Censite le fattorie didattiche. E ora a scuola di cibo!

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Lezioni di cibo in fattoria. Insegnare la stagionalità, caposaldo della dieta mediterranea, disimparare il junk food, tentazione pericolosa delle nuove generazioni: la cultura alimentare degli adulti del domani si forma soprattutto sui banchi di scuola. Che ora non avrà più scuse.

Sulla scrivania dei dirigenti scolastici italiani è appena arrivata infatti una circolare del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con l’elenco delle 1189 fattorie didattiche appena censite. E’ il Piemonte a guidare la classifica delle Regioni con il più alto numero di strutture in grado di accogliere gli alunni delle scuole (206). Segue il Veneto (136), la Puglia (118), la Campania (108), la Lombardia (106) e l’Emilia-Romagna (99).

La visita in fattoria è, da tempo, una delle tipologie di gita scolastica più gettonate, soprattutto nella scuola primaria. Atmosfere bucoliche, relax ed esperienze educative di qualità ne fanno una delle destinazioni preferite dalle scolaresche in trasferta, dalle maestre e dai genitori. Una formula già testata da un milione di bambini e ragazzi, stima Coldiretti, ma che andrebbe ulteriormente incentivata.

E’ infatti tra i campi e nell’aia che agricoltori adeguatamente formati a parlare con bambini e ragazzi di sostenibilità, ritmi della natura e energie rinnovabili possono lasciare un segno indelebile sul sistema di valori degli adulti di domani. (Se avete in casa bambini molto piccoli da avviare all’orto e abitate dalle parti di Pisa, potete cominciare subito!)

“Si tratta di una pedagogia attiva dell’”imparare facendo” attraverso attività pratiche ed esperienze dirette come seminare, raccogliere, trasformare, manipolare che privilegia il contatto con il vivente attraverso l’incontro con il mondo animale e vegetale”, spiega Coldiretti, già impegnata nel progetto “Educazione alla Campagna Amica” (lezioni e laboratori del gusto in azienda e in classe) che coinvolge più di 100 mila alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia.

Ma la battaglia contro il proliferare del cibo spazzatura e contro l’oblio della dieta mediterranea, perno dell’identità culturale degli italiani a tavola, è tutt’altro che facile. Macchinette delle bibite gassate e degli snack sono all’ordine del giorno nelle scuole e ben pochi dirigenti scolastici o collegi docenti provano più a contenerne il dilagare. Dando così una mano al consolidarsi di abitudini alimentari che favoriscono l’obesità (il 22% degli Italiani di età compresa tra gli 8 ai 9 anni è sovrappeso, l’11,1% è obeso).

Eppure qualcuno ci prova. Il Governo francese ha appena presentato una proposta di legge che prevede la tassazione delle bevande gassate e in Ungheria dal 1° settembre è in vigore la chips tax, la tassa applicata sugli alimenti ricchi di zuccheri e grassi. Tra le iniziative orientate direttamente agli studenti c’è Frutta nelle scuole, un progetto finanziato dall’Unione Europea per promuovere il consumo di frutta tra i bambini della scuola primaria e da qualche anno è attivo anche il progetto “Frutta snack”, avviato del Ministero della Salute in 82 scuole superiori dell’Emilia-Romagna, del Lazio e della Puglia che consiste nella sostituzione dei distributori automatici di snack e bevande gassate con dispenser di frutta fresca.

In America, da un’idea della chef  Alice Waters è nato Edible Schoolyard dove è la fattoria ad entrare in classe e la terra e i suoi prodotti ad affiancare le materie scolastiche tradizionali. L’iniziativa è partita nel giardino di una scuola media di Berkeley con l’obiettivo di coinvolgere gli studenti nelle pratiche di coltivazione, preparazione e… consumo del cibo. Un progetto (anche) di educazione sensoriale  che si sta diffondendo in molte città americane come New York, New Orleans, Los Angeles e San Francisco.

[Fonte. coldiretti.it, economia.hu. Foto: sanremobuonenotizie.it, cerretino.it, inhabitat.com]

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