Mercato San Severino. Ok, mi crogiolavo nella mia ignoranza, non avevo mai sentito parlare di Casa del Nonno 13 fino a pochissimo tempo fa. Male. Anzi, se mi permettete, malissimo. Sentirne parlare e decidere di andarci è stato tutt’uno. Meno male. Questo posto conferma che la ristorazione campana soffre di schizofrenia: nel capoluogo è difficilissimo trovare ristoranti pienamente soddisfacenti, si tende alla sciatteria, al trito e ritrito, spesso non si va oltre lo spaghetto con le vongole e l’impepata di cozze. Ma la regione invece rigurgita di piccoli e spesso misconosciuti tesori, nascosti magari come questo in località microscopiche e ignote ai più, benché vicinissime alle autostrade e dunque facilmente raggiungibili.

nonno-13-mercato-san-severino-amb

Ispira simpatia fin dall’ingresso: una porta rossa che nemmeno noti, un antro buio di mattoni vivi, poi un percorso tortuoso tra scale e corridoi a vetri che danno sul cortile interno, passando davanti ai formaggi, ai salumi, alla cucina a vista per arrivare ai tavoli sistemati nella bella cantina. Rilassante, accogliente. E accogliente il servizio, spiritoso senza forzature, molto amichevole, che ti strappa la chiacchiera sul vino o sulla pasta senza farti sentire invadente (e nemmeno invaso). Grande disponibilità, grande simpatia, la sensazione di aver a che fare con persone competenti che sanno di cosa stanno parlando. Certe volte qualcosa funziona miracolosamente bene: in questo ristorante mi piacciono tutti, dal patron Raffaele Vitale al sommelier Domenico Sarno ai camerieri, d’istinto. Come mai?

nonno-13-mercato-san-severino

Scegliamo il mare, per stavolta; la prossima toccherà alla terra.
Il piccolo benvenuto è un pacchero ripieno di pappa al pomodoro con una spuma di parmigiano. Un po’ difficile da affrontare per il contenitore in cui è servito, ma è già una festa di sapori. Primeggia il pomodoro, che dev’essere serio.
Il carpaccio di tonno e le capesante scottate (con una crema di ricotta di bufala voluttuosa) sono delicati, freschissimi, praticamente perfetti. A decorare, li accompagnano dei pomodori secchi che superano qualunque pomodoro (spesso più rinsecchito che secco) che abbia mai assaggiato. Carnosi, profumati, potrei nutrirmi solo di quelli. Quasi. Forse. Perché c’è dell’altro in arrivo.
Ad esempio gli spaghettoni con alici, broccoli e salsa di noci proposti dallo chef Gennaro Vitale: le alici solitamente prevalgono su qualsiasi ingrediente che le accompagni, qui invece c’è un totale equilibrio. Distingui tutti i sapori, nessuno oscura l’altro, è un amalgama perfetto. Chiediamo se gli spaghettoni siano di Vicidomini, il pastificio della vicina Castel San Giorgio, e ci viene confermato. Come ti sbagli? Chi sa il fatto suo usa la pasta giusta per il piatto giusto. Vicidomini lo conosco da poco ma mi ha già conquistata, in barba a tutte le paste di moda nei ristoranti di moda.
E assaggiando la pasta (mezzi paccheri) e patate con provola e bottarga abbiamo la conferma che qui si fa sul serio. Perfetta la cottura, avvolgenti i sapori. Si avverte un filo a crudo di un olio meraviglioso che viene dalla Puglia (urge informarsi sul produttore) che mangerei volentieri sul pane al posto del dessert.
Ma sbaglierei. Perché, pronta alla consueta delusione al momento topico del dolce, mi tocca ricredermi. Magari qui non si servono dessert compositi e articolati (ci viene recitato un elenco abbastanza tradizionale che include babà e sfogliatella) ma quello che si offre è fatto bene. Un pasticcio di crema e amarena friabile e con una crema pasticciera finalmente fluida e non collosa; una tartelletta con mele caramellate, noci e gelato alla birra che comprende una frolla croccante e friabile e non dà alcuna sensazione di stucchevolezza: ogni dolcezza è stemperata dal gelato alla birra e dall’amarognolo della noce. Il tutto accompagnato da un moscato d’Asti (Paolo Saracco) fresco, piacevolissimo, che non appesantisce.
Infine, in uno scrigno di legno arrivano fave di cacao e nocciole ricoperte di cioccolato della Venchi, e un dito di Porto.
Fa freddo, ma per chi abbia voglia di una sigaretta (non sarà politicamente corretto, ma è un punto a favore e va segnalato) c’è un salottino nel quale accomodarsi a fumare e sfogliare riviste di gastronomia. E non è un vantaggio da poco.
130 euro in due, comprensivi di vino (28 euro per un sauvignon Vie di Romans), mi sembrano un prezzo accettabile per un pranzo che fa venir voglia di ripetere l’esperienza subito. Magari con un commensale astemio, in modo da potersi dedicare con spensieratezza alle libagioni, come istiga a fare, in sala, Domenico.

nonno-13-mercato-san-severino-raffaele-vitale

Casa del Nonno 13. Corso Francesco Caracciolo, 13 – 84085 Sant’Eustachio di Mercato San Severino (SA). Tel. +39 089.894399. www.casadelnonno13.com

[Lisa&Giovanna]

11 Commenti

  1. …..io ci sono stata e ancora oggi se chiudo gli occhi riesco a sentire i sapori e i profumi che inebriano la mente ogni piatto uno spettacolo x gli occhi e il palato,,, sensazionale indimenticabile per non parlare poi dell’ospitalità e ci credo che devo prenotare 15 giorni o più prima di andare …ma le mie parole non arrivano a far capire chi è nonno 13 bisogna provare ma solo se buoni intenditori e se piace mangiare genuino e allo stesso tempo stare in un luogo dove tutto parla del tempo passato e della famiglia, che sì! si può anche ritrovare seduti al tavolo in compagnia di buoni amici sorseggiando un buon bicchiere di Amarone…..!!!!!!

  2. Scegliamo una sera a caso, senza prenotare. All’accoglienza, non ci fanno alcuna questione e, mentre apparecchiano, ci fanno acccomodare in un salottino con tele. Veniamo chiamati, e nel mentre attraversiamo la cucina a vista, meravigliosa, ci imbattiamo nello spettacolare salone sottoposto.una meravigliosa cantina. Veniamo invitati ad accomodarci presso il tavolo imbandito per due, ma nessuno ci accompagna e dobbiamo individuarlo da soli. Ci accomodiamo, e solo solo dopo un po’, senza nessun suggerimento, ci viene porto li menu “a la carte”. Grande per elaborazione, ma avemmo preferito essere indirizzati o, quanto meno, aiutati nella scelta, molto varia e differente. Scegliamo due antipasti, due primi ed un secondo ma, ribadiamo, un suggerimento sarebbe stato opportuno, così come più che opportuno, per un locale del genere (di alto livello culinario) sarebbe stato trovare un menu degustazione. mentr non lo aspettiamo, gradito, ci viene servito un appetizer di verdure. Bello a vedersi ma slegato nei sapori, e anche nella composizione. Segue l’antipasto. Molto forzato il fondo di cottura in entrambi: voto 6. Seguono i primi. Ravioli alla genovese. Da rivedere la cottura e l’utilizzo delle cipolle. Voto 5. Sformato di baccalà. Buoni gli equilibri di sapori; da rivedere la qualità del pesce. Voto 7. Un elogio per il maialino nero casertano (cottura a bassa temperatura), Voto 9. Sufficiente il dessert. Mousse e misto di sapori napoletani. Voto 6. Quanto ai vini. Preponderante la figura del sommelier che suggerisce bene ma no segue il cliente nella giusta degustazione dei vini. Immensa, ma assurdamente ripetitiva per omologazione di gusti, la lista dei vini da dessert e dei distillati. Voto 6 e 1/2. Il locale è supendo, per colpo d’occhio e struttura. Capiamo che è una antica cantina ma, di tanto in tanto, una spolveratina al muschio delle pareti non sarebbe male. Vi visiteremo ancora per sperare in un migliore trattamento. Voto complessivo: 7. PS: non tutti gli avventori sono degli sprovveduti nel settore.

  3. ha risposto a Luigi: Buondì, io quando vado al ristorante sono rilassato perchè prevedo (o almeno spero) di fare un’esperienza gustosa. Non deve essere così per tutto l’universo mondo. Gentile Luigi, mi fa molto piacere che abbia postato una recensione. Mi chiedo soltanto che cosa significa la chiusa: pensa che da queste parti transitino sprovveduti, vogliamo ingannare i nostri 24 lettori o lei si sente superiore a tutti quelli che si siedono a una tavola di un ristorante? Sarebbe gentile da parte sua presentarsi per permetterci di comprendere con quale logica e competenza utilizza la scala decimale che propone. Sono rimasto colpito che, nonostante la sua possibile esperienza di ristoranti, non sia riuscito a chiedere una parola di indirizzo a Raffaele Vitale o ai suoi collaboratori. Penso non l’avrebbero negata! Ci faccia sapere se ritorna a Casa del Nonno 13. Ma non si faccia riconoscere e non prenoti così avremo gli stessi parametri. A presto 🙂

  4. Si anche io ci sono andato pochi giorni fà. I camerieri sono molto cafoni…Credono di essere chissà chi e di stare chissà dove…Le portate poi…Paghi un botto di soldi per uscire da lì a stomaco vuoto per andare a saziarti da un’altra parte. E’ uno sconcio!!!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui