Neuchâtel in Svizzera è uno di quei posti che rendono l’utopia una faccenda credibile. Il lago, la luce, quella bellezza composta che sembra avere già risolto buona parte dei problemi della vita. Viene voglia di trasferirsi. Poi ci si ricorda di essere italiani e si comincia a cercare qualcosa da mangiare. Francesco Pone con la sua pizzeria deve aver intercettato il pensiero.
Conclusa ad aprile 2026 l’esperienza di Zurigo, il pizzaiolo napoletano cambia città e riprende il discorso. E apre all’interno del Neuchâtel City Hotel, nella Svizzera francese. Porta con sé una brigata giovane, ingredienti campani e un’appartenenza dichiarata già nell’insegna. I Figli di Napoli possono allontanarsi parecchio. La questione delle origini continua a presentarsi a cena.
Anche il locale trova una propria misura: tavoli in legno dalle venature marcate, sedute nere con schienali in paglia di Vienna, pareti chiare lavorate a contrasto con il soffitto scuro. Le lampade a sospensione disegnano una luce calda; la bottigliera a vista e il banco bar danno profondità all’ambiente. Un’eleganza informale, da bistrot contemporaneo, con un’apparecchiatura essenziale che lascia respirare la tavola. Napoli si prende la libertà di stare bene anche senza mettersi in costume.
Per l’inaugurazione del menu accanto a Pone c’è Pasquale Palamaro, chef dell’Indaco dell’hotel Regina Isabella di Ischia, una stella Michelin. Tra i due, un territorio comune abbastanza ampio da consentire deviazioni, incontri e qualche piacevole sconfinamento.
Francesco Pone, da Zurigo alla nuova pizzeria di Neuchâtel

Pone inizia a fare il pizzaiolo a 25 anni, lasciando il lavoro di autista. L’incontro con Diego Vitagliano contribuisce alla sua formazione. Seguono i riconoscimenti, le esperienze svizzere e le classifiche internazionali: nel 2025 Da Pone raggiunge il diciannovesimo posto europeo e il novantasettesimo mondiale di 50 Top Pizza, confermando il riconoscimento di migliore pizzeria della Svizzera già ottenuto nel 2024.
Le classifiche fanno curriculum. Le perfomance, però, ricominciano sempre da zero.
A Neuchâtel il progetto mantiene una precisa geografia gastronomica.
Pone propone pizze aggraziate, vanitose il giusto, nelle quali la memoria napoletana convive con una sensibilità contemporanea. La base è un impasto diretto, con una goccia di pasta di riporto e quattro tipologie di grani. La questione gastronomica si gioca poi nel rapporto con il condimento: quanto spazio lasciare, quanta intensità sostenere, dove introdurre una variazione.
La sua Napoli si riconosce nei sapori, ma accetta di cambiare prospettiva.
Quanto costa la pizzeria Da Pone a Neuchâtel

Oltre alla degustazione inaugurale, la carta accompagna la giornata dalla colazione alla cena: cornetto e cappuccino, formule con uova e avocado, poi una cucina di riconoscibile impronta italiana. Ci sono bruschette, montanare e fiori di zucca; tra i primi, aglio e olio, gnocchi alla sorrentina, carbonara e spaghettoni alla Nerano.
La pizza resta il centro della proposta, articolata tra classiche, premium e versioni Crunch, con abbinamenti che arrivano al lardo d’Arnad, alle alici di Cetara e alla tartare di gamberi di Mazara. In chiusura, tiramisù, babà, cheesecake e straccetti dolci da condividere. Una carta ampia, che affianca alla ricerca di Pone il conforto di piatti familiari.
Quanto al conto, la geografia torna a farsi sentire: 18 franchi svizzeri per la Margherita (19,50 €), 26 per la Margherinara (28 euro e spicci) e 28 per l’Oro di Napoli (30,50 €). Le premium si muovono tra 28 e 29 franchi tra 30,50 € e 31,50 €), le Crunch tra 33 e 36 (circa 36 e 40 €). I primi costano da 23 a 28 franchi (25-30 €), i dessert individuali da 12 a 15 (13-16 €).
La cena stampa inaugurale in breve

La cena inaugurale della pizzeria Da Pone restituisce due personalità riconoscibili. Palamaro firma piatti eccelsi, con una cucina brillante e meticolosa, capace di governare la ricchezza e dare una funzione alla tecnica. Pone mette a fuoco una pizza sentimentale e contemporanea, che conserva le proprie radici e si concede nuovi accenti.
Il progetto di Neuchâtel andrà seguito nella quotidianità, quando il servizio avrà preso il proprio ritmo e la serata inaugurale sarà diventata un ricordo. Le premesse meritano attenzione.
Fuori c’è il lago, con quella promessa sfacciata di vita migliore. Dentro, intanto, Napoli ha trovato un altro indirizzo. Che ora vi racconto.
Palamaro comincia in miniatura. Quattro assaggi, quattro modi di mettere a fuoco il Mediterraneo. La mano è meticolosa, il pensiero brillante. C’è una precisione che si vede prima ancora di mangiare: proporzioni, superfici, piccoli dettagli. Il gusto, però, deve assumersi la responsabilità di tanta grazia.
La degustazione con Pasquale Palamaro: il mare alla pizzeria Da Pone

Alice marinata e ricotta, Idea di Marinara, Tartelletta di ricciola, Bavarese di tonno
La lisca di colatura di alici, ricotta e alice marinata è il manifesto dell’apertura. La forma scherza con lo scarto, mentre l’abbinamento lavora sulla sostanza: la ricotta offre una pausa lattica alla concentrazione sapida della colatura e al carattere dell’alice. Il mare torna due volte, con intensità differenti. La ricotta fa da raccordo, evitando che il discorso diventi un monologo salino. Un boccone piccolo, con un’idea precisa.
L’Idea di Marinara affronta un esercizio più sottile: conservare l’identità di una preparazione cambiandone la struttura. La base di albume e acqua di pomodoro sposta l’attenzione dall’impasto alla componente aromatica. Origano, basilico e alice ricostruiscono il riferimento attraverso profumi e sapidità. La marinara rimane riconoscibile anche privata del suo sostegno abituale. Una citazione intelligente, particolarmente pertinente a pochi metri da un forno.
La tartelletta di ricciola, barbabietola e limone introduce un registro più delicato. Il guscio dà una cornice alla tartare; la gelatina di barbabietola aggiunge una dolcezza vegetale, quasi terrosa, sulla quale il limone interviene con una necessaria tensione acida. È l’assaggio che richiede più misura: la ricciola ha una voce discreta e la barbabietola, quando prende confidenza, tende a occupare la conversazione. L’interesse della composizione è proprio in questo rapporto tra delicatezza e carattere.
Più rassicurante il riferimento della bavarese di tonno e cannellini con cipolla rossa. Palamaro prende un abbinamento popolare e ne lavora la consistenza: tonno e legume confluiscono in una struttura morbida, mentre la cipolla introduce una discontinuità aromatica. Il piatto conserva la familiarità del punto di partenza, ma acquista una precisione diversa. Tonno e fagioli meritavano questa occasione mondana.
L’antipasto di mare

Calamaro farcito, fonduta di provola, pomodoro affumicato, olive di Gaeta dry
L’Arancino di mare è uno dei passaggi più ambiziosi alla pizzeria Da Pone. Il calamaro farcito incontra la fonduta di provola, il pomodoro affumicato e le olive di Gaeta: una costruzione che mette insieme dolcezza marina, componente lattica, fumo e sapidità.
La provola ha una funzione strutturale, lega e amplia; il pomodoro affumicato introduce profondità, mentre l’oliva porta un accento più scuro, amaricante. Il calamaro deve mantenere il centro di un piatto nel quale i comprimari hanno tutti un discreto temperamento.
Qui emerge la meticolosità di Palamaro. La complessità ha una direzione, gli ingredienti partecipano a un’idea riconoscibile. Il richiamo all’arancino introduce una memoria golosa e popolare, poi la cucina la sviluppa con libertà. Un piatto eccellente, che ha il coraggio della ricchezza.
Spaghettino Mediterraneo: la sapidità si fa architettura alla pizzeria Da Pone

Colatura di alici, burro di bufala, Parmigiano Reggiano DOP Vacche Rosse 24 mesi, evo
Lo Spaghettino Mediterraneo è il passaggio più dichiaratamente tecnico. Colatura di alici e nero di seppia, lavorati in sferificazioni, concentrano il versante marino; burro di bufala e Parmigiano stravecchio costruiscono una base ricca, nella quale la sapidità trova ulteriore profondità. La curcuma introduce una sfumatura speziata e terrosa.
Il nodo gastronomico è interessante: burro e formaggio possono avvolgere il mare fino a renderlo indistinto. Le sferificazioni rispondono proprio a questa possibilità, distribuendo la componente marina in nuclei separati, anziché affidarla a un condimento uniforme.
La tecnica ha quindi una funzione nella lettura del boccone. Il piatto alterna, concentra, mette in relazione. Palamaro mostra alla pizzeria Da Pone una cucina capace di ragionare sull’intensità, assumendosi il rischio di accostamenti importanti. Il diminutivo “spaghettino” è l’unica concessione alla modestia.
Le pizze di Da Pone: nostalgia con libertà di movimento
Dalla cucina al forno, il filo della serata resta riconoscibile. Pone lavora su una memoria più domestica, attraversata da ragù, scapece, pomodoro e formaggi campani. Le concede però libertà di movimento: il vegetale acquista spazio, gli agrumi intervengono sugli equilibri, il mare trova posto sul padellino.
Neuchâtel Evergreen

Crema di spinaci, fiordilatte, Parmigiano, misticanza marinata con lime, acqua di limone, evo
La Neuchâtel Evergreen lavora su due espressioni del vegetale. La crema di spinaci costruisce il fondo, morbido e sostenuto dalla componente lattica di fiordilatte e parmigiano; le insalate e la valeriana introducono invece la dimensione fresca, mentre lime e acqua di limone cercano uno slancio agrumato.
L’idea più interessante della proposta della pizzeria Da Pone è questa doppia lettura del verde: parte integrante della struttura e, insieme, elemento che la movimenta. Il rischio sarebbe una sovrapposizione tra pizza e insalata. La riuscita del progetto dipende dalla loro continuità, dalla capacità del condimento fresco di entrare nel boccone anziché restargli appoggiato sopra.
È la proposta più apertamente contemporanea del percorso, con un’identità costruita intorno al vegetale e alla ricerca di leggerezza gustativa.
La pizza con il ragù che non è timido

Ragù, ricotta di fuscella, maggiorana, evo
La pizza Ragù Nascosto cambia temperatura emotiva. Qui entrano la concentrazione del ragù, la dolcezza lattica della ricotta di fuscella e il profilo aromatico della maggiorana.
La ricotta ha un compito importante: attenuare la densità del condimento e dare respiro a una preparazione che porta già con sé una lunga storia di cotture e sapori. La maggiorana introduce un dettaglio più sottile, capace di spostare l’attenzione dalla sola ricchezza alla dimensione del profumo.
È una pizza che affronta la memoria domestica con strumenti semplici. Il ragù offre profondità, la ricotta distende, l’erba aromatica cambia l’ultima parola. Napoli, qui, si riconosce senza consultare l’insegna.
La pizza omaggio a Diego Vitagliano

San Marzano, pomodorino confit, mozzarella di bufa, origano, evo
La Margherinara concentra il lavoro sul pomodoro. Il San Marzano costituisce il riferimento principale, il confit ne sviluppa il lato più dolce e concentrato. La bufala aggiunge ricchezza lattica; l’origano imprime una direzione aromatica netta.
L’accostamento di margherita e marinara potrebbe risolversi in una facile somma. L’interesse sta invece nelle proporzioni: la bufala deve convivere con il pomodoro senza attenuarne troppo il carattere, mentre il confit deve ampliare il gusto senza spostarlo interamente sulla dolcezza.
È una pizza apparentemente immediata, che espone molto la mano di chi la prepara. Con ingredienti così riconoscibili, ogni eccesso avrebbe nome e cognome.
Il padellino con ricciola e scapece

Tartare di ricciola, zucchine alla scapece, maionese al lime
Nel padellino il centro del ragionamento è l’acidità.
La scapece porta una componente acetica e vegetale; il lime aggiunge un’espressione agrumata, sostenuta dalla parte grassa della maionese. La ricciola si colloca tra queste due spinte e richiede delicatezza: il condimento deve valorizzarne il gusto senza trasformarla in un semplice supporto.
È il passaggio che più avvicina Pone al linguaggio della cucina. La pizza diventa una composizione di elementi con funzioni distinte e la scapece le dà un’appartenenza precisa. Un riferimento campano che conta più di molte dichiarazioni d’intenti.
L’Oro di Napoli alla pizzeria Da Pone

Fiordilatte, pomodorini gialli confit, Provolone del Monaco, salame piccante, evo
Chiudere sul registro della generosità. Il pomodorino giallo confit offre una dolcezza pronunciata, il provolone del Monaco aggiunge profondità casearia e carattere, il salame piccante introduce una spinta che contrasta la tendenza morbida dell’insieme. Il fiordilatte fa da raccordo.
È una costruzione estroversa, nella quale la piacevolezza nasce dal confronto tra dolce, sapido e piccante. Il provolone è l’ingrediente decisivo: dà spessore e impedisce che tutto si risolva nell’immediatezza del pomodoro e del salame.
Pone si concede una pizza più espansiva, meno incline alla sottrazione. Anche questo appartiene alla sua idea di Napoli: eleganza e appetito possono tranquillamente sedersi allo stesso tavolo.
Da Pone Neuchâtel | Francesco Pone. Av. de la Gare 15, 2000 Neuchâtel, Svizzera. Telefono: +41 32 724 55 55. Instagram









Nessun commento