Londra. Ci sono dei momenti in cui pensi che forse hai esagerato. Forse forse una cucina che non è quella di un ristorante non è proprio adatta adatta ad ospitare uno Chef stellare. Piccola ma funzionale. La mail era circostanziata e riportava tutte le misure e le foto della cucina che dovrà utilizzare. La mattina antecedente il giorno della festa, Massimo Bottura è all’altro capo del telefono in Italia. E’ a Bologna, all’aeroporto, e sta per imbarcarsi con la sua Brigata. A Londra, dà una mano per gli aspetti tecnici Fabrizio Bertuccelli del “Trillo” di Massa in trasferta per l’evento di presentazione di scattidigusto.it. Qualche dettaglio da mettere a punto c’è sempre e la Signora Elisa Provini del Foscolo Appeal Fund ha la pazienza di riprendere il filo del discorso tra un paio di telefonate nello studio di Carlo Presenti. Ancora qualche ora e il transfer dall’aeroporto all’Istituto Italiano di Cultura nella centralissima Belgrave Square sarà completato. Parte la verifica con Fabrizio in attesa dell’arrivo di Massimo. La tensione inizia a salire per tutti. Io ho da registrare anche quello che è il work in progress da cui si è generato a cascata tutta la storia: il blog. Con Roberto siamo in contatto Skype dall’Italia e le verifiche degli aggiustamenti si susseguono.
A Belgrave Square il tempo regge, ma le sciarpe al collo della squadra che arriva dalla Francescana di Modena tradiscono il clima rigido. Massimo sta per varcare la soglia della cucina che lo ospiterà per due giorni. Io sono a Chelsea agganciato al wi-fi che ovviamente ha deciso di smettere di funzionare nel momento meno indicato (andrà a corrente alternata fino all’indomani convincendomi che la legge di Murphy non è leggenda ma matematica pura…). Alle 16.39 (di non so più quale fuso orario) mi arriva un SMS: “Voi siete pazzi ma io forse di più di voi ad accettare”. E’ il numero di Massimo. “Bene, la cucina gli è piaciuta!”. Chiamo Francesco per sincerarmi che il set fotografico sia partito.

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Massimo studia le mail e gli appunti che ci siamo scambiati per verificare il piano di battaglia. I preparativi fervono e la cucina dell’Istituto inizia a girare come un orologio.

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Provo a indovinare il contenuto delle confezioni che sono state trasportate da Modena. Arrivano le materie prime necessarie alla festa. Transito di mozzarelle di bufala Rivabianca con le aversane e le trecce da 3 kg. Poi le confezioni da 250 grammi di pasta Verrigni che verranno offerte in ricordo agli ospiti. Francesca ha fatto realizzare una confezione speciale con impressi il luogo e la data: London 9.12.2009. Il vino è già al fresco naturale.

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Vellutata di patate. Ma sono le mie patate! Quelle che produco, anzi produce mio suocero Bruno, super-artigianalmente, a Pitigliano. Massimo mi aveva chiesto di assaggiarle qualche settimana addietro quando ci eravamo incontrati alla Francescana dopo il mio racconto sulle modalità di produzione. E aveva dato il via libera per la “Vellutata di patate del campo di Vincenzo, spuma di cipolla dolce  e Aceto BTM “ come recita la mail del 1 dicembre che conteneva il menu. I colori si mescolano insieme agli strumenti, al Kenwood, alle pentole Agnelli che possono essere utilizzate su tutti i tipi di fuochi.

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Mani veloci tagliano le melanzane. Il profumo del “piennolo” del Vesuvio che Giovanni Assante ha inviato si mescola ad altri colori. La prima giornata sta volgendo al termine tra diverse preparazioni e le indicazioni che Massimo rilascia. A sera siamo tutti abbastanza stanchi. Si va a mangiare in un ristorante coreano a Soho. Griglia al centro e Massimo ordina, mi spiega come cucinare la mia carne e finisce con il cucinarla a tutto il tavolo. Deformazione professionale? Lara, intanto, programma un po’ di visite a mostre. Domani è il gran giorno.

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Sono quasi convinto di sapere quali siano le due cucine più bollenti di Londra il mattino di mercoledì. Quella di Federico in cui io trasferisco dati, guardo foto e scrivo. L’altra è nelle fondamenta dell’Istituto Italiano di Cultura dove Massimo Bottura guida la sua squadra. Una grande squadra è al lavoro e tutti si muovono con precisione millimetrica. Sfoglie di pasta si allungano maneggiate con cura. Davide, Enrico, Michele, Kondo seguono una musica che arriva da uno spartito segreto. Fabrizio si unisce all’interpretazione. I gesti sono delicati. Si apre davanti agli occhi un’autostrada di bontà. I ravioli bufalini con piennolo. Potrei svenire. Un’opera d’arte che si potrà gustare….

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La mozzarella, intanto, riceve l’apprezzamento della squadra grazie ad una scenografica treccia che viene prelevata con delicatezza dal suo liquido di governo.

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Getto un occhio nel pentolone che Paolo Parisi rimescola. Le mie patate faranno bella figura, ne sono convinto. Come il Valtellina Casera che viene scolpito come fosse un’opera d’arte.

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Sono tanti i suggerimenti e le idee che si possono cogliere osservando un grande Chef al lavoro. Mai avrei detto che una pentola di grande formato della Agnelli accoppiata ad un Roner potesse produrre uova così perfette!

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Sono tante le immagini che si susseguono in questo allungo di pomeriggio che si salderà alla sera e all’arrivo dei primi ospiti. I sifoni allineati e pronti ad accogliere la spuma. Massimo che si china a controllare il condimento dei fusilli all’ischitana. Lo zafferano che colora intenso la pentola.

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La macchina gira veloce, agile e leggera condotta con maestria da Massimo Bottura che può contare anche sull’apporto di Fabrizio Bertuccelli.

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Gli ospiti arrivano e il palco nella prima sala è già allestito per accogliere la performance dello Chef italiano. I profumi attendono solo di trasformarsi in sapori per conquistare i fortunati commensali.

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Si andrà avanti con le spiegazioni di Massimo e gli applausi del “pubblico”. Non è stato facile ma siamo riusciti a portare un messaggio di innovazione che si fonde alla tradizione senza tradirla. Massimo Bottura commenta “Dopo questa, Impossible is nothing“. “Deve essere il titolo”, mi dice mentre ci abbracciamo. “Allora avevo ragione, la cucina gli è piaciuta”, penso. E’ stato superato nel piacere solo dagli occhi sognanti di più di 300 ospiti che hanno conosciuto l’arte della cucina italiana applicata nel centro di Londra. Grazie Massimo!

Foto: Francesco Arena

29 Commenti

  1. non ero li….. purtroppo , ma dopo aver letto e visto e come se ci fossi stata..quando si ripete in una location piu comoda? 😉 scherzi a parte insisto con i complimenti e tutti anche se avete svelato alcuni dei miei “segreti” londinesi …il conte sara punito duramente, nevvero?

  2. Lady Helen carissima, nemmeno te eri presente ? scommetto che il trio Maf/Pag/Chi la prossima volta la fa in Patagonia in compagnia del fantasma di Chatwin ! ma noi organizzeremo un volo speciale e ci faremo trovare pronti.. 😉

  3. ha risposto a lady helen: Lady, una location più comoda di Londra? La volevi sottocasa? Spero tu abbia soppesato anche la valenza del messaggio cibo come cultura che abbiamo cercato di lanciare con Bottura all’Istituto Italiano di Cultura! Io sono rimasto piacevolmente sorpreso che l’Istituto e il suo Direttore Carlo Presenti considerino il cibo come una firma di cultura. Spesso ci lamentiamo dell’occasionalità di eventi legati al cibo e invece avere un punto di riferimento stabile in una città come Londra mi sembra importante. Non pensi?

  4. Lady Helen carissima, anche te non eri presente ? scommetto che il trio Maf/Pag/Chi la prossima volta organizza in Patagonia insieme al fantasma di Chatwin ! ma noi, indefessi, noleggeremo un biplano (o meglio, un aguaplano, omaggio al tuo concittadino) e li raggiungeremo… 🙂

  5. Bottura mi ha raccontato che una sera riuscì a cucinare per 500 persone in un camerino della boutique di Armani in Montenapo. E quindi non si è neppure lamentato delle cucine del nostro Istituto di Cultura: che non sono quelle di Ducasse nel Principato, ma sono meglio, ma molto meglio di un ristorante medio italiano… E poi, quanti Istituti di Cultura nel mondo hanno una cucina? E non solo istituti italiani. Un plauso a Carlo Presenti: se l’Istituto di Londra ha una cucina è solamente merito suo.

  6. ha risposto a leo: Leo carissimo, inizia a sferragliare con le posate. Per la prossima tappa dovrebbe essere sufficiente un Frecciarossa 🙂

  7. ha risposto a effeessegi: Se non erro il Direttore mi ha detto che l’Istituto a Londra è l’unico. Non ho controllato, ma comunque penso che questa scelta sia lungimirante. È come portare il terroir in trasferta permanente. Se Londra fosse un caso isolato, forse sarebbe il caso di replicare l’iniziativa della messa in opera di una cucina!

  8. @leo il 20 gennaio chiudi la baracca e vieni con noi: sei invitatissimo: dove? che ti frega: ti basterà, appunto, un trenino:-))

  9. ha risposto a Vincenzo Pagano:
    Pagano,lei sa leggere? Di Istituti di Cultura Italiani nel mondo ce ne sono credo una ottantina, o forse per essere esatti 83… Ovviamente quello diretto dall’ingegner Presenti è l’unico di Londra… Ma a Londra esistono altre Istituzioni culturali: ovviamente di Paesi differenti. A due passi dal nostro c’è il Cervantes (spagnolo) e poco più in là quello germanico…

  10. comunque la foto della signora e’ bellissima, romantica piu di un bacio appassionato, lui innamorato di quello che sta facendo e la lei estasiata da quello che vede, complimenti al fotografo

  11. ha risposto a Vincenzo Pagano: ma ceeerto che ho soppesato… ho soppppesato altrochè se ho soppppppesato! 😉 una lady come me …..e a londra sarei venuta di corsa anche solo per fare qualche dispetto al mio contino !(Se vuol ballare,signor Contino,il chitarrin0 le suonerò.cit.)tornando all’ object comunque la mia Alba ha sempre unito cibo /vino e cultura…e lo trovo un binomio fantastico!

  12. ha risposto a Bob:

    Giustissimo ! anch’io volevo rimarcare la bellezza e la classe della signora dell’ultima foto, ad occhio una typical english wife.. o no ? :-))

  13. ha risposto a effeessegi: Scusi Sir, volevo scrivere che l’Istituto DI Londra è l’unico tra gli 80 e passa istituti nel mondo ad avere la cucina. Faccio prove dal cellulare e ogni tanto salto qualcosa. Scusmiiiii 🙂

  14. ha risposto a leo: mannooooo lo amo , ma lui e di asti non di alba! e non so se ha presente l’ amore tra alba e asti 😉 !!! ci hanno pure inventato il palio degli asini penzanpo!!

  15. ha risposto a lady helen:

    Uh, che pirla che sono ! Lei è di Alba, certo: solo un toscano poteva confondersi fra Alba e Asti… come se uno potesse scambiare Pitigliano con Grosseto 🙂 comunque mi fa piacere che entrambi amiamo il grande astigiano !

  16. ha risposto a Hercule Poirot: Caro Ercolone mi hai tolto le parole di bocca… Purtroppo i borghesi non sanno distinguere! Incontrano un OBE e pensano sia un Peer. O il contrario.
    Ma codesto Parizzi o come si chiama che ci faceva a Londra? Non mi dite che ci è arrivato col carrettino! Un giorno lo vidi alla Marcucci con una specie di cariola. Mon Dieu, quel horreur, diceva nonna…

  17. ha risposto a lady helen: si accontenti delle DUE dico DUE trecce di bufala che le sono state recapitate direttamente a casa per un totale di SEI dicesi SEI chilozzi. a roma i posti sono esauriti e ,del resto, le sedie sono piccole.
    non me ne voglia: oggi ho un diavolo per capello e domani sarà pure peggio.

  18. ha risposto a giancarlo maffi: messere!!! ma se le sedie sono piccole lei dove poggera le sue preziose terga? 😉 le due bufale sono state digerite da un bel po caro lei…..sarebbe il caso di spedirne altre oiboh 😉 baci languidi!!!!

  19. ha risposto a lady helen: io mi siedo per terra. bufale nisba. le spedizioni a natale sono pericolosissime. l’ultima è arrivata oggi direttamente sulle colline viareggine portata in braccio da monsieur d’alessio personalmente. quindi alzi il ….. e venga a mangiarsela ,se proprio vuole… a proposito sono arrivate certe ricottine…. uhmmmmm de-li-zio-se!!!!!

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