Domenica 25 settembre, ore 17.30, Piazza della Marina, Barcellona. Un tripudio di giornalisti, animalisti, appassionati, forze dell’ordine, polizia, curiosi, gremisce tale spazio. Il motivo? Tra mezz’ora andrà in scena l’ultima corrida della Catalogna.

Una piazza, inaugurata nel 1914 che da cent’anni funge da arena dei tori. Un’ affluenza che tuttavia è andata scemando negli anni. Una morte annunciata, sentenziata, diagnosticata che, tuttavia, lascia ancora alcuni, perplessi. Un dibattito atavico, un dilemma ormai centenario. E’ giusto preservare una tradizione crudele e barbarica? Mi avvicino a due anziani catalani. Non hanno dubbi: la corrida fa parte della Spagna e della Catalogna, come la paella corrida come tale va preservata. Pilar, Pep e Mariona sono convinti. A nulla serve ricordare che la percentuale di frequentatori è calata drasticamente. No, niente da fare, loro sono irriducibili, affezionati al sangue taurino.

L’idea che questo sia l’ultimo spettacolo è dura da digerire. Si richiamano a una tradizione secolare che vede la Catalogna impegnata da sempre nella lotta contro il toro. L’animale simbolo della forza e della violenza contro cui l’uomo deve misurarsi e affermarsi. Un uomo insicuro e debole che vede la sua vittoria sulla bestia come un mezzo per stabilire la sua onnipotenza e il suo dominio sulla natura. Una lotta impari tra un uomo armato e un animale inerme. Figura mitologica temuta, quella del toro: centauri, minotauri sempre nelle vesti di cattivi contro cui il grande eroe deve combattere.

Fortunatamente, non tutti gli uomini sono eroi e non tutti si divertono a vedere un animale rinchiuso in un’arena predestinato a una morte coatta e ingiusta. Così, il sovrapporsi di voci che gridano “Adeu”, “ Mai Més”, “Hasta Nunca”, mi attira dall’altra parte della barricata, al lato opposto alla Monumentale. E’ qui che ho modo di scambiare due chiacchiere con Jordi e Mercedes, attivisti animalisti. La corrida, mi spiegano, non è mai stato un hobby molto diffuso in Catalogna. Certo, tutti i week-end nell’arena si svolgevano le tauromachie, ma pare che gli spettatori provenissero da fuori. Finché, attraverso un’iniziativa legislativa popolare si è votato a favore del bando che l’aboliva. Approvato nel luglio scorso dal Parlamento e in vigore dal prossimo gennaio 2012. Così, la Catalogna è stata la prima regione continentale (nelle Baleari il bando è in vigore dal 1991) a dimostrare il proprio rigetto contro lo sport nazionale. Quasi a voler sottolineare, con questa presa di posizione, una distanza dal Governo centrale madrileno e un’aspirazione a una, non ancora ottenuta, seppur fortemente bramata, indipendenza politica.

Le cifre, tuttavia, parlano chiaro e il tutto esaurito evidenzia che gli aficionados non mancano. Domenica, l’arena è stata ancora una volta e, si spera l’ultima, la plaza dei toros. Cari i biglietti, 110 euro lo standard, e c’è chi ha pagato anche 1500 euro. Sei i tori, tre i toreri e, in campo, la star del settore, il 36enne madrileno José Tomas. L’acclamazione per il torero è grande e il partito conservatore, insieme alla federazione della tauromachia, ha già fatto ricorso al tribunale. Gli animalisti temono e mi confidano che questa barbarie centenaria già in passato, era stata abolita ma, per non dichiarate cause di forza maggiore, è stata ripristinata.

Che questa sia la volta buona? Non ci resta che sperare…

[Cristina Rombolà]

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