Tendenze. Oltre al coperto, pagheremo anche la sedia?

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Ve lo immaginate Arcangelo Dandini che, una volta servito il caffè, si aggira nervosamente intorno al vostro tavolo per mettervi fretta e indurvi a lasciare libero il campo? O Dino De Bellis che vi da la sveglia o vi presenta il conto con annessi 50 euro per aver indugiato quasi un’ora di troppo davanti al piatto del dessert vuoto? O Fabio Spada che sul menu degustazione indica anche il tempo massimo di permanenza a tavola oltre l’ultima portata? O Gabriele Bonci che a intervalli di un quarto d’ora interrompe l’infornata della pizza per smistare il traffico sulle preziose panchette antistanti il Pizzarium? Non è per essere romanocentrici, ma è da Roma in giù che la pratica del “consuma e alzati” (sennò paghi di più) potrebbe apparire particolarmente stonata.

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Accade, invece, sempre più spesso, nel Regno Unito. L’Independent di Londra la definisce “una delle più seccanti esperienze che possano capitare al moderno avventore” e cioè “rendersi conto, dopo essere riusciti finalmente ad assicurarsi un tavolo in un ristorante, all’ora desiderata, che il tempo assegnato volge al termine”.

In fatto di marketing gli inglesi, si sa, ne sanno una più del diavolo e un pasto servito dentro le quattro mura di un ristorante può essere considerata una merce come un’altra. E allora che male c’è, se gli affari lo richiedono, nell’assegnare ad ogni cliente un limite temporale per consumare il suo pasto, un’ora “X” oltre la quale scatta, inesorabile, la sovrattassa? Magari nei giorni di massima affluenza e nelle ore di punta quando il rischio che il cliente si attardi a tavola può significare la perdita di altre prenotazioni? E soprattutto in tempi di magra quando come spiega l’Independent, una sterlina o più “per ogni minuto di piacere supplementare passato a tavola” può diventare il prezzo da pagare alla crisi economica.

Secondo il sito lastminute.com il 15% dei ristoranti britannici già effettuano un ricarico sul conto finale a chi non ha terminato il pasto nei tempi stabiliti (due-tre ore, ma nella City a Londra il tempo di seduta può scendere a poco più di mezz’ora). Ma non è tutto. Dallo studio The Plate of the Nation, condotto su 2000 ristoranti del Regno Unito tra i quali 100 grandi nomi della ristorazione, emerge anche che più della metà dei clienti intervistati è stata invitata a consumare rapidamente il pasto per lasciar posto ad altri avventori.

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Tra i fan del supplemento, il più severo nel sanzionare l’ospite che si dilunga a tavola è l’Hakkasan di Soho, uno dei ristoranti cinesi dell’omonima catena con sede anche ad Abu Dhabi e Miami e prossima apertura nel Myfair. Allo scoccare delle due ore il ristorante con tanto di stella Michelin applica una sovrattassa di ben 6,17 sterline per ogni 5 minuti supplementari. “Siamo molto popolari”, si giustifica un portavoce del ristorante, “e per soddisfare la domanda di tutti siamo costretti a porre un limite temporale alla permanenza a tavola. I clienti lo sanno” (e ci mancherebbe!).

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Amante del turn-over rapido è anche il Midsummer House di Cambridge, due stelle Michelin e 5,80 sterline di supplemento per ogni cinque minuti di troppo passati con i piedi sotto il tavolo, ma “solo nelle ore di punta del venerdì e del sabato”, dopo tre ore di pasteggio indisturbato e con la possibilità di “consumare il caffè in giardino con vista sul fiume Cam”, si schermisce il suo capo chef Daniel Clifford.

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La lista dei ristoranti “a tempo” si conclude con due locali di Londra (il Zuma a Knightsbridge e l’Hibiscus nel Myfair, nella foto) e uno di Birmingham, il Simpsons. E noi, che ci lamentiamo della pratica assurda del coperto e inseguiamo modelli stranieri, finiremo con il tavolo a orologeria?

Fonti: Lastminute.com, The Independent

Foto: Francesco Arena, jonathanrosenbaum.com