortunata andata in scena nel 2020.

Anno disgraziato per la diffusione del Covid ma, incredibilmente, il migliore di sempre per le aste dei vini. È probabile che i ristoranti chiusi, nonché l’isolamento in casa durante i lockdown, abbiano spinto i collezionisti e gli amatori più facoltosi a sfogare la propria passione investendo in grandissime bottiglie.

Difficile pensare che abbiano speso tanto per consolarsi di un anno nerissimo bevendole.

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