Eataly Roma. Puntarella Rossa affonda la cacio e pepe per parmigiano

Prima o poi doveva arrivare. La recensione negativa, dico. Ci ha pensato Agrette Sauvage in doppia veste recensione per Puntarella Rossa e da lì di rimbalzo sul Fatto Quotidiano. Non va bene, oltre al tapis roulant cinese che si ferma il giorno più caldo dell’anno e ti costringe a sudare non le proverbiali sette ma 1 sola camicia (quella che indossava), c’è la delusione della cacio e pepe. Fredda, appunto nel giorno più caldo che Caronte e i suoi diavoli hanno regalato a Roma. E poi l’onta del parmigiano reggiano. Unita al costo non proprio proletario (vero Alessandra D) da 20 euro. Roba da entrare in concorrenza con i più blasonati curatori della cacio e pepe capitolina.

Un consiglio: comunque vada, non vi perdete la cronaca accaldata di Agrette Sauvage, star del pensiero controcorrente. A proposito chiederei a AS, ma mo’ tutta la pasta di Gragnano è buona per definizione tanto da pre-giustificare un conto finale di 20 € a piatto (Gennaro Esposito, mi devi almeno un caffè)?

[Link: Puntarella Rossa, il Fatto Quotidiano. Immagine: Agrette Sauvage]

 



39 commenti su “Eataly Roma. Puntarella Rossa affonda la cacio e pepe per parmigiano

  1. Chiamata in causa, dico che con 20 € compro un chilo di pasta buonissima, un bel po’ di pecorino e tanto pepe. Tosto il pepe, faccio finissimo il pecorino a botta di olio di gomito (sono conservatrice, lo so) e manteco, manteco. In 2 spendiamo 6 € e posso solo dire che in tavola arriva calda calda, anzi, calla calla. Grazie Puntarella rossa per questo assaggio!

  2. il prezzo è un discorso, il parmigiano (aaargh, ma siamo sicuri?) un altro discorso

    qui secondo me urge un parere anche da un altro pianeta ;)

  3. “Mi sono sono dunque arrampicato per le scale mobili del tempio, osservando la curiosa somiglianza della struttura con quella della riammodernata stazione centrale di Milano. A destra e a sinistra del tapis roulant scorrevano – come un paesaggio fuori dai finestrini di un treno – ristoranti e ristorantini, friggitorie e pizzerie, bistrot e localini. Guardandoli così, mentre salivo verso il primo piano, non ho potuto non chiedermi che differenza ci sia tra uno di quei posti con vista sulla scala mobile e l’atrio di un Euronics.”

    la stroncatura chic …. mamma mia che fastidio

  4. “Mentre così mi arrovellavo pascolando all’altezza del secondo piano, il mio sguardo è stato sequestrato da un cartello con le indicazioni per quello che qualcuno mi aveva detto essere il miglior ristorante di Eataly: Italia. Sul sito è “venduto” come il ristorante Gourmet più importante dell’intera struttura. Lo chef – dice il redattore – ha trent’anni, si chiama Gianluca Esposito e dopo aver lavorato a Bologna è ormai pronto per il grande salto.
    E’ il mio posto, ho pensato. ”

    no, avrà pensato “andiamo a trovarci dei difetti per stroncarlo”
    a me sembra malafede, ma forse sono troppo cattivo

    “E così mi sono incamminato verso il terzo piano. Seguendo la freccia.
    La prima notizia mi toglie il fiato. Nel vero senso della parola. Il tapis roulant è rotto. Ma come: ‘sto posto ha aperto due giorni fa e già è rotto, mi chiedo mentre sudando la mia camicia fresca di bucato mi arrampico fino al terzo piano, sicuro però, dentro me stesso, che alla fine ne varrà certamente la pena. ”

    ci sarebbero gli ascensori, ma come resistere alla tentazione di fare un gioco di parole su “togliere il fiato”?

    “Il ristorante Italia è annunciato da una tettoietta in tela verde che spunta proprio alla fine della “scala immobile”. Fuori, come dovrebbe essere in tutti i locali del mondo, c’è un bel leggio con su il menu. Mi avvicino, lancio un’occhiata distratta e quasi mi prende un infarto. Non tanto perché in lista ci sono i bucatini (di Gragnano) cacio e pepe. Ma perché questi, in spregio ad ogni minima forma di buon senso, costano venti euro. Dicasi venti.”

    allora poteva non entrare

    • Anche citare Nicola Arigliano e la sua 20 Km al giorno… la camicia fresca di bucato.
      Quoto tutto quello che hai scritto sopratutto “allora poteva non entrare”

    • “Lo chef – dice il redattore – ha trent’anni, si chiama Gianluca Esposito e dopo aver lavorato a Bologna è ormai pronto per il grande salto. E’ il mio posto, ho pensato”

      Se per lavoro recensisci ristoranti e piatti, specie se lo fai con passione, quale migliore occasione se non un nuovo ristorante dove lo chef è un giovane al suo esordio? “E’ il mio posto” può anche voler dire “sono nel posto giusto per assaggiare qualcosa di diverso o per vedere nuovi modi / rielaborazioni della cucina tradizonale”. Poi certo, subentra anche un po’ di competizione, di severità, di desiderio di difendere la ‘cucina locale’ da un ‘foreste’, tanto più se appena trentenne. Però la malafede qui è nell’occhio di chi ci vede “ora lo stronco subito”. Tieni conto che la recensione è stata scritta DOPO una sola tremenda, un piattino ridicolo di bucatini a 20 euro. Io mi meraviglio addirittura della “stroncatura chic”, perchè io già avrei tirato giù una pagina di insulti impronunciabili e avrei sporto denuncia al codacons.

      “Non tanto perché in lista ci sono i bucatini (di Gragnano) cacio e pepe. Ma perché questi, in spregio ad ogni minima forma di buon senso, costano venti euro. Dicasi venti.” – allora poteva non entrare

      COSA?? COSA MI TOCCA LEGGERE?? Ma che cosa significa allora poteva non è entrare?! Non stiamo parlando di un padre di famiglia che deve fare un pranzo fuori coi figlioli, non è un consumatore medio che deve mangiare il meglio possibile spendendo il meno possibile. Stiamo parlando di un recensore di ristoranti! Se tu apri un ristorante, con lo chef agli esordi, con un piatto di bucatini a 20 euro: sti ca**i ! – Io recensore CI ENTRO e prendo PROPRIO QUEI BUCATINI, perchè il mio scopo è proprio capire il perchè di un prezzo del genere per un piatto così semplice, valutare la tua qualità. E’ per questo che, ancora una volta, era “il posto giusto”.
      Pensi che se quel piatto misero e freddo fosse stato un bel piattone ben presentato di profumatissimi bucatini belli fumanti e gustosi pieni di cacio di qualità, il responso di Agrette sarebbe stato uguale? Al massimo avrebbe detto “costo spropositato per un piatto così economico e semplice da preparare ma la qualità compensa, se si è disposti a pagare 20 euro un piatto di pasta”.

      • ma sei vuoi fare il “critico” fallo sull’intero pasto. Ma quel tipo di critica del sig agrette la si poteva fare benissimo senza manco entrare. E’ caro? Ok, basta vedere il menù. Se poi vuoi fare il critico “serio” ti firmi con nome e cognome. Domani farò anch’io una recensione di uno …. stellato, dai che mi piace, e poi, magari scrivo che nel piatto di che non so, c’era un bullone, ovviamente non batto ciglio e pago perchè… ho fretta.

  5. Agretto Selvaggio o no io sono curioso e vorrei andarci in ogni caso. Tempo e soldi permettendo lo farò! Non capisco però perchè provare solo un piatto per poi lamentarsi dell’esiguità del pre antipasto. O se fa o non se fa

  6. Ok. Ho letto la recensione. Premetto che Puntarella mi piace e quando posso lo leggo con piacere. E confesso che l’articolo mi avrebbe strappato un paio di risate, se non fosse che ho trovato di un irritante insopportabile la descrizione degli avventori di Eataly come una massa di cerebrolesi, bisognosi di riempirsi la bocca di “paroloni” (aceto balsamico di Modena e pistacchi di Bronte…che sconosciuti eh) tanto per dire “io c’ero”. Non funziona così, la gente non è poi tanto scema. Ma quest’ironia sarà sicuramente prerogativa dell’autore del post, che non conoscevo.
    Detto ciò, fosse arrivata a me una cacio e pepe fredda, l’avrei rispedita al mittente senza troppi complimenti, anche fosse stata da 5 euro. Da 20 euro, penso l’avrei rispedita al mittente con più di un giramento di elica.
    Ora mi metto in standby e placidamente aspetto altre recensioni o pareri sul ristorante Italia.

    • Condivido anch’ io l’ irritabilità su come viene descritta la clientela di Italy.
      Anche perchè se vai per bistrò al centro di Roma di ignoranti travestiti da Gordon Ramsey ne trovi a bizzeffe, e fanno più pena di quelli che fanno “uhhh il pistacchio di Bronte”
      Sulla pasta fredda… se la merita, 24 €uri e uno sproposito, e non averla rimandata indietro… cacchi suoi, io l’ avrei fatto notare, a 24 €uri la cameriera si doveva accovacciare carponi sotto il tavolo… So’ un signore lo so…

    • Io credo che si possa tranquillamente e con serenità “stimare” un piatto, ma sono altrettanto convinto che non si possa “stimare” un ristorante da un piatto.Mi è capitato spesso di andare alla mensa di ristoranti blasonati, di mangiare diverse portate e di trovarne eccezionali solamente una o due, ma di aver comunuque goduto il pasto e il posto. Oppure mi è capitato di mangiare una dozzina di portate di un menù degustazione senza poi ricordarmene neppure una se non rivedendone le foto. Il mio Maestro di visite gastronomiche (perchè tutti i fan del cibo ne hanno avuto uno) mi ha sempre suggerito di ripetere la visita quando gli riferivo di uno stato di scontentezza ingiustificato rispetto al nome del locale. Soldi e distanze permettendo, spesso, il mio Maestro ha avuto ragione ed alcune volte invece sono rimasto della mia opinione. Insomma, per dirla con i luoghi comuni: è vero che una rondine non fa primavera, ma è altrettanto vero che neppure un tuono fa tempesta.

    • Mi permetto di rispondere, per quel che può interessare…no. Secondo me, no.
      E se parti prevenuto, non ne bastano dieci di piatti.

  7. Si, in effetti l’articolo di puntarella è un pò “calcato” e su alcune osservazioni relative ai clienti sono ingenerose, anche perchè nei grandi numeri ci siamo tutti (io non potrò mai dimenticare, durante una cena alla Pergola di Heinz Beck, un signore che si fece servire, per accompagnare il suo pasto, del tè freddo!).

    Detto questo, mi ritrovo nella sostanza relativa al ristorante Italia, una cacio e pepe a 20 euro deve lasciare un segno (positivo, ovviamente), come quello che può lasciare (a mio modo di vedere) la Carbonara di Roscioli

  8. Ha sbagliato il recensore ad andarci.
    Quel ristorante, là dentro, semplicemente NON è un posto da gourmet, ma da turisti.
    Solo a un turista puoi permetterti di pensare di ammollargli a 20€ una cacio & pepe fredda. E quello risponderà comunque “wurderbar!”.
    E solo un turista andrebbe in un posto in cui, a prezzi decisamente elevati (20€ trofie al pesto, 33 baccalà e zucchine, 24 sarde a beccafico…), servono esclusivamente i piatti più classici della tradizione italiana.

  9. Ma insomma, in questo paradiso fanno solo cacio e pepe…… E solo a 20 € ?
    Sitemi di altro, io ci volevo andare ….. Ma per ora rimando, di ristoranti “esagerati” ma solo nei prezzi se ne trova ovunque, non serve andare sino in paradiso

  10. ma infatti, io ci sono stato un paio di volte ed ho sempre mangiato, dalla pizza,alle alici,alla pasta spendendo non più di 10-15 euro, che poi ci sia casino è un’ altro discorso

          • No,no, al ristorante italia non ci sono stato, ma ho parlato con chi ci è stato, i prezzi sono quelli. Non hanno preso cacio e pepe, ma altre cose, quindi nessun paragone, diciamo che hanno mangiato bene. Uno di questi è un piemontese doc e mi diceva che il “bunet” è veramente “langarolo”, ecco questa è l’unica cosa in comune con mister agrette, il quale lo definisce di qualità poco superiore al cacio-pepe. Il mio dubbio è che questo agrette è un gran simpaticone.

          • friggitoria ottima, angolo della carne ottimo, Lait (gelateria) a me non è piaciuto, piadineria la devo assolutamente provare

          • Birreria…. vatti a leggere il mio articolo ;-)
            Ti faccio il mio esempio di sabato scorso
            Osteria Romana di San Cesareo: Tagliolino al castrato accompagnato da Birreria Golden Ale (quella che fanno loro), non abbondante ma davvero buono, cacchio sì.
            Friggitoria: Calamaro e gambero con Baladin Isaac (birra blanche lievemente speziata e agrumata che si sposa bene col pesce, come è per tutte le birre bianche, Weiss tedesche su tutte), ottimo (meglio anche della prima volta quando ho fatto l’ articolo di Birreria) e abbondante.
            Birreria: Liefman Cuvee Royal, birra belga a seconda fermentazione spontanea data dall’ aggiunta delle ciliegie al mosto della birra in maturazione , birra acida ma non troppo, bilanciata dal dolce della ciliegia, indicata come aperitivo estivo ma perfettissima come chiusura assieme ad un dolce a base di frutta. E meno male che a me le acide non piacciono….
            Lait: gelatino nocciola e pistacchio (uuuuuhhhhhhhhhhhhh quello di Bronte….), sapori delicati, occhio alla panna che alla prima leccata fa zup! Come Casalotti/Paolo Villaggio in “I pompieri”
            Vergnano: caffè ristretto (che a me non piace) dal gusto pienissimo (Ma l’ ho gradito tantissimo)
            Costo totale… circa 45€uri, non pochi di certo, Ma so ito più callo dell’ agretto selvatico, poco ma sicuro.
            Prossimo appuntamneto….. LA PIADINERIA!!!!!!!!!!!!!!!! Devo assaggiare la piadina con la crema alla nocciola di Venchi, quella che fanno là….

  11. A parte la qualità (che volendo anche sull’utilizzo del pecorino Brunelli si potrebbe discutere) a me è il format del ristorante che non convince. Meglio: l’idea di un ristorante con tante ricette della tradizione è bellissima, direi necessaria in quel contesto. Ma di gourmet c’ha solo i prezzi!
    AleD: una visita alla piadineria dei fratelli Maioli o alla friggitoria può essere molto gratificante! E lo sfuso è buono!

    • al tortellino in brodo a 24 €uri so’ scappato…
      A quel prezzo me devono ammazza il manzo davanti, vedere fisicamente che con un pezzo di muscolo ci fanno il brodo e con un altro ci fanno la farcia del tortello, e nel mentre mi conciano la pelle del suddetto per farmi un chiodo.

  12. mi copio-incollo un commento che ho fatto su facebook:

    l’articolo di Agrette Sauvage, ripreso e pompato dal sito del Fatto, è secondo me in malafede e prevenuto

    che Eataly abbia anche dei difetti non ci piove

    ma a me sembra che il tizio, protetto dall’anonimato, sia andato apposta a cercare l’aspetto più criticabile di tutta la struttura per poterne parlare male (nel coro quasi unanime, forse eccessivo, di lodi)
    lui non dice: “Eataly ha di buono questo, questo e quest’altro, mentre questo, questo e questo non convincono”
    (quello sarebbe buon giornalismo)
    no, lui punta dritto all’anello debole della catena e sceglie, secondo me apposta, il piatto tecnicamente più difficile da eseguire (ma che nell’immaginario collettivo del lettore non molto esperto è banale e ha degli ingredienti che costano poco)

    non discuto che il piatto sia stato sbagliato e costi anche troppo, ma l’incidente che causa la stroncatura (che per qualche lettore distratto sta addirittura diventando una stroncatura di Eataly in toto) secondo me è stato volutamente cercato

    e “questo è giornalismo” (NB citazione di Agrette Sauvage in un articolo uscito subito dopo)

    pure scrivere in forma anonima che Eataly gli ricorda gli atri di Euronics (manco Unieuro, tra l’altro) è giornalismo
    …. come no ;)

  13. Il problema non e’ la stroncatura, che ci può stare, e’ la spocchia e la stronzaggine del contorno, andando a Eataly ed standoci adesso (presentazione a Birreria delle birre di DogFish Head) che scrivo, non posso che farmi girare il sedere.

  14. Ecco un’altro bel pezzo di Agrette Sauvage : http://www.puntarellarossa.it/2011/10/23/tre-bicchieri-se-la-vite-uccide-il-sommelier/ , titolo: Tre Bicchieri, in morte dei sommelier.
    Dopo un commento di un sommelier, Agrette scrive:
    Il pezzo voleva essere un esercizio “semiserio” per raccontare un dibattito invece molto serio: quello sui tappi a vite. Forse dovevo intitolarlo “il requiem del cavatappi”…
    Chi scrive ha frequentato un paio di corsi Ais e, insomma, pur non capendoci molto, ha ben presente il ruolo e l’importanza dei sommelier nell’enologia e in generale nella ristorazione. E sa perfettamente che “stappare una bottiglia” – al di là dell’aspetto rituale, pur molto importante – non è che una minima parte del loro fondamentale lavoro. Però è anche innegabile che sia proprio la categoria dei sommelier quella che oppone maggiore resistenza alla “novità” dei tappi a vite.
    Quindi, per chiudere, lunga vita ai sommelier e benvenuti ai tappi di sughero (con buona pace dei cavatappi).

    Capito bene? ESERCIZIO SEMISERIO, e quindi, ovviamente quindi “lunga vita ai sommelier”.

  15. Concordo, il problema non è la stroncatura, è il modo. Quello non è giornalismo serio, quindi adesso sappiamo che il cacio pepe costa 20 euro e sappiamo anche che tipo di blog è puntarella rossa. Non vedo problemi. Effettivamente come scrive l’anonimo autore è un “”"esercizio semiserio”"”. Più di così.

  16. purtroppo (o per fortuna?) non riesco a commentare sul blog di Puntarella
    avrei voluto scrivere: “le solite sciocchezzuole protette dall’anonimato scritte in un bell’italiano, sia pure stucchevole”

  17. Io riesco, ma poi mi censurano, solo per aver fatto illazioni sul mestiere del blogger agrette selvaggio. Se non vuoi illazioni, scrivi in fondo all’articolo un bel nome e cognome. A dire il vero non ci vuole molto a sapere chi è, e diciamolo…

      • vai su qualche post del selvaggio e clicchi sulla vicina icona della mail e ti esce nome puntato ed un cognome. Vai su faccialibro cerchi e non ci vuole molto a togliere il puntato dal nome.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

WP-SpamFree by Pole Position Marketing