Foie gras via dai supermercati italiani. Vittoria animalista, ma così è troppo

Le immagini del gavage disgustano anche noi. Ma mostrare solo i video dei peggiori allevamenti sembra più una tecnica di marketing che la realtà

Con l’adesione del marchio Iper il foie gras sparisce dagli scaffali dei supermercati italiani.

Le altre catene della grande distribuzione avevano già aderito alla campagna #ViaDagliScaffali promossa nel 2015 da “Essere Animali”, ong ambientalista molto attiva su questo fronte.

Il risultato è che oggi, ad avere eliminato le pregiate confezioni di foie gras dalle scorte, sono quasi 13.000 supermercati italiani. Da Eataly a Conad, da Esselunga a Carrefour. Per tacere delle migliaia di piccoli negozi che hanno fatto altrettanto.

Per i lettori di Scatti di Gusto, ma per tutti i buongustai compresi numerosi chef stellati, la specialità francese è un burro dalla consistenza vellutata che incrocia stati apparenti: quasi liquido, quasi solido, quasi sapido, quasi dolce.

Per i gourmet d’Oltralpe, poi, il paté di fegato grasso (fegato nel senso che proviene dal fegato di oche o anatre, grasso perché l’alimentazione degli animali viene forzata), vale tanto quanto lo Champagne. O il Rochefort. O che ne so, Kylian Mbappé.

Allora, dove sta il problema? Nel gavage.

Foie gras: cos’è il gavage

Foie gras

Una pratica che costringe gli animali a ingerire mangime attraverso tubi lunghi 25/30 cm conficcati in gola, per un periodo che va da 10 a 21 giorni.

La liceità del gavage, indispensabile per la trasformazione del fegato grasso in patè e creme, è molto discussa perché dolorosa per gli animali. Al punto che la produzione di foie gras non è più legale in numerosi paesi.

Le conseguenze della pratica sono state testimoniate decine di volte, spesso per mezzo di incursioni non autorizzate delle ong animaliste negli allevamenti. Convulsioni, cirrosi, asfissie, convulsioni, becchi tagliati, morte degli animali.

Non succede sempre. Anzi, da quando il foie gras è diventato un argomento divisivo, il gavage è spesso meno crudele e comunque non dannoso per la salute di oche e anatre.

Comprensibilmente, la notizia della sparizione da supermercati e negozi del foie gras ha reso orgoglioso il mondo animalista. Sulla scorta delle immagini mostrate, la campagna di “Essere Animali” è riuscita di fatto a stoppare le vendite di fegato grasso in Italia. Il mercato del prodotto si è ulteriormente ristretto.

Tuttavia, far vedere solo i video dei peggiori allevamenti, somiglia più a una tecnica di marketing che alla realtà. Dovremmo forse proibire la vendita delle uova per lo spazio angusto in cui sono costrette le galline in certi allevamenti lager?

Siamo anche noi disgustati davanti alle immagini del gavage più crudele. Ci chiediamo però se rubricare tutta la produzione di foie gras come male del mondo non sia fuorviante. Forse anche manipolatorio.

1 commento

  1. “Dovremmo forse proibire la vendita delle uova per lo spazio angusto in cui sono costrette le galline in certi allevamenti lager?” Certo!!!! E succederà! È il futuro…la risposta è che dobbiamo smetterla con lo sfruttamento animale soprattutto quello intensivo per un punto di vista ambientale etico e salutare. Il covid dovrebbe aver insegnato a tutti che il trattamento sconsiderato che l’uomo perpetra nei confronti degli animali in certe tipologie di allevamento è una bomba ad orologeria in fatto di virus. Aver vietato il foie gras è un passo avanti nel progresso culturale del nostro paese.

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