Un’Americana ti Parla. La guida definitiva agli hamburger di New York

Ed ecco fresca fresca una rubrica curata da Katie Parla, l’Americana a Roma, che è sempre in giro per l’Europa e gli Stati Uniti a degustare cibi e a provare ristoranti e altri luoghi del cibo. Sarà lei a condurci Oltralpe e Oltreoceano, ma anche Oltretevere. (V.P.)

Quindici anni fa, la movida notturna nel Meat Packing District, una frazione del West Village a Manhattan, era notevolmente diverso. Prostitute, spacciatori e tossici dividevano la zona con i macellai (anche loro lavorano di notte) e la mattina c’era sempre l’incertezza se le macchie di sangue per terra appartenessero a uomini o alle bestie macellate. Spesso, erano di entrambi.

Meatpackingdistrict-ambiente

Grazie alle azioni a volte controverse dell’ex-Sindaco Rudy Giuliani, il MPD ora è completamente diverso. Ospita alberghi di lusso, ristoranti chic e boutique di alta moda, insomma, un’altro mondo. Ma i macellai sono rimasti e fra questi LaFrieda Wholesale Meats, fondato più di 90 anni fa, è il più importante. Fornisce 600 ristoranti con la sua sceltissima carne proveniente dal Creekstone Farms nel Kansas. Ed è proprio Pat LaFrieda, giovane ed entusiasta erede, che ha trasformato il mondo degli hamburger. Almeno quanto Giuliani ha cambiato la zona.

PatLaFrieda-ph-alwayshungryny

Oltre che fornire carne di altissima qualità, LaFrieda ha intrapreso una nuova strada, collaborando con gli chef per creare hamburger personalizzati e unici utilizzando il muscolo interno e tagli ricchi di grassi e sapori. Il risultato è una ricetta segreta per ciascun locale, protetta addirittura da un contratto, e un hamburger che comunica la visione condivisa dallo chef e dal grande Pat.

April Bloomfield ph James Merrel telegraph

Partiamo con l’hamburger che, secondo me, è quello migliore di New York. Siamo all’angolo del Greenwich Street e W11th, a pochi passi dalla sede di LaFrieda Wholesale Meats. Il locale, The Spotted Pig, è un gastropub con una stella Michelin guidata dallo chef inglese April Bloomfield. Durante il periodo di sviluppo, LaFrieda ha creato 25 miscele diverse di carne per la Bloomfiled prima che lei ne scegliesse la definitiva. Il vincitore è un hamburger molto grasso—intorno ai 25% che pesa quasi 250 g. E’ realizzato con tre tagli (punta di petto, costole mobili, e controfiletto) e l’aggiunta del grasso di rognone per conferire maggiore sapore. L’hamburger è cotto sulla griglia per lasciare i segni sulla carne. April Bloomfield aggiunge il Roquefort cremoso e lo adagia in un panino grigliato con i suoi bei segni di cottura da entrambe le parti. Viene servito con le patatine fritte sottili conditite con aglio e rosmarino e costa 17 $.

Minetta-Riad-Lee-b-aht.seriouseats

Nell’adiacente zona del Greenwich Village, ecco Minetta Tavern (sopra, nelle foto di Nick Solares), un ristorante di Keith McNally con gli chef Lee Hanson and Riad Nasr in cucina. Il loro Black Label Burger, sempre firmato da Pat LaFrieda, è radicalmente diverso dall’hamburger della Bloomfield. Il Black Label (il nome è un prestito dal Johnny Walker) si avvicina al sapore della bistecca piuttosto che all’hamburger classico. Il risultato è dovuto alla presenza dell’Entrecote e al procedimento di frollatura che concentra ed intensifica il sapore della carne. La carne principale è miscelata con lombetti e punta di petto ed è cotta sulla piastra con aggiunta di burro chiarificato. Lo strato superiore è realizzato con cipolle caramelliate e l’hamburger è servito su un pane brioche tostato e personalizzato per esaltare il sapore della carne. E’ accompagnato con una montagna di patatine fritte salate e leggere. A 26 $, è fra gli hamburger più costosi di New York.

lafrieda-shakeshack-ph-aht.seriouseats

Al The Spotted Pig e al Minetta Tavern, Pat LaFrieda si occupa degli hamburger di lusso, ma collabora anche con Danny Meyer nel suo Shake Shack, un locale che offre fast food di qualità. Shake Shacke è molto famoso per i suoi hamburger, il “frozen custard” (una sorta di frullato cremoso) e per le inevitabili code. La gente si mette in fila per il 100% Black Angus Burger (qui sopra, nella foto di Nick Solares), servito sul “potato roll” (un panino morbido e leggermente dolce) accompagnato da formaggio americano, pomodoro, lattuga e una salsa di ketchup, maionese, senape e spezie. A 4.75 $, è un cibo accessibile a tutti. O almeno a chi ha la pazienza di aspettare il suo turno. Al momento ci sono 5 sedi (4 a Manhattan, 1 a Queens), con nuove aperture programmate per il 2011.

cornerbistro-breslin-fiveguys-dbgb

L’elenco degli hamburger firmati da Pat LaFrieda è lungo, ma questi tre sono i miei preferiti. E hanno anche tre stili diversi e unici. Esistono sono altri posti da segnalare come Corner Bistro nel West Village per il suo hamburger economico e untuoso servito in un luogo di grande atmosfera. Il locale è rumoroso ed è contraddistinto dalle pareti di legno scuro. Apre presto e chiude tardi e gli hamburger sono semplici e si abbinano alla perfezione con una McSorley alla Spina. Altri hamburger economici da assaggiare si trovano al fast food franchising Five Guys. Per un ambiente un po più raffinato e carne di grande qualità, gli indirizzi da appuntare sono Prime Meats a Brooklyn, The Breslin a Gramercy Park, oppure DBGB sulla Bowery nel Lower East Side.

Foto: everywheremag.com, members.trainweb.com, joonbug.com, porhomme.com, wondergirlsfacts.com, willeatformoney.blogspot.com, alwayshungryny.com, flfoodhound.com, thebreslin.com, danielnyc.com, Nick Solares/aht.seriouseats.com, telegraph.co.uk



25 commenti su “Un’Americana ti Parla. La guida definitiva agli hamburger di New York

  1. ogni anno con mia moglie per Natale passiamo qualche giorno a NY. Una tradizione di shopping compulsivo. Quest’anno so dove andare a mangiare. Io andavo sempre al Chelsea Dinner

  2. ha risposto a Katie Parla: Ognuno ha le sue peculiarità e particolarità secondo me: spotted pig è molto gourmet, shake shack è proprio come ti aspetti il chiosco degli hamburger americano-newyorkese ma con una qualità inaspettata….io aggiungerei almeno un terzo hamburger, da te non citato, ma che secondo me è la giusta sintesi: burger joint, le parker meridien (ottimo ed ottime anche le patatine d’obbligo!).
    In Italia eccezion fatta per l’aspetto, non ho trovato niente di simile per laqualità… unica eccezione, anche se forse è un’altra cosa, è l’hamburger made by Roscioli.

  3. Leggendo questo divertente articolo mi è venita in mente una cosa, perche non sfruttare la signora Parla per darci una classifica dei migliori cheesckake della capitale? Visto che spopolano e a parte rarissime eccezioni è molto difficile trovarne di buoni.

  4. Leggendo questo divertente articolo mi è venuta in mente una cosa, perchè non sfruttare la signora Parla per darci una classifica dei migliori cheesckake della capitale? Visto che spopolano e a parte rarissime eccezioni è molto difficile trovarne di buoni.

  5. @Andrea Sponzilli grande anche il burger joint!

    ancora non l’ho provato il burger di roscioli. temo che sia l’ultima speranza per trovare un burger serio a roma…

    @ jovica questa cosa dei cheesecake si puo’ fa’… 😉

  6. ha risposto a alessandro bocchetti: no! ci sono stata ieri e ho mangiato il panino di pastrami. ho letto su un marziano che a voi e’ piaciuto. e’ da provare sicuramente. ma al prezzo di €5 non credo che puo’ sfidare la qualita’ di Minetta o SP…ovviamente…ma poi mi sono ricordata che ho mangiato un burger a Mama’, il nuovo fast food kosher al Ghetto. non era male per niente. costava €5. ma se ci fosse 5-10% piu grasso, ancora meglio

  7. Brava Katie!
    Facendomi volgare autoelogio, ti dico che già tempo fa avevo fatto una mini lista degli hamburger made in NYC.
    Io resto dell’idea che PJClarke rimane n. 1, ma ammetto che non ho provato Minnetta: un mio amico fraterno ne è stato direttore fino a pochi mesi fa e lui asseriva che è best burgher! O anche value for money… molto bene, molta fame!

  8. Bene bene, questa rubrica capita al momento giusto, parto il 4 dicembre 😀
    E guarda caso alloggerò proprio nel Meatpack District (Hotel Gansevoort)
    Queste dritte ci volevano proprio. Spero in un’altra puntata su New York prima della partenza

  9. @Alberto ma hai mangiato il burger di PJ Clarke da quando l’hanno cambiato–credo nella primavera di quest’anno? io no ma non ho sentito delle belle cose. cerco di andarci a dicembre e vedo di persona se la qualita’ e’ scesa

    @Vincenzo ma puo essere 5 Napkin Burger?
    http://www.5napkinburger.com/

    @Antonio ci saranno altre puntate su NYC a meta’ dicembre quando torno a casa per le feste. ma visto che ti alloggi al gansevoort, fai un salto dal Fatty Crab che avrai a 100 metri di distanza

  10. I am the photographer who took the Minetta Tavern and Shake Shack pictures that you use in this piece. The material is copyrighted and I did not grant you permission to use it I am requesting that you either remove them or credit me directly underneath each image. Thanks in advance, Nick.

  11. Partiro’ a breve per new york con una amica,daremo un elenco di ristoranti anche per glibahamburgher e pervi, pesce da non perdere.
    Grazie

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