Un marziano a Roma/18 L’insostenibile piacere del panino di Tricolore

Il bunga bunga mangereccio nella capitale sta mettendo a dura prova Qwerty. Questa volta le sue papille marziane saranno guidate dall’accoppiata Linguini-Sponzilli. Difficile “etichettare” la nuova meta godereccia (posta sotto i riflettori cittadini sempre di più in questo periodo), ma avendola già provata di persona, ci tenevo a condividerla in compagnia del nostro amico intergalattico.

Il “forno” Tricolore, del trio “in rosa” (Livia Casalini, Veronica Paolillo e Francesca Fontana) è uno spazio poliedrico, nel rione Monti, che racchiude molteplici offerte. Pane con farine biologiche e lievito madre dalla mattina alla sera (ai forni la mano poetica di Franco Palermo); croissant francesi, pain au chocolat e kit-colazione in mattinata; “panini gourmet” dalle 12:30 alle 15:30 e per finire corsi di cucina e panificazione con docenti d’elite (come Gabriele Bonci, Adriano Baldassarre e Gaia Giordano) alternati durante la settimana (escluso il lunedì giorno di chiusura). Un format dinamico e giovanile che mancava a Roma e che per ora sembra confermarsi vincente su più fronti. Piccoli inconvenienti di percorso sono inevitabili, come il ridotto spazio interno dove degustare, preso letteralmente d’assalto nell’orario di punta 13-14. Noi però abbiamo “aggirato” il problema recandoci da Tricolore prima delle 13. Un consiglio che potrete seguire per cercare di sedervi all’interno pronti per essere serviti. Se invece avete fretta o volete ridurre i tempi, potete approfittare della gentilezza dello staff per prenotare pane o panini in anticipo via telefono, ritirandoli con calma direttamente allo sportello del forno. La nostra fortuna è stata anche di essere in 3. Così abbiamo testato gran parte dell’offerta del pranzo, compresi i nuovi panini appena inseriti in carta. Nonostante il sopraggiungere preventivato della folla, il servizio è stato comunque ineccepibile per tempistiche e temperature e per simpatia e cordialità (patatine viola fritte espresse servite ai clienti nell’attesa). Il che non guasta mai… Anzi! 🙂

Mentre Qwerty e Sponzilli apprezzano le birre artigianali al miele consigliate da Livia, approfitto della spesa golosa fatta in mattinata per testare le baguette appena sfornate (con lievito madre e farine francesi). Realizzo così al volo due miei “panini gourmet” di stampo spagnolo, “Pata Negra e Queso Manchego”, “Sobrasada, Brie e Miele” che mandano in visibilio anche il nostro ospite in trasferta. 😛

Qwerty però ha “una fame dell’altro mondo”, e freme per il panino Tricolore! Cominciamo così le danze mandibolari partendo dal fronte ittico fino alla “ciccia”, scegliendo direttamente dal vastissimo menù.

Pane alla Farina di Ceci con Trippe di Baccala Stufate: Accoppiata classica di ingredienti, che si conferma vincente anche in formato panino. Al primo morso i legumi sembrano “latitanti” e l’impasto cedevole, ma andando avanti è un vero e proprio crescendo di gusto. Le trippe, tenute non troppo calde, sono cucinate nel modo più goloso possibile, e Qwerty si lecca gaudente i tentacoli! 😛 (1814 €)

Pane al Nero di Seppia con Salsiccia di Tonno: Uno dei miei panini preferiti. La salsiccia espressa di tonno ti conquista per consistenza e cottura; il pane al nero è profumatissimo ed intenso. (12 €)

Hamburger di Arzilla con Panino al Nero e germogli di Broccolo: Conferma assoluta per il pane al Nero di seppia da incorniciare (qui in versione più morbida); l’hamburger di arzilla lascerebbe senza parole anche i carnivori più integralisti, ma lo sprint decisivo lo dà il ketchup homemade di Veronica, con zucchero di canna. Da bis! (1413 €)

Pane all’uvetta con Ricotta e Sarde: Per me ha l’unico difetto di capitare dopo il colossale hamburger di arzilla. Le sarde marinate all’arancia sono comunque strepitose con la ricotta, in un connubio fresco e delicato. Il pane è nuovamente gran protagonista: impasto all’uvetta commovente! (9,50 €)

Hamburger di sottofiletto La Granda al Coltello e maionese con uova di Parisi: Sponzilli apprezza, ma reduce dalle esperienze americane, critica il taglio della carne usato ed i condimenti. Qwerty lo scambia per una tartare. Per me invece (“ignorante” in questo campo) è il miglior Hamburger di sempre, con un sodalizio magnifico di maionese e misticanza. L’hamburger è cotto al punto giusto ed il pane al sesamo come al solito over the top! (13 €)

Hot Dog con wurstel di Paolo Parisi: In questo caso la qualità della farcia risulta dominante: il würstel di Parisi” non è un semplice würstel! 🙂 A condire preferiremmo meno senape, un pò troppo “aggressiva” (nonostante la cipolla controbilanci), ma ad ogni modo resta un hot-dog unico a Roma. Da non perdere. (1411 €)

Pane sedano e carote con Bollito La Granda e salsa verde: Una scelta last minute, per colpa nostra collocata in posizione critica. I sapori sono decisamente più tenui e risentono dei due panini precedenti. Ottima la carne, ma con poco mordente la salsa verde fatta in casa. Menzione a parte per il pane al sedano e carote da urlo. (12,50 €)

Pane Segale e Mele con scaloppa di Foie Gras: Assoluto! Una conclusione perfetta con il re dei panini gourmet (secondo il nostro trio “marziano”). Il pane segale e mele (una poesia consumato anche da solo) sembra essere sfornato appositamente per accompagnare la scaloppa di foie, cotta a perfezione. Ogni morso è pura estasi. (2016 €)

Qwerty è sazio e soddisfatto. La qualità dei panini e degli ingredienti (che ruotano periodicamente secondo stagionalità) è incontestabile; per non parlare della passione e volontà che le tre ragazze impiegano nel proporre un posto nuovo nella capitale. Gli spazi interni sono quello che sono certo, ma da Tricolore per ora si lavora e si mangia davvero bene. Forse toccherà far provare a Qwerty anche qualche corso e vederlo impastare, ma vista la sua fame “siderale” dubito voglia mettersi al lavoro o tra i fornelli! XD

Intanto c’è qualcuno che fotografa i nostri panini. Ormai è diventata una mania!

Alla prossima!

Tricolore. Via Urbana 126. Roma. Tel +39 06.88976898

Foto: Andrea Sponzilli



89 commenti su “Un marziano a Roma/18 L’insostenibile piacere del panino di Tricolore

  1. Debbo fare i complimenti a Qwerty, alle fanciulle di tricolore e a scatti… Che quando se deve bastonà se bastona e quando si deve apprezzare si apprezza… Per questo mi piace questo luogo libero e indipendente! Bravi…

  2. Mi ha chiamato Qwerty ed era entusiasta dei panini… Non ho capito se gli siano piaciuti più quelli di Lorenzo o quelli di tricolore 😉

  3. Pane al Nero di Seppia con Salsiccia di Tonno e Hot Dog con Wurstel di Parisi veramente insuperabili!!! Grande Tricolore e bravo Lorenzo che mi ha fatto conoscere e apprezzare questo “forno”. Tutto il pane poi è veramente eccezionale e quando vado ne faccio scorta! (dura qualche giorno ed è sempre buono).
    Pina

  4. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Anche io sono molto indeciso su quali mi siano piaciuti di più: per sciogliere il dubbio sono disposto a sacrificarmi per una nuova degustazione 🙂
    Che dire, come già scritto, eccezion fatta per l’ hamburger (di spessore le materie prime, non proprio azzeccato il taglio e la parte di manzo usata secondo me), gli altri panini sono ghiottissimi, tripletta di baccalà ed il “ruffiano” foie gras su tutti!
    Complimenti “alle” tricolore.

  5. Io andrò controcorrente nonostante vojo bene a Lorenzo e co&.
    Ma 14 euro per un hot dog me sembrano davvero tante, troppe.

    Amo l’aspetto più popolare e street dei panini. Al sud Italia si mangia con grande godimento per strada a prezzi ridicoli.

  6. ha risposto a andrea petrini:
    La tua osservazione è giusta Andrea, però valuta che si tratta di panini gourmet, che sia per il pane che per la farcitura richiedono ingredienti speciali.Comunque qualche giorno fa Tricolore ha sfornato un ottimo panino con la porchetta a 5 Euro, sicuramente più alla portatata di tutti…penso che ci saranno altre proposte simili.

  7. @Lorenzo & Andrea Che bel servizio! Mi sta venendo una fame…giusto per cambiare:)

    Fra questi panini ho assaggiato l’hamburger (concordo con Andrea e Qwerty) ed il pane all’uvetta con ricotta e sarde (lo sogno ancora). Non vedo l’ora di assaggiare altri…ed anche i panini gourmet di Lorenzo:)

    @Andrea non credo affatto che vai controcorrente. ho scritto un post sui panini di Tricolore sul mio blog a novembre…dopo aver speso €50 per 4 panini!…e tanta gente si e’ espressa contro i prezzi alti. nel frattempo i prezzi si sono abbassati un po’ ma rimane che la maggiore parte della gente che vive o lavora a Monti/Roma/Italia/Terra non se lo puo’ permettere il panino di trippe e baccala tutti i giorni!

    Invece il panino di cui parla Pina era strepitoso ed il rapporto di qualita’ prezzo era perfetto e alla portata di tutti. Ci sono altri panini al costo di €6-7 che, secondo me, e’ il “price point” adatto al format (alla fine è un panino, no?) e alla zona (dove lavorano tanti giovani e ci sono varie sedi scolastiche). Spero che ci saranno altre offerte come il panino di porchetta a €5 perche, secondo me, il cibo buono dovrebbe essere raggiungibile da tutti

  8. ha risposto a Katie Parla:

    @ Katie: Grazie mille Cara, ma preciso che stavolta il servizio is mine, mentre il mitico Sponzilli ha preferito contribuire a livello fotografico e “mandibolare” (che non è poco!). La nostra è stata un’ incursione mangereccia improvvisata, anche per Qwerty! Decisamente azzeccata! Non puoi perderti i panini nuovi (in carta c’era anche un carciofo in crosta che prometteva benissimo!) 😛

    @ Andrea S.: allora sei già pronto per la seconda mandata mitico?!?! Ci manca ancora qualche panino da “testare”! 😛

    @ Andrea p.: anche io ti voglio tanto bene andrè (ancora grazie da tutta la family per la bellissima giornata di domenica), ma sai benissimo come la penso sul fronte materia prima, qualità e manodopera. A mio parere da tricolore i prezzi meritano sicuramente l’offerta. Ti consiglio di provarlo, anche solamente il pane di loro produzione…fantastico, per non parlare di quanto si conserva…il godimento a volte non sempre coincide con la qualità… Abbracci! 🙂

  9. ha risposto a Lorenzo Linguini:

    Lorenzo sono d’accordo sulla materia prima ma fermiamoci un attimo sul panino che ho indicato: un semplice hot dog fatto con pane, cipolla e senape e wurstel.
    Io, come altri, quando comprano qualcosa fanno anche un food cost e pagare un wurstel di Parisi più di 10 euro mi fa ridere e incaz….
    Poi sarà buonissimo e il meglio che c’è in giro però…però…

  10. Il fatto che alla giustissima osservazione che 14 euro per un panino siano troppi (il discorso poi si potrebbe allargare al costo dei piatti fatto da Oldani…) si risponda affermando che si tratta di un “panino gourmet”, fa capire quanta strada sia ancora da percorrere per uscire dall’enclave del “gastrofighettismo”… Lungi da me fare discorsi pauperistici (gli anni, la panza e e le tavole stellate visitate mi impongono la decenza) ma bisogna rendersi conto che il fatto che acquistare l’uovo di Pinco o mettere in un panino del prosciutto di Caio non legittimano a priori prezzi alti e patenti di gourmet.

  11. ha risposto a Mario Albano: discorso comprensibile, ma assai scivoloso. Il mercato è galantuomo, i prezzi li fa da se e la linea si traccia a fine anno con il bilancio… Quattordici euro per un panino (come dire 30.000 lire del vecchio conio) sono oggettivamente un botto, ma è altrettanto oggettivo che determinati prodotti costano cosi e se un’azienda li vuole usare e fare un ricarico corretto il prezzo ci sta. poi bisogna vedere se ci sta un pubblico e parrebbe di si!! vedete un ristorante, un bar, un panettiere un qualcosa come tricolore è essenzialmente un’impresa, una faccenda privatistica e i suoi prezzi sono (secondo me) essenzialmente un fatto tra privati, che senso ha dire sono cari… Boh, credo che siano oggettivamente molto cari, ma se sta bene al oro pubblico… il resto rischia di essere moralismo 😉

  12. ha risposto a Mario Albano: Io credo che sui prezzi – in generale – non si sia mai fatto un discorso serio. Ovviamente il prezzo deve ripagare lo sforzo d’impresa, tenendo però conto del mercato. Non potendo – e soprattutto non volendo – fare i conti in tasca a Tricolore, se tra un anno è ancora lì, vuol dir che il mercato c’era e che la mossa imprenditoriale è stata azzeccata. In generale, però, tutto QUELLO DI (come le uova di …, il wurstel di …) si porta dietro un extra costo che serve a coprire un battage pubblicitario che formi il MARCHIO DI ….
    Il panino citato, potrebbe essere buono uguale e costare meno, con una salsiccia/wurstel di un buon produttore senza la DI?!
    Qualcuno se la sentirebbe, magari di fare un assaggio comparato alla cieca per sostenere e proprie tesi?!

  13. La discussione sulla correttezza e congruità dei prezzi applicati al mondo della ristorazione in senso lato rischia, secondo me, di trasformarsi in una spirale autoalimentata dalle sensibilità e dalle contingenze proprie di ogni soggetto/cliente/consumatore.
    E’ vero che alcuni parametri sono assolutamente oggettivi come è vero, per quella che è la mia percezione, che spesso ogni individuo associa un prezzo soglia massimo per ogni tipologia di pasto, come dire una barriera formale anziché sostanziale: un panino può costare al massimo 8€, una carbonara non più di 10€ e così via… poi magari nel panino c’è il foie gras e la carbonara è preparata con materie prime assolute ed impreziosita dalle capacità rare di un ottimo aritgiano-cuciniere.

    Per lavoro spesso (ahimè) pranzo nei più famigerati bar-tavola calda romani: se confrontata con i prezzi di tricolore (tricolore come esempio), come ne esce una “insalatona” (già il nome intristisce) venduta a 9€? E come si contestualizza un piatto di SOLE verdure gratinate a 7€? Fermo restando che è meglio non indagare sulla provenienza dei prodotti utilizzati…

  14. ha risposto a Fabrizio aka Artèteca:
    Sottoscrivo in pieno il discorso sul “Quello di” e mi spiego: molto spesso, leggendo qua e là blog e riviste di settore ho la sensazione che più che considerare l’enogastronomia quale essa è, ossia un piacere ed un fatto culturale, ci si faccia prendere la mano dal “Quello di” arrivando a premiare inevitabilmente il prezzo maggiore. So che il discorso sui costi è scivoloso e non sono aduso a facili moralismi, visto che mi occupo di mercato anche io. Quella di Tricolore è una operazione commerciale che io mi auguro vada benissimo. Dico però, nel contempo, che forse dovremmo ragionare sull’extra costo di cui parla Fabrizio e da lì partire per una autocritica.

  15. ha risposto a Andrea Sponzilli:

    Hai ragione sulle insalatone che costano uno sproposito però visto che stiamo facendo i conti della serva dobbiamo anche considerare che l’insalatona me la mangio seduto al tavolo col cameriere che mi serve.
    Il panino, da chiunque lo compri, me lo mangio in piedi al bancone quando va bene. Costi di servizio pari a zero.
    Questo discoro, lo sottolineo, non inficia il grande lavoro di cura e selezione di Tricolore, è una mia riflessione personale che può valere per qualunque bene di consumo.
    E, forse, stiamo veramente all’interndo di un discorso scivoloso e soggettivo.

  16. ha risposto a andrea petrini: seduto al tavolo si… ma ad un tavolo stretto, spesso traballante dove un barista-cameriere lascia cadere i piatti ordinati tra una imprecazione ed un altro cliente che ordina tot caffè, il tutto in un ambiente mediamente brutto e spoglio.
    Il panino da tricolore, oltre che confezionato in un bel packaging, lo puoi mangiare seduto al banco accompagnandola con una buona birra artigianale ed allietato dalla cortesia delle “tricolorette”.
    Pienamente d’accordo sulla soggettività e scivolosità dell’argomento 🙂

  17. ha risposto a Andrea Sponzilli: ecco sul dove e come consumare il panino di tricolore, sulla birretta artigianale, si apre un altra fetta del discorso interessante e da affrontare… ma ancora più scivolosa 😉

  18. ha risposto a Andrea Sponzilli:

    Andrea onestamente tricolore è tutto meno che in posto dove consumare cose. E’ un forno gourmet e, secondo me, è stato creato apposta per non far rimanere gente dentro.
    Io ho mangiato un cornetto una settimana fa e me lo ricordo stretto ed angusto.
    Poi se per un panino e una birretta riesco a spendere 25 euro allora… :))

  19. ha risposto a Andrea Sponzilli: io che son buonista e “ma anche” alla Veltroni, son qui stupito a leggere commenti che si annodano senza costrutto.
    Ci sono punti fermi:
    1 – l’articolo non è una recensione. Lorenzo è in cucina che spignatta, è amico delle Tricolori, non è super partes, sta più da Tricolore che a casa sua! Quindi qualsiasi valutazione, anche sui prezzi, è fuori dal sistema solare…
    2 – minisondaggio a studio con i miei ragazzi (assai appassionati di cibo): prezzo massimo pagabile per un panino euro 10. Stop. Pure se c’è Paolo Parisi (lui) dentro…
    3 – l’entusiasmo di Lorenzo è sano e contagioso, ma quanti suoi coetanei possono permettersi il pranzetto da tricolore?
    4 – Ipotizziamo allora che quello non è un panino ma un “piatto”: allora qualsiasi prezzo va bene, facciamo a categoria ristorante, no?
    5 – E’ vero, ci sono le insalatone a 9 euro. Ma non sono criticabili in quanto rientrano nella scelta commerciale dell’imprenditore e…
    6 – … e quindi anche Tricolore – come saggiamente notato – è una impresa e sel’offerta – anche se cervellotica – incontra la domanda… l’imprenditore ha ragione. Io credo che un pasto fuori in pausa pranzo non dovrebbe costare più di 12 euro tutto compreso. Ma lo credo io. Se qualcuno spende 25 euro per due panini senza beveraggi son contento per lui e soprattutto per chi li vende. Ma dire che il prezzo è giusto non ha veramente senso. In assoluto.

    Che poi, infine, tutto questo sia ottimo mi sembra quasi scontato. Se fossi contento dipagare 14 euro per un panino orrendo sarei veramente masochista…

  20. Il discorso “quello di” è abbastanza incomprensibile.

    Il costo pubblicitario quando esiste va spalmato al pari del costo della manodopera. Se non esistesse, qualcuno potrebbe produrre la cosa più buona del mondo e nessuno lo saprebbe. Tra l’altro, è errato nel caso di tricolore imputare il costo alla sola manodopera e/o prodotto. Affitto? Macchinari? Presentazione? Avrebbero potuto comprare i piani fissi anzichè ribaltabili e mettere su un asse di legno. Costava di meno? Ma ha senso discutere se quel panino costa 14 o 13 €

    Il quello di ha anche un’altra funzione. Parliamo di uova e potremmo ipotizzare quante uova alla diossina (tedesche) o marce (italiane) sono finite nei panettoni in cui era spalmato il costo della pubblicità. Quindi il “quello di” certificato dall’uso è proprio un elemento caratterizzante delle scelte dei prodotti.

    Sempre su questo punto non capisco quello che chiamerei gastrofighettismo di ritorno: perchè mai segare un produttore che sta raccogliendo i frutti del suo lavoro basandosi sull’idea che il suo prodotto è “quello di”? Significa che le cose sono buone solo quando si conoscono in 4 gatti e fa fico far vedere che siamo stati i primi a scoprirlo. Il diritto di primogenitura mica porta con sè l’ammazzare! Diverso se si registra un abbassamento della qualità e un innalzamento del prezzo.

  21. ha risposto a Vincenzo Pagano: è proprio così Vincenzo “le cose sono buone solo quando si conoscono in 4 gatti e fa fico far vedere che siamo stati i primi a scoprirlo”, sigh 🙁
    cmq vediamo se riesco a farmi seguire su un discorso che mi sta a cuore, il problema è che esiste solo quello li, o la merda! In Italia (in tutti i campi) ci dibattiamo tra lo straordinario e l’ordinario… Questo è un problema.
    @ Alberto, no tricolore non è un ristorante! I ristoranti hanno oneri e onori e scambiare gli ambiti, mi preoccupa molto di più di lorenzo che è amico che parla di tricolore 😉

  22. ha risposto a Alberto:

    Albè mi fermo a 2 punti solamente perché mi riguardano, ma non ci siamo proprio (come al solito) su i tuoi discorsi dei costi!
    Innanzitutto da tricolore ci sono stato solo 4 volte (mia madre acquista il pane quando può perché lavora lì vicino), non sto minimamente in cucina! Ho realizzato i panini sul tavolino accroccato, portandomi coltelli e prodotti per conto mio…fondamentalmente perché sono pazzo e passando da Volpetti mentre andavo a scuola non ho resistito all’idea di una baguette come si deve farcita col patanegra…entrato mi sono fatto prender la mano… Infine amico delle “tricolore” lo dici te, conosco Veronica, Livia e Francesca da pochissimo e mi sono simpatiche, apprezzo il lavoro che fanno, la loro grande passione (è evidente) e quello che propongono con tricolore: qualità e materia prima vera trattata come si deve! Ce ne sono pochi di posti così a rom a, e commentare senza sapere è abb scorretto da parte tua! Ultimo (ma potreicontinuare) vedo quotidianamente i miei compagni spendere più di me per pizzette senzanima o panini con cotolette pietose, in questa ree eravamo in 3 e abbiamo esagerato, ti assicuro che per un pranzo normale tricolore è una vera perla, a confermarlo è sempre pieno…come al solito basta che si critica va tutto bene, in maniera molto poco oggettiva…

  23. ha risposto a Carlo Giovagnoli:

    Io ti preoccupo? Prima fai i complimenti e adesso già tutto brutto e sbagliato…bah… Ribadisco parlo di tricolore in quanto cliente che ha stima e interagisce socialmente (da essere umano) con delle persone che ritiene facciano un buon l’amor o…l’amicizia cari è cosa ben più complessa e articolata…non so voi ma la intendo così…discorsi senza senso si sprecano…maroooo

  24. ha risposto a Lorenzo Linguini: Lorenzo, va bene tutto… ma ricorda che tenere aperti i commenti si porta con se la possibilità di critica… e aggiungerei, per fortuna! Sai qual è l’altra parte del rapporto impresa mercato: che se da una parte, come scrivevo prima, ti da una grande autonomia e il prezzo è un fatto privato di percepito tra costo e benefici, dall’altra parte ti sottometti insindacabilmente al diritto di critica del cliente. Mi accade ogni mattina che apro la porta de La Reserve 😉

  25. ha risposto a Vincenzo Pagano: Vincenzo (Buon compleanno!), il mio discorso sul “quello di” è un po’ più articolato e si muove su un altro piano: io condivido in pieno quello che tu giustamente osservi in termini di composizione del prezzo, di marketing e di ricerca della qualit. Quello che io dico è però altro. Io ribadisco che l’enogastronomia è per me essenzialmente un fattore di gusto e di cultura, una cultura ed un gusto che si formano con le letture e gli assaggi, con le ricerche e le cene, con la voglia di approfondire ed i confronti (questo incluso. Ciò detto quando vedo interi dibattiti o ricette che non sono altro che una sommatoria di riso “quello di” e uova “quello di” vedo una acritica adesione ad una moda e non vedo quello spirito, per l’appunto, di gusto e di cultura che secondo me devono contrassegnare il gourmet. Questo è quanto.Ancora Auguri

  26. ha risposto a Alberto: Vedi Alberto talvolta anche i ragionamenti più lucidi e meno annodati su se stessi giungono a conclusioni allineate a quelli più contorti: al punto 2 della tua razionalizzata risposta leggo che, da veloce sondaggio, nessun ragazzo del tuo studio è disposto a varcare la soglia dei 10€ a panino (perchè proprio 10?)… pochi commenti più sotto io scrivevo che “spesso ogni individuo associa un prezzo soglia massimo per ogni tipologia di pasto” che esemplificavo casualmente proprio in 10€ a panino, osservando però che ragionare per categorie decontestualizzate dalla sostanza (nel caso del panino, il pane e la farcitura) può essere fuorviante… perchè, concordo, la sostanza spesso può essere slegata dalla forma/categoria: un panino di segale e mele farcito di scaloppa di fegato grasso non mi sembra propriamente un panino, se per panino intendiamo quello classico da merenda scolastica, ma piuttosto lo associo ad un piatto pensato e cucinato che trascende evidentemente la sua categoria di appartenenza stringendo l’occhio ad una ristorazione più formale.
    Leggo poi che giustifichi una insalatona a 9€, io personalmente no: l’insalata è spesso proveniente da non ben precisate buste, il tonno e le mozzarelline sovente vengono acquistate non facendo molta attenzione alla loro provenienza.. in tempi di mozzarelle arcobaleno la provenienza mi sembra quantomeno interessante… e sorvoliamo sull’olio di oliva utilizzato per il condimento; aggiungo che con pochi euro di più mangio un ottimo panino da tricolore (perchè in pausa pranzo tendenzialmente si mangia leggerini), mi allieto lo spirito, mi sazio e soprattutto sono consapevole di ciò che effettivamente sto ingurgitando… se un bar-tavola calda deve rispondere a logiche imprenditoriali, dov’è lo scandalo se anche tricolore ha un approccio da impresa: è il mercato bellezza 🙂

  27. ha risposto a Andrea Sponzilli: mi sa che come diceva Paolantoni, parlamm’ ‘n ‘c capaimm…
    A studio ho chiesto: quanto spendereste massimo per un panino, anche riempito al meglio? Risposta: 10 euro. Facile, ecco perchè 10. E chiaramente per panino intendo “panino”, non “pane di segale del mar morto con fegato d’oca transalpina e sale maldon”. Se volessi dire questo, e mi sembrava di essere stato chiaro, assumerei che il panino di tricolore è nell’ambito “ristorante”, e il discorso finisce lì.
    E, aggiungo, uno dei ragazzi ha giustamente osservato: parliamo di panini o è come se, parlando di hamburgher, pensiamo non a McDonald ma alla fassona di Roscioli? Chiaro, no?
    Perdonami, poi, Andrea, ma non mi hai letto bene sulle insalatone. Io scrivo:
    “E’ vero, ci sono le insalatone a 9 euro. Ma non sono criticabili in quanto rientrano nella scelta commerciale dell’imprenditore e…
    6 – … e quindi anche Tricolore – come saggiamente notato – è una impresa e sel’offerta – anche se cervellotica – incontra la domanda… l’imprenditore ha ragione.”
    Il che, a me sembra chiaro ma lo rispiego, vuol dire che non puoi criticare tout court chi vende a 9 euro l’insalatona perchè quel prezzo è fonte della libera scelta dell’imprenditore.
    Se la mangi e fa schifo, critichi la qualità.
    Oppure critichi a monte l’operazione commerciale e non entri nel bar per nulla.
    Infatti io non critico Tricolore: e, aggiungo, per evitare che si possa chiudere al posto mmio il mio pensiero, non dico che non ci metterò piede perchè è caro. Ci andrò, perchè son curioso, per testare la qualità e le innovazioni.
    Però non levatemi – e ringrazio AleBocc – il diritto di critica, sennò è finita.

  28. ha risposto a Alberto: Per carità, la critica deve esserci ed è sempre la benvenuta per me.
    Alberto secondo me parliamo e ci capiamo, in sintesi quello che io contesto è che non sempre in ambito gastronomico è corretto ragionare per compartimenti stagni con i relativi massimali di costo: tricolore è tricolore, perchè si ha la necessità di inserirlo in una categoria ben precisa? (Roscioli cosa è secondo te? Salumeria, wine bar, enoteca o ristorante?)
    Sull’insalatona, non contesto nè il prezzo nè che venga fruttiferamente commercializzata, dico solo che a quel prezzo vince 10 a 0 il panino di tricolore come degna pausa pranzo 🙂

  29. ha risposto a Lorenzo Linguini: scusami Lorenzo, ma non hai capito il senso del mio intervento.
    Premesso che i costi – ricavi – prezzi nella ristorazione sono l’ABC come in qualsiasi attività commerciale, e quindi sono passibili di una normale censura, è la tua stessa risposta a spiegare come il tuo strepitoso rapporto col cibo ti porti a volte a perdere l’oggetto dello scrivere.
    Vengo e mi spiego, come dice Camilleri..: quando scrivi non sul tuo blog – lì è casa tua – ma su un giornale vero e proprio come scatti (auguri Direttore!!!) hai il dovere di mantenere un’ottica neutrale pure quando vuoi trasmettere la tua esaltazione gustopapillare dopo una “bonciata”.
    Non so se da Tricolore tutti si fanno i panini da soli come fai tu: è così? Posso portarmi il cartoccio de mortazza da casa e prendere solo il pane lì, appoggiandomi al tavolino e usando perfino i miei coltelli? Se tu lo puoi fare e altri no, non puoi negare che hai un rapporto amicale con la proprietà, cosa assolutamente positiva sia chiaro. Io son ben felice di essere amico di questo o quell’altro chef (e pure de Pierciccì, va’!) e quindi so che se parlo bene di loro sono passibile di essere tacciato di partigianeria. E’ normale.
    Concludo dicendo che io non commento senza sapere: commento e basta, anche perchè non ho mai messo in dubbio la qualità di Tricolore ne’ la bontà del progetto imprenditoriale delle tre ragazze, progetto che, da quel che vedo, reputo ben costruito, intelligente e certamente di qualità.
    Spero di essermi chiarito, senza rancore… 🙂

  30. Questi commenti mi fanno venire in mente le diatribe sull’anonimato di chi scrive di posti dove si mangia. E’ affidabile il racconto di Sandano? Penso di sì se si considera la sua giovane età (almeno così dice la sua foto e il rinvio sul nome) e quindi anche una buona dose di entusiasmo. Per lui il costo del cibo forse si riduce a “posso comprarlo con i soldi che ho?” a differenza di Alberto che per sua professione sembra molto addentro alle logiche dei costi e del mercato.

    Mi piace, però, questa scelta del direttore (auguri anche da parte mia) di lasciare aperte le pagine non solo ai commenti ma anche allo scrivere secondo sensibilità e logiche diverse che mi sembra il migliore patrimonio di questo scrivere in rete. Non lo perdiamo per essere sincronizzati su una medesima linea.

    Però ci aspettiamo almeno un endorsement del direttore!!!

  31. ciao veronica i tuoi panini sonofantastici, afrodisiaci ed erotici, questo è il mio preferito se ti interessa ovviamente!

    panino nome: edo

    pane di farro semi integrale con semi di sesamo.
    farcitura: maionese, tacchinonella arrosto (o fesa di tacchino) più comoda, funghi schampignon trifolati sottolio, insalata o verdure alla griglia (melanzane o zucchine) spezzia curry, grattuggiatina di zenzero o secco come spezia. ciao spero ti piaccia

  32. Il discorso secondo me non è tanto se hai usato il wurstel di Parisi o di un’azienda sconosciuta altrettanto buona, il discorso è , quanto ci ricaricano sui panini? Ora non so quanto possano costare i wurstel di Parisi, diciamo esagerando 30 euro al chilo, un bel wurstel da 100g quindi 3 euro. Ora, il pane quanto, 10/20 centesimi? La senape, 10 centesimi? Quindi su una cosa che costa diciamo 3,50 (e già sto sparando alto), un prezzo di 11 euro come è giustificabile?

  33. Purtroppo caro Nicolò i tuoi calcoli sono ASSOLUTAMENTE sbagliati!!!
    E’ davvero fastidioso dover rispondere a chi con “IGNORANZA” (nel senso di chi ignora, non me ne volere male) insinua conti approssimativi. Ci troviamo a questo punto costretti a farlo, per smentire le malelingue o le fastidiose polemiche che evidentemente per i frequentatori di questo “blog” sono una piacevole abitudine (tanto da far venire in mente al Signor Pagano di pubblicare questo tuo intervento sulla nostra pagina facebook e su quella del Signor Paolo Parisi). Prima di tutto, per tua informazione, un buon imprenditore, uno che fa soldi, un ristoratore dei tanti che conoscete qui su Roma o altrove, di media applica un rincaro di 5 volte superiore ai costi che sostiene. Quindi se come dici tu a noi l’hot-dog costa 3,50 potremmo tranquillamente venderlo a 17,50 euro rimanendo così al passo con chi fa il nostro stesso mestiere. Ma, purtroppo, Tricolore non ha mai potuto effettuare rincari simili, in quanto paga le conseguenze del fatto che il suo prodotto per quanto possa essere buono ha comunque la nomea di “panino” e paga anche le conseguenze del fatto che Roma non è ancora del tutto pronta a “DIGERIRE” che anche un panino possa essere un piatto pensato, creato con tecniche innovative, abbinamenti ragionati, materie prime di altissima qualità frutto di un costante e intenso lavoro di ricerca e soprattutto nasca dalla manodopera di 4 persone che si alternano tra il giorno e la notte (vedi i panettieri) per realizzare quello che ogni giorno vi offriamo. Tra l’altro Nicolò, per dirla proprio tutta e non lasciare niente al caso, oltre a non applicare un rincaro simile, il nostro panino ahimè costa a noi molto più di quanto hai supposto. Per farti un esempio, il pane si aggira intorno ai 0,50 centesimi l’uno (visto l’utilizzo di farine di un certo tipo) e poi dobbiamo metterci il costo del panettiere e dell’assistente, che hanno un signor stipendio mensile con tanto di contributi, tredicesima, ferie pagate ecc. ecc. La senape poi, che hai menzionato e a cui hai affibbiato un costo di 0,10 centesimi la trovi da Castroni a 12 euro il barattolino, le cipolle di Cannara con l’olio e lo zucchero di canna biologico anche quelle se piccolo hanno comunque un costo, il fatto che qualcuno le tagli e le cucini anche quello ha un costo, la scatolina in cui lo serviamo, la carta e i tovaglioli nessuno ce li regala, poi mettici una piccola parte dello stipendio del lavapiatti che lava le pentole e l’attrezzatura con cui cuciniamo, una piccola parte dello stipendio della ragazza che vi serve al bancone, l’elettricità, l’affitto e capirai bene che i tuoi conti sono un pò troppo approssimativi e che chi lavora ogni giorno dovendo sostenere tutto questo per portare avanti il progetto in cui crede , quando si trova a leggere parole come le tue, cariche di polemica e miccia per inutili discussioni si senta un tantino offeso e infastidito. Sicura del fatto che avrai finalmente le idee un pò più chiare sull’economia di Tricolore e che in futuro rifletterai prima di fare i conti in tasca pubblicamente a chi lavora onestamente e non ruba niente a nessuno, ti saluto e ti aspetto per un “ASSAGGIO DI RIFLESSIONE”.

  34. ha risposto a Veronica: Non pensavo di poter causare una reazione del genere! Se vedi ho citato proprio l’hot dog perchè per gli altri vedo più un’idea di piatto, l’hot dog è un hot dog, e per quanto buono possa essere, mi compro pane, wurstel di parisi, senape a castroni, e me lo faccio , senza spendere 4 volte per prenderlo già fatto, è questo il senso del mio non trovare giustificato un prezzo così, sarà una questione di limiti mentali, ma questa è la mia sensazione. Sui panini più “ricercati” non mi sono pronunciato proprio perchè vorrei prima provare per giudicare.

  35. ha risposto a Veronica: oddio veronica ancora insisti con queste risposte arroganti. al costo del panino conviene aggiungere il prezzo di lezioni di public relations. non fanno niente per la tua causa interventi da genere. ricorda che stiamo parlando di panini alla fine e non lo puoi prendere ogni volta che qualcuno ti critica o chiede perche sono costosi i panini. Anche questo fa parte del tuo lavoro. Forse dopo hai fatto un po’ più di esperienza nel settore lo caperai. e’ da piu’ di un anno che e’ aperto tricolore e ancora porti avanti questo atteggiamento. rispondere al commento di niccolo’ in quella maniera mi sembra assurdo. i tuoi panini costano troppo. punto. lo dice il consumatore. se devi ancora stare a spiegare i motivi non e’ un buon segno. Se ci vogliono 12 mila persone per fare un panino, forse bisogna gestirlo in maniera diversa. E se a monti l’affitto costa troppo e spinge il costo del prodotto alle stelle, allora forse hai sbagliato zona. ripeto: alla fine stiamo parlando di un panino–che fra l’altro si devi mangiare in piede o a casa–ed e’ ridicolo che lo tratti come se fosse un prodotto sacro che nessuno puo’ giudicare. Mi sbaglio o Tricolore e’ un’attivita’ a scopo di lucro? Dai speriamo che quest’anno riesci a comportarti in un modo piu’ professionista nei confronti dei clienti, i critici, o chi semplicemente trova poco digeribile il prezzo altissimo di un hot dog.

  36. ha risposto a Veronica: Veronica, il post è di un anno fa e mi sembrava giusto che una critica avesse una risposta dai diretti interessati. Cerchiamo di fare informazione e Scatti di Gusto mi sembra che abbia un bassissimo tenore di polemiche. Per il resto, Katie ha inquadrato la sensibilità alle domande che caratterizza spesso le posizioni di Tricolore 🙂

  37. ha risposto a Nicolò: caro Niccolò con il tuo ragionamento quasi tutto si potrebbe fare a casa! non so se mangi sushi, ma è una banalissima palletta di riso con un pezzettino misero di pesce sopra, eppure lo paghi una fortuna…come mai??? nessuno però se ne lamenta. E se vai a ristorante a mangiare una pizza? ormai i prezzi sono alle stelle, eppure è un banale impasto di acqua e farina con un condimento altrettanto semplice.
    Ormai una minestra di pasta e ceci la paghi non meno di 10euro!
    Insomma a casa tutto è più economico ma non sempre è altrettanto buono! e poi c’è il piacere di mangiar fuori, magari in compagnia, di farti servire un piatto bello e pronto, di assaggiare cose nuove, abbianamenti che a te non sarebbero magari mai venuti in mente; e poi di non dover sparecchiare e lavare i piatti….a meno che tu non abbia una colf/chef che fa tutto questo al posto tuo!
    Insomma tanti privilegi che non avresti con il “fai da te” e che credo sia del tutto normale che rientrino nel prezzo del prodotto.

    Per quanto riguarda la risposta di Veronica, cara Ketie, non la trovo affatto arrogante. Credo che comunque viste le vostre, che non chiamerei critiche ma piuttosto polemiche e accuse insensate di un anno a questa parte, Tricolore abbia tutte le ragioni per essere un po’ spazientito. Inoltre credo che quella poco educata, sia stata tu col giudicare e dare “consigli” di comportamento a Veronica (che credo abbia semplicemente spiegato con chiarezza cosa rientra in un food cost) perchè credo qui si parli di cucina, si critichi un prodotto e non le persone che ci lavorano con passione.

  38. il würstel di Parisi” non è un semplice würstel! 🙂 A condire preferiremmo meno senape, un pò troppo “aggressiva” (nonostante la cipolla controbilanci), ma ad ogni modo resta un hot-dog unico a Roma. Da non perdere.

    Lo ha scritto Lorenzo qui accanto. Ma leggete solo i commenti o anche il testo di chi è andato ad assaggiare questi panini?

  39. Io queste polemiche sul prezzo le trovo veramente stucchevoli, soprattutto su un sito che dovrebbe trattare di gastronomia. Ciò non significa che ogni prezzo è giustificato per il sol fatto che si tratta di un cibo “alto” (ed io penso che tali siano i panini di Tricolore, avendoli mangiati davvero a differenza di molti critici “virtuali”) ma semplicemente che, quando ci si accosta ad un ristorante di un determinato livello, ad una gastronomia di un determinato livello o a dei panini di un determinato livello sia scontato che non si possano prendere come parametri il Macdonald’s o il buiaccaro o il droghiere sotto casa. Mi spiego: lasciando perdere posti infami esageratamente costosi (penso ai tanti ristoranti romani dove abbondano la panna e i “buonasera dottore”) è nelle cose che Arcangelo o Glass siano in una fascia di prezzo diversa rispetto a Cacio e Pepe a via Avezzana così come è lo stesso per il prosciutto crudo comprato al supermercato e lo Joselito comprato alla Tradizione o per il panino di Tricolore o di ‘Ino rispetto agli orridi hamburger di MC. Posto che un panino ha una sua dignità come prodotto della gastronomia “alta”, come ha sempre dimostrato Bolasco, sarebbe quindi serio, ad esempio, discutere in questa sede della consistenza dei wurstel di Parisi – che io trovo meno apprezzabile rispetto ad altri prodotti artigianali di Brunico – osservare che non sono di puro suino o altro ancora. Ma non insistere in queste discussioni che tendono a comparare quello che comparabile non è, ossia un piatto di Tricolore ed il panino con prosciutto e formaggio esausti presi al bar sotto lo studio. In tale ottica io capisco il disappunto di Tricolore – anche se forse manifestato in maniera un po’ troppo acceso – che sta lavorando in maniera seria e apprezzabile e che quindi respinge al mittente non delle critiche ma delle inutili polemiche alimentate da chi si limita a dare sfogo al suo ego smanettando su un blog. La gastronomia, il piacere del cibo e della condivisione, sono altra cosa.

  40. ha risposto a Fiamma: ha risposto a Vincenzo Pagano: Un hot dog me lo faccio da solo a casa in 5 minuti, se lo prendo fuori casa è perchè sto lavorando o passo di lì e 11 euro per un hot dog non ce li spendo ( per quanto buono sia) tanto meno se non sto da quelle parti e ci devo andare apposta per mangiarlo. Il sushi che tu citi è una cosa molto più lunga da fare se non altro per la preparazione del riso, e anche fare qualcosa che non sia un pasticcio di riso e pesce non è del tutto banale. La pizza, se avessi il forno di Sforno a 400 gradi me la farei a casa, non ce l’ho e vado da loro. Senza parlare del fatto che nei ristoranti hai un servizio, un cameriere che ti serve, un tavolo, spazio, a Tricolore ci sono dei banchi dove se sei fortunato trovi posto per appoggiarti, se no devi mangiare fuori in piedi, e non mi sembra che in questo caso paghi meno.

  41. ha risposto a Veronica:
    Per chi vuole fare informazione questo non è il migliore degli incipit.
    “Prima di tutto, per tua informazione, un buon imprenditore, uno che fa soldi, un ristoratore dei tanti che conoscete qui su Roma o altrove, di media applica un rincaro di 5 volte superiore ai costi che sostiene”

  42. E non ho ancora capito però quanto ricaricano loro, il mio calcolo è sbagliato ok, ma in eccesso o difetto? No perchè se un hot dog venduto take away può costare più di 17,50, che so 20 euro , mi vien da ridere (cit.), amaramente.

  43. ha risposto a Nicolò:
    Ma cosa cambia?
    Ti tranquillizzerebbe sapere che ricaricano il 200% invece del 400%?
    Se per te il costo di quel panino è eccessivo lo rimarrebbe comunque, sapere la percentuale di ricarico non lo farebbe diventare più ecomico.

  44. ha risposto a Fabio Spada: Certo che mi cambierebbe, eccome, è una cosa fondamentale, tu in un ristorante non valuti il ricarico sui vini per valutare la carta dei vini? E perchè sul cibo (poco “lavorato” come un hot dog) questo discorso non si potrebbe fare? Io pago per quello che ricevo, no per quello che posso o voglio pagare.

  45. ha risposto a Nicolò:
    Ti sei risposto da solo, ma in due maniere diverse.
    “Un hot dog me lo faccio da solo a casa in 5 minuti, se lo prendo fuori casa è perchè sto lavorando o passo di lì e 11 euro per un hot dog non ce li spendo ( per quanto buono sia) tanto meno se non sto da quelle parti e ci devo andare apposta per mangiarlo.”
    In questo caso concordo con chi più che il gusto del panino sente quello della polemica.

  46. ha risposto a Fabio Spada: No, perchè parto dal presupposto che un hot dog non costerà mai 6-7 euro di materie prime, e quindi mai spenderei 11 euro per un hot dog. Nessuna contraddizione come vedi. Discussione chiusa per me, volevo solo esprimere un parere e non creare tutto sto casino, non ho altro da dire. Buon anno a tutti. 😉

  47. ha risposto a Nicolò: no, uno paga per quello che può pagare. Anni fa a Parigi vidi un menù con piatti da 170 euro l’uno! Ci sarei voluto entrare, e mangiare, ma non me lo potevo permettere…
    Che poi Tricolore a volte esagera… beh altro discorso!

  48. Cara Daria, la polemica innescata da Veronica??? Ma hai letto il suo intervento??? E quello di Nicolò che ha lanciato la bomba??? E ti sei resa conto che le insinuazioni ingiuste su Tricolore sono state pubblicate un pò ovunque anche sulla loro pagina facebook???Anche se con furore (del tutto giustificabile direi), Veronica ha risposto ad accuse e polemiche innescate da altri, come chiunque al suo posto avrebbe dovuto fare!!! Credo che stiate un pochino esagerando!!!

  49. ha risposto a Nicolò:
    Nicolò, secondo me non hai creato nessun casino. Riprendevo le tue parole proprio perché secondo me sono il succo del discorso.
    Se assaggiato quel panino per te è caro tanto da non ritornarci più, non c’è altro da aggiungere indipendentemente dal costo delle materie prime.

  50. Ricordatevi che ci vogliono titoli di libri 😛

    Io ho appena finito di leggere Le vite dei dodici Panini. Siete a Roma e ci sta.

    Chi è che non si trattiene?

  51. E lasciateli lavorare, è da quando hanno aperto che non fate che sparare contro di loro. Se non vi va giù che i loro panini hanno un costo superiore ai 5 euro del camioncino davanti allo stadio…NON CI ANDATE.

  52. ha risposto a Marina: Mi riferivo a quanto hanno scritto, secondo me giustamente, Fabio Spada e Katie Parla.

    Per chi vuole fare informazione questo non è il migliore degli incipit.
    “Prima di tutto, per tua informazione, un buon imprenditore, uno che fa soldi, un ristoratore dei tanti che conoscete qui su Roma o altrove, di media applica un rincaro di 5 volte superiore ai costi che sostiene”

    Veronica dovrebbe dirci chi sono questi in media. Altrimenti è andata oltre. Confermo che ha innescato la polemica cercando di spostare l’attenzione su altri anonimi. Se Nicolò ha sbagliato basta provarlo su quello che chiede. Fabio Spada lo fa. Katie Parla lo fa.

  53. Prezzi fuori da ogni logica. Finchè il mercato li premia, fanno bene a praticarli, sia chiaro.
    La realtà è che in giro c’è una marea di persone che non ha la più pallida idea di come si produca olio, di quando e come si coltivi un broccolo, di come si allevino polli, per cui non ha grande capacità di percepire la reale qualità di un prodotto. Da qui nasce il grande equivoco “qualità = brand”, sul quale prosperano produttori di olio da 35€ al litro, di uova da 1€ al pezzo, ecc.
    Chi fa veramente ricerca sulla materia prima, si sbatte qualche centinaio di km in auto tra tuscia e sabina (per fare un esempio), visita 30-40 produttori e torna a casa con un olio superlativo a cifre difficilmente superiori ai 10€ al litro. Questo si può fare per le uova, per l’olio, per la carne, per le farine (oggi sembra che esista solo Marino, potenza del marketing e degli agganci giusti), questo è fare ricerca. Il resto è fuffa acchiappagonzi, che ha tutto il diritto di essere praticata, visto che, a quanto leggo, funziona alla grande, ma non parlate per cortesia di ricerca e qualità.

  54. ha risposto a Veronica: la tua descrizione agli occhi di tutti dovrebbe far capire l’ingrediente principale della vostra attività che per umiltà non hai voluto sottolineare e che allora proverò a sottolineare io.
    Lo farò con un aneddoto o leggenda urbana che secondo me aiuta davvero a capire di dove si va a parare su certi argomenti : in un ristorante una signora scorge al tavolo vicino il maestro Picasso.
    Volendo fare un proprio affare chiese con insistenza di avere uno “scarabocchio” sulla carta gialla utilizzata come sotto piatto.
    Sul momento Picasso rifiutò indignato, ma dietro insistenza della signora fece uno scarabocchio qualsiasi, lo firmò e chiese alla signora un’esagerazione per il prezzo.
    La signora replicò che lo scarabocchio lo aveva fatto in 5 secondi.
    “Si” replicò il maestro “5 secondi per farlo e 70 anni per diventare Picasso”.

    • ha risposto a Filippo: povero Picasso, trascinato in questa discussione… Con tutto il bene che si può volere alle proprietarie di Tricolore, nell’ambito del food un discorso del genere potrebbe valere per una frittata di Ducasse o di Paul Bocuse. Dai, su, non esageriamo….

  55. ha risposto a Filippo: Scusa in questo senso riportato dal Sabatini Coletti?

    Mancanza di orgoglio, di superbia, virtù di chi riconosce e accetta i propri limiti. Sinonimo: modestia

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