Mozzarella rosa. L’avevamo detto che era il frigo

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Ok, ok, non si dovrebbe dire mai (anche perché la parola fine non è stata ancora apposta). Non bisognerebbe appuntarsi da soli medaglie e medagliette (Bocchetti docet), ma non riesco a trattenermi. L’avevo detto che non si può gridare all’untore se spunta una mozzarella rosa (sì, sì rosa non rossa) ai danni dei produttori di latte e latticini se non si è sicuri di cosa è successo a un prodotto dopo l’uscita da uno stabilimento o da un punto vendita (pur con le differenze di veduta o di giudizio che creano forse qualche incertezza in più). La mozzarella rosa è stata “scoperta” in uno dei triangoli d’oro della ristorazione italiana, a Senigallia (e nemmeno scrivo quali grandi chef sono da queste parti perché qualcuno potrebbe associarli….). Una famigliola di turisti ha acquistato una mozzarella in un supermercato di una catena tedesca che, appena ricevuta la segnalazione, ha ritirato tutte le confezioni dai banchi. Repubblica annota che non è detto che questa volta (solo questa?) la colpa sia della casa produttrice, ma avanza la possibilità che la singolare colorazione rosa (uno psedomonas in non perfetta forma visto che dovrebbe essere rossa come la manualistica di questa estate ci ha insegnato con ricotta e morbillo?) potrebbe essere dovuta ad una cattiva conservazione.

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Il merito del dubbio va tutto a Giorgio Graziosi, dirigente veterinario della Asur Zt4 che ha riportato la storia ante colorazione: mozzarella comprata mercoledì 18 agosto, mangiata per metà venerdì 20 agosto e conservata in un’altra vaschetta (ma cosa aveva contenuto questa vaschetta? Era in vetro? A chiusura ermetica?) e ripresa lunedì 23 agosto per accorgersi che era rosa. “E’ probabile che si tratti dell’azione di un batterio, ma non possiamo sapere se provenisse dal frigorifero”, chiosa il dirigente veterinario.

Il dubbio nasce poiché tra il 18 e il 23 agosto (giorno in cui il supermercato ha ritirato il prodotto) sono state vendute altre 500 confezioni di mozzarella. Cinquecento, non 5. E nemmeno una segnalazione. O a Senigallia ci sono tutti turisti alieni che respirano mercurio e mangiano pseudomonas o l’alterazione è circoscritta tra un tavolo e un frigorifero (e comunque restiamo in attesa dei risultati delle altre analisi o di qualche programma radiofonico per sapere come è finita anche con i polli fluorescenti di Feltre provenienti da Marte o da una fabbrica di evidenziatori)

Si rizela la Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori, che denuncia allarmismo per mozzarella blu e rosa affermando che “In Italia si produce straordinaria mozzarella di latte vaccino e di bufala. Il prodotto in commercio è generalmente ottimo, sottoposto a rigidissimi controlli degli organismi preposti e vanto dell’agroalimentare nostrano nel mondo”.

Ecco, consiglierei alla Cia di restare sul terreno dei controlli e sulla sicurezza alimentare o di confrontarsi con la Coldiretti che cerca di far comprendere come sia necessario conoscere la provenienza dei singoli alimenti, compreso il latte che è sempre “bianco”. Che una mozzarella di un supermercato sia igienicamente a norma non significa che sia ottima. Ma semplicemente commestibile. La mozzarella ottima è un’altra cosa.

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