Dove mangiare sushi take away a Londra

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Londra per me è in buona sostanza una città sconosciuta. Ma, al solito, mi sento come il giovane esploratore che deve costruire la sua mappa. Se c’è qualcuno che abbia giocato ad Age of Empire, potrà comprendere cosa si prova a vedere le aree nere che si colorano al passaggio dell’esploratore a cavallo. L’ultima volta che sono venuto a Londra – che coincide anche con la prima 🙂 – ho preso a girare con una cartina di quelle che quando le apri occupano tutto il parabrezza e, ovviamente, con l’auto. La mia teoria è antitetica a quella del perfetto turista che si muove come una talpa in metropolitana e fuoriesce alle altezze prestabilite. Io devo perdermi nella città per ritrovarmi e ritrovarla ogni volta che vado.

A Londra circolavo la sera quando cadevano i divieti mentre di giorno usavo il famoso “vacapper’ 50”. La prima presa di contatto con la Londra pedestre è stata Oxford Street. Un napoletano abituato all’incrocio via Luca Giordano-via Scarlatti in tempo di compere natalizie è rotto ad ogni esperienza. La densità di uomini e donne dedite ad acquisti ha dell’inimitabile. Fin quando non si vede il fiume oxfordiano che tracima da ogni dove. Ed ero in agosto! Così sono ritornato a Marble Arch, gentilmente scortato, non perchè volessi guadare la transumanza pre-natalizia. L’obiettivo era ricercare un piccolo dispensatore di sushi e di sashimi che avevo fotografato nella mente senza ovviamente (come di consueto) prendere l’indirizzo.

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“Conte, possiamo fare un bel turn off – che qui a Londra è sempre permesso, mi insegna – e cercare il Giapponese?” La voce metallica anglo-sabauda non è delle più accondiscendenti. Il cocker Bussy sembra una tigre in gabbia nel grande vano della station wagon con guida rigorosamente a sinistra, così per essere più esclusivi (e infatti ci hanno fermato una mezza dozzina di volte perchè i ligi policeman vedevano uno a destra che stava al telefonino….), ma per fortuna si imbocca l’ingresso di un palazzo che in realtà è un parcheggio multipiano. “Tu vuoi andare a James Street”, sembra accusarmi il nobiluomo. “Guarda, io confesserei anche, se solo sapessi dove si trova James. Anzi, ti proporrei un Martini mescolato e non shakerato”. La battuta mi viene fuori guardando la bella linea di una Lotus Esprit S1 che nel film diventava sommergibile. “Peccato non sia bianca, altrimenti si sarebbe potuto gettare un occhio al pianale”. Ma il mio cicerone ha già imboccato con decisione la viuzza che mena al centro della bolgia. Taglio la corrente umana giusto per gettarmi sull’altra sponda ed eccola James Street. Riconosco il Giapponese. E ora ho il suo nome Atari-ya.

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Mi affiorano i ricordi dei sapori che volevo ritrovare. Forse non sarà la stessa sensazione anche perchè stare al tavolino sul marciapiedi d’estate è più piacevole che in un “fresco” pomeriggio invernale. “Ma scusa non conosci il tekaaueiii?” “Scusi cavaliere, io ho intenzione di conservare subito al posto giusto un paio di bocconcini, così en passant”. Finisce che siamo in tre e mangiamo ben sostanziosi. Facciamo un 3×1, ossia lo stesso piatto moltiplicato tre tenendoci comunque leggeri. Sono i classici cui aggiungo uno Special Roll.

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Osserviamo Keita Sato che prepara con quei movimenti un po’ magici che stuzzicano ancor di più lo stomaco. Ed ecco in rapida successione il passaggio per accomodarci ai tavolini ad un passo dal frenetico mondo di Oxford Street. Lo confesso, con le bacchette sono più veloce dei miei malcapitati compagni che arrancano incrociando i legnetti. Zac e via il sashimi che affonda un attimo nella salsa.

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Ringrazio ancora il mio Maestro Toshiyuki Kita, grande designer, che qualche anno addietro mi invitò ad Osaka per una conferenza sul design. Scoprimmo di avere la stessa passione: la gastronomia. E fu una settimana di assaggi continui che mi permisero anche di imparare a tagliare l’anguilla e di pescare nel brodo con le bacchette. Lo racconto beatamente spaparanzato e se non fosse per il bicchiere di plastica in cui verso la mia Perrier non direi di essere a un bar. Il conto è onestissimo: 46,15 sterline, acque comprese. E ancora una volta, ecco l’indirizzo da mettere in agenda. Arigatò Atari-ya…

Atari-ya. 20 James Street – London W1U 1EH. +44 20 7491 1178. Aperto 7 giorni su 7 dalle 11,00 alle 23,00. www.atariya.co.uk

Foto: Francesco Arena

11 Commenti

  1. Complimenti al fotografo!! Vien voglia di mettere la bocca sul monitor e assaggiare quelle meravigliose preparazioni. Vi invidio molto e mi chiedo se in Italia,scusate l’ignoranza in materia, ci sono dei ristoranti giapponesi così….così… gustosi!!

  2. Caro Pagano, Atari-ya a James St chiude alle 8pm e non alle 11! Ne sa qualcosa Bussy von Muttley, lo spaniel, che un mesetto fa, desideroso di sushi mi trascino’ da Old Bond St a James St. Erano le 8.10pm, ed era rigorosamente chiuso… Per cui gli appetiti di Bussy verreno placati da Nobu in Berkeley St: stesso cibo, o quasi, ma prezzo esponenziale.
    Le alternative? Matsuri, a St.James’s (che non e’ James st!) e Mitsukoshi, in Lower Regent St sempre a due passi da Piccadilly.

  3. Complimenti al sito! Belle immagini, bei testi! Una guida utile per chi viaggia e vuole concedersi il meglio! Tutto fatto con una buona dose di spontaneità e di senso estetico. Fa venire voglia di viaggiare, mangiare, bere… Buon lavoro a tutti!

  4. ha risposto a Agnese: Oggi ho pranzato al “The Butcher&Grill” a Battersea in cui si mangia della buona carne (Parkgate Road)
    E poi mi sento di consigliare la Chelsea Brasserie a Sloane Square dove anche si mangia carne.
    Inutile dire che c’è Gordon Ramsey pluristellato Michelin (ovviamente, ammonisce l’inglese Federico, a Royal Hospital Road).

  5. papà voglio venire anche ioooooooo >.< tanto quando torni rimettiamo in sesto il tuo apparato digerente e il resto con un bel piatto di bastoncini Findus muhahahahaha

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