A Villa Piccolomini si è svolta la tappa romana dell’I.B.F. 2011, che non si legge aibief (International Boxe Federation) bensì ibieffe, Italia Beer Festival, il festival dei produttori italiani di birra artigianale con 20 produttori che da tutta Italia hanno portato le loro creazione di malto e luppolo: Amiata (qui la recensione), B94, Bacherotti, Bad Attitude, Bauscia, Bi-Du, Birradamare – Boa (ecco l’articolo e le sue birre), Birra del Borgo (il racconto delle sue birre), BrewFist, Brunz, Croce di MaltoDada, Lambrate, L’Inconsueto, Maiella (la recensione delle sue birre), MM1989, Opperbacco, ToccalmattoTuranValcavallina.

All’I.B.F. si è tenuto un workshop, un laboratorio, ma oggi vanno di moda i termini anglofoni, fanno cool (o fico). Argomento, ‘La birra artigianale, distribuzione, vendita e reazioni del pubblico, parallelo tra Roma e Milano’. Presenti per Roma alcuni dei publican più importanti, se non i più importanti. Il Mastro Titta e il Ma che siete venuti a fa su tutti, loro sono la storia del bere birra bene a Roma; per poi citare il Serpente di San Lorenzo e, sempre del quartiere, il beer shop No Name, il Blind Pig dell’Alberone oltre al Birrifugio di Ostia. In rappresentanza del nord, il Brew Pub Bi-Du Antonio Maiorano dello Sherwood Pub di Nicorvo (PV), da tutti apprezzato per i suoi prodotti. Mediatore Paolo Polli, presidente dell’Associazione Degustatori Birra e mente organizzativa dell’I.B.F.

Alla fin della fiera è uscita un idea che fortunatamente è abbastanza simile per tutte e due le realtà. Intanto il profilo del consumatore di birra artigianale: ha un età media over 25 quindi persone che hanno superato la fase “bevo per stordirmi”, di quelli che scelgono la birra in base alla gradazione (la più alta) e basta. Il consumatore di birra artigianale ha riscoperto, o scoperto a seconda dei casi, il gusto di sedersi con gli amici/amiche, parlare di donne-uomini-motori-calcio o quant’altro, e fare serata bevendo 2, 3 financo 4 bicchieri di birra, non necessariamente “pesante”, perché la birra è la bevanda del popolo (Kuaska docet) e crea convivio.
Operazione di trasformazione che si deve a publican attenti al prodotto e preparati, e anche ad una fetta di pubblico pronta a recepire le differenze tra un prodotto e un altro, pronta a sperimentare anche gusti non propri o non comuni, vedi i lambic.
Una delle cose affermate e confermate è che il publican deve saper far cultura senza risultare pesante e ostentare, senza far sentire chi non ne sa ignorante (però non sa quindi ignora) così da far cultura incuriosendo.

Purtroppo, di controparte a questi personaggi preparati ne fanno muro molti, troppi, di più che non conoscono quello che vendono, non hanno interesse a crescere e far crescere la clientela culturalmente, basta che la gente beva e spenda poi tutto il resto è noia… C’è chi entra nei locali e chiede “una media”, neanche più dicono bionda o chiara o rossa, “una media”. Chi vede il menu e sceglie quella con la gradazione alcolica più alta perché segue ancora la moda di stordirsi con birre industriali, nate a tavolino per questo tipo di pubblico (quasi prettamente italiano tra l’altro), che oserei definire chimiche per quanto sono studiate bene nel lasciare solo un cerchio alla testa il giorno dopo. A questi si aggiungono e danno man forte quei personaggi di passaggio che fanno i teorici della birra, citano e sciorinano i nomi dei luppoli in latinorum ma poi se ci fosse la spina nel locale si berrebbero quella birra che si trova nelle pizzerie di tutto lo stivale, quella che aveva come testimonial un noto motociclista, avete capito insomma. Un publican disse “manco i piedi me ce lavo”, parole sante!

Tornando alla manifestazione, tante le birre presenti, fortunatamente la maggior parte erano di ottima fattura e qualità, tante già note alle forze dell’ ordine alcolemico… Ne ho assaggiata qualcuna in compagnia di Giorgione del Mastro Titta e Stefano del Birrifugio di Ostia. Iniziando dalla Saltinmalto di Bi-Du (birra al sale e coriandolo in stile Gose di Lipsia), per finire con la Sibilla (saison) di Toccalmatto, passando per la “Fear” (milk chocolate stout) di Brewfist, facendo una capatina in Tuscia da Turan e la sua Ale “Sonica”, non dimentichiamoci Opperbbacco (da pronunciare alla Abatantuono “terrunciello” d’ annata) e la sua Ale 4punto7. Siamo passati anche nel Bergamasco in Valcavallina e dato un paio di sorsate alla sua APA (American Pale Ale) Calypso.
Menzione speciale personale per la Ligeria di Lambrate (a Lambrate stanno avanti, ndr), un’APA della Madonn(in)a!

Ma l’ I.B.F. era anche una gara, ecco i risultati:
Miglior birra Italia Beer Festival Roma 2011
1) Zona Cesarini (IPA) – Toccalmatto
2) Due Mondi (Dopplebock)- Croce di Malto (in collaborazione con Birrificio Italiano)
3) Daliha (Ale scura di nuovissima produzione)- Turan

Le birre in concorso sono state proposte dai birrifici (una produzione a testa).
Questa la giuria:
Andrea Turco – Cronache di Birra
Paolo Polli – Presidente ADB
Manuele Colonna – Publican (Ma che siete venuti a fa)
Mauro Pellegrini – ADB Lazio

Imperial Ghisa del Birrificio Lambrate si laurea campione al CIDB
Al secondo posto la Quarta Runa di Montegioco e sul terzo gradino del podio la Surfing Hop di Toccalmatto.
Un premio speciale “innovazione e maestria” è stato assegnato all’Ultima Luna del birrificio del Ducato.

Come concludere? Rispetto alle Officine Farnesi la location è più facile da raggiungere, l’Aurelia Antica rimane più comoda dello stadio Olimpico, soprattutto di Domenica… Un po’ meno comodo il parcheggio. Catering totalmente da rivedere (3 euro per una schiacciatina con un wurstel da supermercato senza salse ne pomodoro ne nulla, pane col biuster come direbbe il buon Funari Guzzantiano) a parte, l’ I.B.F. rimane sempre una bella manifestazione. All’anno prossimo!

(Adriano Desideri)