Mobilitazione collettiva di allevatori e coltivatori che al parcheggio del Brennero hanno avviato un’operazione trasparenza per controllare la provenienza delle tante merci alimentari spacciate per italiane. Il controllo viene effettuato dalle Forze dell’Ordine e dai Nas. Il latte indirizzato a località dove si producono mozzarelle di qualità sembra essere il caso più eclatante di contraffazione e di truffa ai danni dei consumatori italiani. Sotto un’insegna o un marchio italiano si possono celare in realtà prodotti preparati e confezionati all’estero come ha dimostrato l’ormai tristemente famosa mozzarella blu. Ed è sulla necessità di tutelare la salute pubblica che il presidente della Coldiretti Sergio Marini, alla guida del presidio del Brennero, ha puntato le carte. Non è solo l’importazione del prodotto finito sotto mentite spoglie a preoccupare. Esistono anche 1 miliardo e 300 milioni di litri di latte che viaggiano verso i luoghi deputati alla realizzazione tipica della mozzarella insieme a milioni di quintali di cagliate congelate e di latte in polvere. Non è solo la mozzarella a rivelarsi una tipica fregatura del Made in Italy. Ci sono anche le cosce di maiale pronte a diventare prosciutti, per fare un esempio. L’obiettivo è scoprire il “finto Made in Italy” trasportato sui camion che passate le frontiere saranno poi seguiti con auto “civetta” fino a destinazione. Ma le operazioni legalità dovrebbero essere a tutto tondo. O vogliamo dimenticare le tonnellate di mozzarella di bufala che viaggiano in tutta Italia come pacchi postali e non nelle celle frigorifere? La contraffazione alimentare è una catena, appunto. E mai come in questo caso, il pesce puzza dalla testa, ma finisce alla coda.

Foto: www.ivg.it, Manuela Cerri

3 Commenti

  1. I tentacoli della globalizzazione, mossi da gdo ed industria hanno oramai avviluppato e quasi strangolato i sopravvissuti tra i produttori primari zootecnici
    Il consumatore tira la cinghia ed acquista alimenti sempre piu’ economici , anche blu , quello che conta e’ il prezzo !
    I sindacati agricoli si risvegliano improvvisamente dal letargo e si ergono a protettori e paladini di un mondo agricolo oramai avviato ad un inevitabile default

    Ma, mi chiedo , dove e’ mai finito il buon cibo Italico di una volta ?

  2. ha risposto a biola: Giuseppe in questo momento sono nell’Oltrepo Pavese da un contadino, cioe da una persona che non è specializzata nella produzione di qualcosa su estensioni enormi per produrre qualcosa di fretta da vendere alla Gdo a 10 centesimi al kg (che sarà venduto a 1 euro con un’operazione “sottocosto”). Qui ho incontrato la qualità assoluta, il salame che ha i suoi bravi ANNI di crescita del maiale e di stagionatura in grotta. Ma non si può vendere perché bisogna costruire un salumificio. Lo stesso vale per i formaggi ci vuole un caseificio. E non sempre è possibile appoggiarsi ad aziende (che hanno una mission opposta). La fotografia per una parte del nuovo mondo rurale, quello che dovremmo costruire o ricostruire dopo le follie degli anni ’60, è questa. Se non riusciremo a imprimere una vera svolta, lo standard mozzarella blu a 2€ sarà la norma. Purtroppo.

  3. ma quale cibo italico di una volta?
    mangiamo molto molto meglio oggi di trenta quarant’anni fa. per non parlare della guerra, quando neanche mangiavamo

    quello che è successo al brennero è una vergogna! dopo le ronde padane con privati cittadini che si fanno poliziotti, altrettanto privati cittadini che si fanno doganieri.
    dove va a finire questo povero paese, in preda alla demagogia più spinta

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