Nebbie. Dolci colline verdi digradanti ed ascendenti. Chiome di alberi che si inseguono nelle valli, si nascondono e riemergono più avanti. Nobili castelli, casali, tenute, poderi tra i quali si è fatta parte della storia d’Italia. Vigneti. Lunghi filari paralleli di viti che si rincorrono su quei dolci clivi a disegnare sinuose curve e longilinee rette che sembrano non avere mai fine. Nebbiolo. Grappoli neri che pendono umidi al mattino da quei filari. Ecco, è qui tra queste terre, in questo terroir, da queste piante che nasce il vino dei re, il re dei vini: sua maestà il Barolo.
E proprio di un Barolo tra i più nobili, leggevo recentemente qualcosa di evocativo che ho apprezzato perché scritta da qualcuno che di vini certamente se ne intende e che dall’alto della sua età (ops, pardon! è reverenziale) può trasmettermi frammenti di storia, di abitudini, di usi, di sapori e profumi che io non ho mai sentito. Avviene quindi che, alcuni giorni or sono, con quel Monfortino in testa, memore del “fiato del Barolo” come lo descriveva Veronelli, mi avvio verso la grande degustazione dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso, degustazione dove si possono assaggiare tutti i vini d’Italia che hanno ricevuto i massimi punteggi per la guida in questione.

E siccome proprio un Barolo, il Monfortino Riserva 2004 di Giacomo Conterno, era tra i quattro vini elevati nell’empireo dei non-plus-ultra dalle maggiori guide italiane del settore, proprio lui era il mio obiettivo principale. Mappa alla mano, entro nel salone Blu, piano terra. Velocemente individuo i banchi dell’Alto Adige, li supero con velocità centometristica dribblando una cinquantina di bicchieri roteanti, ed ecco inizia la zona Piemonte (l’emozione sta salendo): Abbona… Borgogno… Braida… Cavallotto… Conterno! Giacomo!
Il cuore batte nella trepida attesa di vedere quella bottiglia. Gli occhi la cercano sul tavolo, ma non la scorgono. “Buonasera. Potrei assaggiare il Monfortino 2004?”. “Buonasera a lei. Mi dispiace ma quello non lo hanno inviato”. Dopo essermi riconsolato con un Ginestra Riserva 2005 e un Sorì Ginestra 2007 di Paolo Conterno e Conterno Fantino lì accanto, assalito da atroce dubbio, prendo l’iPhone, apro la app “I Vini d’Italia 2011” de L’Espresso, trovo la Riserva Monfortino (2002) e alla voce ‘prezzo’ leggo: “208 €/240 €”. Forse qualche dubbio mi si era sciolto.

Superata la crisi depressiva, se non dopo aver assunto dosi massicce di Prozac deglutito con sorsi di Dom Perignon, che mi facevano comunque risalire alla mente, oltre le bollicine, le origini francesi del Barolo (Vittorina Colbert de Maulévrier coniugata con il marchese Carlo Tancredi Falletti diviene marchesa Falletti di Barolo e, chiedendo aiuto al conte Louis Oudart – français, évidemment! – enologo del famoso conte Camillo Benso, ti crea il Barolo piaciuto subito a Carlo Alberto – che ne riceve tanto per assaggiarlo 325 botti da 500lt in regalo – ed a Vittorio Emanuele II), superata la crisi, dicevo, mi aspettava però il colpo finale.

Ed eccolo materializzarsi, il tracollo, nella buca delle lettere: volantino “la passione diventa Vino 2011” di Auchan. Sfoglio. In copertina tre calici tre di rosso: e va beh, le coincidenze esistono, su. Seconda pagina: tre livelli AIS riassunti in trenta righe, comprensive di forme del calice, temperature di servizio e pure qualche consiglio sull’alimentazione. E va beh numero due, per la promozione ci sta anche questo.

Barolo DOCG, Brandè 2007 a 6,99 €, Barolo Terre 2007 (che si fregia anche della menzione “Scelto per voi” di Auchan) a 8,99 €, Terredavino a 9,90 € e Marchesi di Barolo a 19,99 €?

Dopo aver fatto il rapido conto che con il valore di una boccia di Monfortino posso comprarne una trentina di quelle all’Auchan, esco. Ci vediamo nel 2057 per la grande degustazione di Barolo Brandè 2007.

Ovviamente offro io. (Ma secondo voi, che cosa troveremo nella boccia?)

(Maurizio La Rocca)

6 Commenti

  1. Ma tra Monfortino da 240 euri e brandè(?!) da 6 euri ci sarà qualcosa di possibile da bere.

    Rido poco quando ti sottolineano che non puoi o non sei capace di bere. Ritorno al mio barbaresco che è meglio

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