Il Crescent, la monumentale costruzione opera di Ricardo Bofill a Salerno o si ama o si odia. L’enclave neo-classica che ritaglia Piazza della Libertà è stata una sorta di deserto affacciato sul mare e sulle prime propaggini della Costiera Amalfitana. Lo scontro con le forme organiche della Stazione Marittima non lasciano alternative nella classificazione del bello. Ma ora a provare a rivitalizzare il piano terreno del Crescent è arrivato il ristorante Pescheria della combo Esposito-Guariglia.
Che qui ha deciso di traslocare da Corso Garibaldi il ristorante di pesce più gettonato della città. L’unico in grado di fare concorrenza a se stesso, cioè al Bistrot di Pescheria. Altro quadrante della città, accanto alla monumentale cittadella giudiziaria disegnata da David Chipperfield, che ha issato il vessillo Bib Gourmand della Guida Michelin (pescheria invece dovrà confermare la citazione a seguito del trasloco)
Un vantaggio è innegabile: c’è il grande parcheggio nelle fondamenta del Crescent e quindi gli affezionati dell’insegna non dovranno più tribolare per sistemare l’auto. L’effetto 1 del trasloco di Pescheria al Crescent è questo.
Ma poi ci sono gli spazi, finalmente ampi in sala e in cucina che danno alla brigata guidata da Luigi Iapigio la possibilità di esprimersi al meglio. A una settimana dall’apertura, il vantaggio è già tangibile. Non solo per chi siede in sala – il disegno è di Marco Falconio – ma anche per chi lavora tra acquari, banco del pesce e fornelli. C’è addirittura lo spazio per il servizio al gueridon. Ben sfruttato con uno dei piatti novità.
Un ristorante di pesce elegante a Salerno

L’ambientazione ora è internazionale: Pescheria diventa un ristorante che potrebbe stare benissimo a Milano o a New York con i suoi toni della terra, eleganti, e con le foto di Helmut Newton alle pareti. Salerno prova a sdoganarsi dal dominio della Napoli turistica e qui lo fa sparigliando le carte.
Un sacrificio sull’altare del topos e del genius loci che però non tradisce le aspettative nel piatto. In sintesi, pesce locale, una carta che parla di territorio e mare nostrani, una scelta di pesce che potrà soddisfare tutti. Chi cerca la chicca hyper local e chi non vuole rinunciare alle ostriche francesi.

La carta è quella che parla subito in maniera diretta. Solo due pagine per riassumere un percorso che ha portato Pescheria ai vertici della ristorazione di mare. Ristorante votato al mare e sul mare. Bello come non diresti guardando il Crescent. Un mezzo miracolo insomma. Che diventa intero e pieno perché al piano superiore è nato – quindi vera nuova apertura – anche il ristorante sushi in fusion con il Mediterraneo Oma.
Tradotto in termini pratici, non avete solo la scelta tra tradizione e moda (corroborata anche dalla possibilità del Bistrot di Pescheria e della nuova Trattoria di Pescheria che occupa i locali di Corso Garibaldi), ma anche quella di festeggiare ricorrenze. Si sentiva la mancanza di uno spazio flessibile e adattoa questo utilizzo.
A parlare, però, sono sempre i piatti.
Come si mangia al ristorante Pescheria ora al Crescent

E Luigi Iapigio non si tira indietro inanellando una serie di antipasti che sono il pezzo forte di Pescheria anche al Crescent.

Il caviale è quello italiano di Giavieri accompagnato dai blinis fatti in casa come il burro montato che vi dà scelta tra purezza e abbinamento (20 grammi, 110 euro). Qui rinforzato da Franciacorta Annamaria Clementi.
E poi la ventresca di tonno in sfoglie sottili e appaganti (35 €).

Per chi non ama le mezze misure, i gamberi rossi sono della vicina Punta Licosa (il legame con il Cilento e con il ristorante Il Veliero sul porto di Acciaroli è sempre fortissimo).

Taglia XXL anche per gli scampi che si inarcano nel piatto.

Chilometro zero, ma quando è possibile. I ricci – fantastici – arrivano dalla Galizia. E se siete amanti del genere non potranno passarvi inosservati.

Insieme al Giulio Ferrari dei Fratelli Lunelli che sono un ottimo accompagnamento di sottofondo. Forse il migliore per seguire le onde di questo mare in tempesta di sapori.

Tartare di tonno rosso maionese al cappero e spugna di pomodoro (25 €). Anche qui il condimento accompagna senza sovrastare e il connubio è azzeccato.

Bene benissimo come con la tartare di ricciola dal morso sincero e senza paura di doversi nascondere. Pesce che canta con l’acqua di pomodoro, il gel di basilico e la terra di olive (28 €).

Spettacolare il “gazpacho verde” che ancora una volta mette in risalto il pescato: una signora spigola tagliata a mestiere (28 €).

Volete alzare l’asticella? Catalana di aragosta sempre di questi mari con i pomodorini a rendere il boccone ancora più fresco e suadente. Plus, le uova. Ghiottoneria per intrepidi naviganti dei ristoranti di pesce. Da pescare (e pesare) alla vasca dedicata.
La pasta dei pescatori a Pescheria Crescent

Sui primi piatti non c’è storia. Luigi Iapigio è maestro indiscusso dell’arte di mettere insieme pesce e pasta.
Ora si sono inventati – in realtà lo avevano pensato per Il Veliero di Acciaroli – la pasta dei pescatori (per 2 persone almeno, 30 euro cadauna). “Come un tempo sulle barche, cosi ora ai tavoli di Pescheria. La pasta fumante e il sugo di mare che i pescatori preparavano con la prima colata delle reti in un piatto che celebra la Dieta Mediterranea: saporito e profumato con il basilico delle colline salernitane”.

Così recita il menu che per coloro che sono saliti su una barca di pesca, quelle vere non quelle da Instagram, era la pasta che i pescatori si preparavano a bordo con la prima cala delle reti. Tutti pesci più piccoli e meno appetibili per la vendita fdinivano nel calderone della zuppa. Che Iapigio riproduce con una trentina di pesci di diverse specie. Un sugo leggero, fresco e saporito che sta benissimo con i tubetti lisci. Proprio come si usava una volta. Qualche dubbio che bevessero Dom Perignon Vintage. Ma ci sta benissimo.
Un piatto che da solo vale la tappa e non solo per il servizio con zuppiera al tavolo.
Gli spaghetti cacio cozze e tartufo

E poi – finalmente – il cult del Veliero. Spaghettoni cozze cacio e tartufo (35 €). Il diretto sulle vostre papille con la cozza ched anche se non è il periodo migliore, è selezionata con cura. Non potete rinunciare ed ora che nel ristorante elegante è caduto il tabù della cozza plebea approfitattene. Qui vedete solo un assaggio, ma la porzione è da traversatori di Scilla e Cariddi. Più di 100 grammi di bontà indimenticabile.
Alziamo bandiera bianca anche se conosciamo bene il valore di una frittura di Pescheria che al Crescent non può che stare più comoda.

Giusto un assaggio di dolci con i gelati che sono l’altra passione di Luigi Iapigio.

Scodellati sul momento con il caffè che arricchisce spesso i cornetti al Veliero di Acciaroli. Ah ecco, giusto. Segnate la data: il 29 maggio riaprono per la stagione estiva sia Il Veliero fratello di Pescheria che Il Borgo germano di Bistrot. È sempre tempo di mare e di ottimi piatti di pesce.
Quanto costa Pescheria al Crescent
Difficile trattenersi dall’assaggiare diversi antipasti crudi e cotti. Con un primo piatto e senza eccedere si spendono circa 100 euro a persona. Per il bere la carta redatta da Isidoro Menduto offre moltissime possibilità.

Voto: 9,5/10
Pescheria Salerno. P.za della Libertà, 1, 84100 Salerno SA. Telefono: 089 995 5823. Instagram









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