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Classifiche. Regalati la migliore cacio e pepe dei ristoranti di Roma

DI - CANALE Ristoranti - mercoledì, 21 marzo 2012 | ore 12:45

Dove mangiare la migliore cacio e pepe di Roma. Domanda che spesso arriva alla posta di Scatti di Gusto. La cacio e pepe, insieme alla matriciana e alla carbonara, per il turista gourmet è come la visita al Colosseo o a San Pietro. Non si può mancare. I locali che la propongono sono molti e i giorni di vacanza di Pasqua potrebbero essere quelli giusti per gustarne una delle migliori. Ecco allora il podio definitivo (almeno fino ad aprile) della cacio e pepe romana.

1. Heinz BeckSpaghetti “cacio e pepe” con gamberi bianchi marinati al lime. Il cacio e pepe da antologia con i gamberi marinati e il pepe e il lime che dialogano come se fosse naturale l’accoppiata. La mantecatura è tale che a un esame comparativo dei singoli spaghetti potresti avere la conferma che il quantitativo di cacio è identico. Il colpo d’occhio è subito intrigante con il ciuffetto verde e il rosato delle carni che ti avvertono che il viaggio sarà diverso rispetto all’iconografia più popolare.
Rome Cavalieri, Waldorf Astoria Hotels & Resorts, Via Alberto Cadlolo 101. Tel: +39 06.35091

2. Oliver Glowig. Eliche cacio e pepe con ricci di mare. Un piatto che è diventato un istant classic per il ristorante dell’altro chef tedesco che ha trasportato l’eleganza marinara di Capri sulle pendici dei Parioli. Fresco quanto basta per rendere gioiosa la pausa pranzo (qui scattata con iPhone). Il connubio tra l’istanza romanesca e la declinazione mediterranea che da tempo ha conquistato Oliver Glowig è sintetizzata anche nella scelta del formato di pasta: le eliche che rimandano al viaggio e al mare dei Faraglioni. In pratica le due prime posizioni sono ex aequo, ma per chi avesse voglia di superare la tradizione degli spaghetti, la scelta delle eliche di Oliver sarebbe vincente.
Ristorante Oliver Glowig. Aldrovandi Villa Borghese. Via Ulisse Aldrovandi, 15 – 00197 Roma. Tel. +39 06.3216126

3. Leonardo Vignoli. Cacio e pepe. Sul podio non è possibile non inserire una ricetta tradizionale. La guerra è tra la mantecata e la sabbiosa. Punto la fiche su un’osteria in grande spolvero: da Cesare. A via del Casaletto, Leonardo Vignoli ha organizzato una tavola di grande impatto che ci ha conquistato da tempo. L’ultimo assaggio ha regalato una generosa crema che lascerà ammutoliti i sostenitori della versione scabrosa e di quella all’olio. Perché è propria buona.
da Cesare. Via del Casaletto, 45 – 00151 Roma. Tel. +39 06.536015 (chiuso il mercoledì)

Lo stato dell’arte romana dovrebbe quindi suggerire un nuovo titolo ad uno dei piatti simbolo della città: Cacio Und Pepe (cit. Antonio Paolini). Poco male, vorrà dire che diventerà ancora più internazionale.

Intanto, per chi avesse voglia di calare due spaghetti, ecco due ricette.

La cacio e pepe gioiosamente mantecata (cit. il Messaggero) di Dino De Bellis.

La cacio e pepe con pomodori perfetta per le belle giornate della Strana Coppia di Scatti di Gusto.




11 commenti all'articolo: “Classifiche. Regalati la migliore cacio e pepe dei ristoranti di Roma”

  1. 1
    Abel scrive:

    Non vedo l’ora di tornare da Cesare (anche per le polpette di bollito e per la sontuosa carta dei vini)!
    Mi permetto di segnalarvi anche i tagliolini cacio e pepe con gamberi marinati lime e zenzero dello chef Riccardo Bucci al ristorante Amore mio (zona monti)!

  2. 2
    Alessandro Bocchetti scrive:

    un grande classico la cacio e pepe di monte caruso, ex cicilardone… da lacrima di commozione… e anche il prototipo di tutte le “super cremose” come quella di cesare: l’antico arco…

  3. 3
    edoardo scrive:

    bella classifica…la migliore cacio e pepe da Heinz Beck!! questo è veramente quello che consigliereste a un turista in visita a roma a Pasqua!?!?!

    • 3.1
      Vincenzo Pagano scrive:

      A un turista gourmet, certo.

      • 3.1.1
        edoardo scrive:

        mah….sicuramente mi reputo un appassionato ma non consiglierei a qualcuno che viene a roma la cacio e pepe di heinz beck ma piuttosto quella di roscioli o di leonardo che reputo sempre delle scelte gourmet….se poi mi chiedessero un consiglio su cucina moderna o creativa entrerebbero in ballo i ristorantoni….siamo ancora in una città dove si puo consigliare un’ottima trattoria….e una cacio e pepe va mangiata in trattoria per definizione!!

  4. 4
    Matteo scrive:

    E Roscioli ? …almeno al 4° posto dai…..

  5. 5
    Daniele Botti scrive:

    …si vede che non avete assaggiato quella del “Timoniere” alla Garbatella: semplicemnte sontuosa, ed anche abbondante, come è nella filosofia della cucina romana

  6. 6
    Gourman scrive:

    C’era una volta Felice a Testaccio… c’era una volta….
    Provate una new entry: Bruno Fedeli in via Francesco Saverio Nitti. Un’autentica Rosciolata casareccia.
    Concordo con i tradizionalisti, se si parla di cacio e pepe, i primi due, per quanto buoni, sono fuori gara. L’aggiunta del pesce è fuorviante. L’avrebbero potuta chiamare Gricia di mare, e adesso staremmo parlando di altro. Poi le foglie di prezzemolo, o coriandolo che sia, sul piatto di Heinz mi mettono un’infinita tristezza. Su quel piatto ci va il basilico. Tuttalpiù se dev’essere solo colore, userei simbolicamente del dragoncello.
    Parola di Gourman

    • 6.1
      Vincenzo Pagano scrive:

      Benvenuto Gourman, la classifica non era tra le tradizionali, ma su tre interpretazioni di cui una tradizionale. Gricia di mare, non saprei: l’apporto cacio e pepe è elevato. Protagonista nei due piatti è il contrappunto pepe-lime e cacio-ricci.

      In chiave turistica, edoardo, affacciati dalla terrazza di Monte Mario :-)

  7. 7
    futurviero scrive:

    Scusa Gourman, ma Fedeli a Via Nitti mi risulta essere una Salumeria. Si può anche mangiare in loco?

    • 7.1
      Gourman scrive:

      @futurviero proprio così. Fedeli da qualche mese si è messo a spadellare di sera. La tecnica è ancora frutto di una vivace trasmissione orale, ma la selezione delle materie prime non teme rivali. Imbattibili i primi e le selezioni di salumi e formaggi. Sui secondi c’è da aspettare qualche mese con grande fiducia. Per i vini, spulciando a vista si possono trovare cose non banali.

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