Forse l’ho già detto: lo stare a Milano, il cercare di seguire gli innumerevoli episodi della ristorazione milanese, a volte ti fanno pensare che il mondo, quello che importa, sia tutto qui. E non pensi mai a uscire e andare oltre le tangenziali: non hai tempo, e non pensi che ne valga la pena.

Prendiamo Monza, e prendiamo la pizza: qualcuno ha mai pensato di andare in  pizzeria a Monza? Magari da Rossopomodoro – e perché mai, ce ne sono già tante qui in città…

E invece vale la pena di pensarci, e di andarci. A provare le pizze di Luigi Maimone, il “pizzaiolo residente” – che sono sì quelle del menu “classico” di tutti i Rossopomodoro, e già questo sarebbe una garanzia; ma hanno un qualcosa in più, vuoi l’aria di Monza, vuoi – più probabile – la mano del pizzaiolo.

Maimone ha iniziato a lavorare in pizzeria da ragazzino, a 15 anni (esattamente 30 anni fa a luglio), rispondendo come da tradizione partenopea alla domanda-trabocchetto “vuo’ imparà?”, ed è con Rossopomodoro da vent’anni – dopo essere stato da Michele, al Trianon, e alla pizzeria Gorizia 1916 con Salvatore Grasso.

La pizzeria Rossopomodoro di Monza, invece, ha appena riaperto, dopo qualche mese di chiusura e di lavori di ristrutturazione, con il nuovo fortunato formato “Come un giorno a Napoli”, che comprende quindi anche una cucina, partenopea, e che vi abbiamo già raccontato in occasione dell’apertura sotto questo nuovo motto di Rossopomodoro in viale Sabotino.

Mi piace l’idea di rendere napoletane, e moderne, e anche “casa”, le pizzerie del gruppo Sebeto: sono stato anche in quella di largo La Foppa, e ho ritrovato la stessa atmosfera di Sabotino – e l’ho ritrovata a Monza.

Siamo sul viale che porta alla Villa Reale – eppure siamo a Napoli. Ce lo dice l’ambiente, il personale (a dirigere la sala, Jacopo Autieri), e ce lo dicono le pizze. Che sono classiche, che hanno buoni-buonissimi ingredienti selezionati con cura, che non hanno il cornicione né lievitazioni-monstre (24/32 ore a temperatura ambiente, impasto tradizionale napoletano, farina Mulino Caputo Saccorosso), e che sono veramente buone.

E che sono risultate – parola del mio amico e collega Massimo D’Alma, che mi ha accompagnato – “fragranti, morbide, bilanciate nei condimenti” – io aggiungerei un classico mio, “buone molto buone buonissime”.

Margherita. L’unico errore di questa Margherita, peraltro grave, a mio modo di vedere, è stato quello di prenderne una in due: sarebbe stato il caso di prenderne due per uno, altro che. Pomodoro Roma, fiordilatte, basilico. 7 €.

Marinara. A voler ben vedere, anche di questa avremmo potuto tranquillamente prendere una a testa. Pomodori San Marzano Dop, aglio, origano, olio evo della Penisola Sorrentina Dop, basilico. 6,50 €.

Le pizze vanno dai 6,50 agli 11,50 €; solo due, con impasto integrale, arrivano a 13,50/14,50 €.

Calzone. Ottimo il calzone – mi fa osservare Massimo che è in stile napoletano, molto ricco nel ripieno, non “gonfio” per permettere al ripieno di cuocere più agevolmente nel forno. Pizzicato al bordo, per rendere il calzone a tenuta stagna, cosparso di pomodoro, e infornato. Ricotta di bufala, salame Napoli, mozzarella, pomodoro Roma, pepe. 9 €.

Devo aggiungere che ne avrei mangiato uno intero? No, non mi sembra il caso. Sarebbe un pleonasmo.

In realtà era un sacco di tempo che non mangiavo un calzone – distratto da margherite e marinare, lievitazioni e ingredienti gourmet, da un lato, e dall’altro dal ricordo di calzoncioni collinari contenenti un’intera dispensa di ingredienti (la norma dell’era pre-pizza contemporanea).

Ci siamo concessi anche una fetta di pastiera, visto che è di stagione, e che la fanno loro. Buona, anche questa.

Che dire? Che torneremo a Monza, è sicuro; che Luigi sia uno dei pizzaioli di punta di Rossopomodoro, anche.

Rossopomodoro Monza. Via Carlo Cattaneo, 28. Monza. Tel. +39 0399005165.

[Immagini: Massimo D’Alma]

 

Per vedere più Scatti di Gusto su Google, aggiungici alle fonti preferite
Emanuele Bonati

Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da quasi 50 anni. Legge compulsivamente da sessant'anni. Mangia anche da oltre 60 anni – e da una quindicina degusta e racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non. Tuttavia, verrà ricordato (forse) per aver fatto la foto della pizza di Cracco.

Nessun commento

Non ci sono ancora commenti