La tassa del tavolo agli stranieri a Roma è come il rimbalzo sui blog: ti frega

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Katie Parla si era un po’ adirata per la sfacciataggine con cui alcuni camerieri a Roma pretendono la mancia dai turisti stranieri. Americani in primis. La precisazione era a margine del pezzo sulla cucina di Paris visitato dall’instancabile marziano.

Altro che carciofi, qui si parlava di cetrioli e delle maledette 5 parole che ogni truce cameriere sibila a chi (straniero) si accinge a pagare il conto:

  1. Il
  2. servizio
  3. NON
  4. è
  5. compreso

Io stavo in mezzo al guado. Tra il pensiero delle mance aggiunte a New York sulla mia povera carta di credito con tanto di riga apposita da compilare (altro che Guida Michelin, qui si va a percento e il 15% almeno è d’uso) e la notizia del 1 gennaio (ve la siete dimenticati scommetto) che ha fissato la nuova tassa di soggiorno a Roma: 2 € a capoccia se dormi in un 3 stelle e 3 € se scegli i più lussuosi. Per il Comune di Alemanno sono 82 milioni di € da incassare pur facendo incazzare qualcuno che ha temuto la fuga degli stranieri.

Ma Katie ha ben altre ragioni per incazzarsi visto che ad incassare la una tantum (da qualche parte devi magnà) sugli stranieri non sono soltanto le casse comunali. Seguendo pari pari la teoria del rimbalzo e dei nuovi visitatori, per cui basta che vengano a fare un click, di bancomat, e chissenefrega se sono di passaggio, qualche ristoratore romano ha introdotto la tassa di soggiorno del tavolo: 15% per il servizio. In linea con quanto si usa a NYC. Ecchecavoli, mica vogliamo essere più indietro rispetto alle democrazie avanzate!

Evvabè direte voi se c’è scritto lo sai e fai i tuoi calcoli. Oh yeah, ma se la tassa la metto solo nel menu in inglese per gli stranieri e non in quello italiano per gli autoctoni dei Sette Colli questa cosa come la chiami? Razzismo anglofono o fregatura degli stranieri?

Katie Parla ha scoperto la teoria, anzi, la pratica del doppio legame di Gregory Bateson. Lui parlava dei messaggi conflittuali al ristorante americano tra il cartello in mano alla cameriera che recita “siete benvenuti” e la faccia stanca della stessa cameriera sfatta dopo 10 ore di lavoro. Una fregatura sull’asse penso una cosa e ne dico un’altra, schizofrenica. A Grano in piazza Rondanini il cameriere, non sappiamo se sfatto o no, è attrezzato con il doppio listino. In inglese sotto l’invitante scritta It’s available ourrrrr wine list potete mettere a fuoco l’avvertenza: Service 15%.

Tassa di servizio che non appare nel conto se parli il vernacolo come dimostra la ricevuta. La tassa non c’è più.

Mi verrebbe da chiedere se qualcuno ha notato questa differenza. Casomai per averlo saputo da un amico con parlata non indigena.

Foto: Gina Tringali, Katie Parla

Di Vincenzo Pagano

Fulminato sulla strada dei ristoranti, delle pizze, dei gelati, degli hamburger, apre Scatti di Gusto e da allora non ha mai smesso di curiosare tra cucine, forni e tavole.