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Le stelle Michelin in Italia dal 1959: tutte le date e i nomi dei 1324 ristoranti

La data delle prime stelle Michelin in Italia è il 1959: un libro elenca tutti i ristoranti stellati d'Italia per anno, regione e città

Notizie

Le Stelle Michelin in Italia elenca tutte le date dei ristoranti insigniti dalla Rossa. Sottotitolo, appunto, Enciclopedia dei ristoranti stellati italiani dal 1959 al 2021. Un (enorme) volume redatto e pubblicato da Manfredi Nicolò Maretti.

Maretti (classe 1993, editore in Imola) ha raccolto e ordinato per data i 1324 ristoranti d’Italia che, dal 1959 al 2021, si sono fregiati delle stelle Michelin.

Sono 1194 pagine di date, nomi di ristoranti, regioni, città, stelle Michelin. E, come ha ripetuto Paolo Marchi alla presentazione, nessun testo da leggere.

In realtà, un po’ di testo c’è. Tra frontespizio, colophon, presentazioni, pre e post fazioni, interventi, una ventina di pagine.

Se Paolo Marchi, nella sua Prefazione, delinea rapidamente i pregi (e difetti) della Rossa, tocca a Fausto Arrighi, già direttore dell’edizione italiana, tracciarne la storia. Maurice von Greenfields racconta invece la ristorazione tristellata italiana, e ad Antonio Santini spetta il compito di chiudere il volume con una postfazione.

Le curiosità

In queste pagine troviamo quel tanto di aneddotica e di storia che rendono il volume un compendio prezioso.

Paolo Marchi ci ricorda che delle prime stelle Michelin assegnate in data 1959 (r)esiste ancora Arnaldo, la Clinica Gastronomica di Rubiera.

Fausto Arrighi, ex-direttore della Rossa, ci ricorda un’altra data, il 1900, anno di nascita della Michelin in Francia, ancora senza stelle. Arriveranno solo nel 1926, a segnalare le tavole degne di nota. “Offerta graziosamente agli autisti”, in quegli anni in cui l’Automobile era ancora un oggetto raro, la Guida dava indicazioni utili. Gommisti, distributori di benzina, meccanici, a poi appunto alberghi e ristoranti. In Italia arriverà nel 1956, fermandosi però ai ristoranti di Toscana.

Un’altra data segnalata da Arrighi, il 1977, anno in cui entra a far parte degli assegnatori di stelle Michelin. Ma dopo le date, Arrighi ci guida in un veloce percorso dal cuore stellato attraverso le tavole e gli chef della nostra penisola.

Tutte (e solo) le date delle stelle Michelin italiane

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Ma com’è questo volume (anche nel senso più proprio e ‘voluminoso’ del termine: ripetiamo, 1194 pagine) al di là degli scritti che lo accompagnano?

Già detto: una successione di date e di stelle Michelin, senza nessun commento, o informazione. Divise per anno e per regione, in ordine di città (come la Michelin).

Sicuramente una mole di informazioni utili per chi, come noi, scrive quotidianamente di ristoranti. Soprattutto perché la Guida Michelin, e il sito, fotografano la situazione presente, senza dare prospettive storiche. Ovvero, senza dire in quale data un ristorante ha avuto la prima stella Michelin, quando le successive. Quando le ha perse o riguadagnate.

Informazioni peraltro difficili da recuperare anche per chi possieda il volume: per trovare i dati che ci interessano, bisogna sfogliare pagine e pagine. Possiamo sapere, o immaginare, che Gualtiero Marchesi abbia avuto la prima stella Michelin in una data attorno agli anni Settanta / Ottanta. Ma dovremmo sfogliare, per ritrovarla, tutte le pagine dal 1970 in poi, per scoprire che era il 1977.

Pur essendo fautori a oltranza del libro a stampa, in questo caso ci troviamo nella condizione di dire, a malincuore, non ci siamo. Questa enorme ed encomiabile mole di lavoro avrebbe trovato una collocazione ottimale online: la consultazione sarebbe stata molto più semplice e rapida. Partendo dal nome del ristorante, si rintraccerebbe subito la data della prima stella Michelin, e a seguire il resto.

Da un libro del genere invece mi sarei aspettato un racconto vero e proprio. Nomi di chef, indirizzi, storia, aneddoti, menu o piatti distintivi – cose così, che vadano oltre l’elenco puro e semplice. E che possano attrarre più lettori comuni, oltre agli appassionati statistici e i gastromaniaci.

Diciamolo: per avere qualche info in più sulle novità stellate, o sulle aspirazioni degli chef, potete sempre consultare Scatti di Gusto.

La presentazione di Le Stelle Michelin in Italia a Identità Milano

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Presentazione in pompa magna del volume a Identità Milano in via Romagnosi. Ho potuto sfogliarlo – ma, sopraffatto dalla mole di pagine, date e stelle Michelin, l’ho deposto. Dopo essermi comunque accertato che di testo ce n’era ben poco.

Alla presentazione come è ovvio l’autore ed editore Maretti, e il padrone di casa e prefatore Paolo Marchi. Ospiti, due grandi, no, enormi nomi della ristorazione stellata in Italia (e non solo). Da Vittorio e Dal Pescatore. La Signora Bruna Cerea (le maiuscole ci stanno tutte), con la figlia Rossella, capostipite col marito Vittorio di una stirpe di ristoratori a Brusaporto. E Antonio Santini, postfatore del volume.

I loro interventi (e gli aneddoti) sono stati davvero una lezione di ristorazione ma anche di storia, e di passione.

Sono intervenuti anche i milanesi Claudio Liu con Takeshi Iwai (Aalto, 1 stella Michelin), e Davide Oldani (D’O, 2 stelle Michelin e stella Verde). Oltre ad Alberto Bettini, chef del ristorante Da Amerigo di Savigno.

Con loro, un testimone storico del firmamento tristellato mondiale, Maurice von Greenfields, alias Maurizio Campiverdi, assiduo frequentatore di tavole tristellate mondiali. Suo il volume Tre Stelle Michelin. Enciclopedia dell’alta ristorazione mondiale con la storia dei 286 ristoranti tristellati dal 1933 al 2020. Anch’esso edito da Maretti, contiene appunto il racconto dei tristellati mondiali assieme alle date di assegnazione delle stelle Michelin. Molti dei quali, va detto, visitati personalmente.

A Greenfields/Campiverdi si deve un excursus personale, a fine volume, che definisce velocemente gli 11 tristellati d’Italia. Poche righe ciascuno che rendono l’emozione e la poesia delle stelle Michelin in Italia al di là delle date.

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati]




Di Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da oltre 40 anni. Legge compulsivamente da oltre 50 anni. Mangia da oltre 60 anni. Racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non, da una decina d'anni. Verrà ricordato per aver fatto la foto della pizza di Cracco.