Una nuova apertura in Brera a Milano: Salotto Orsini, in via San Carpoforo. Il fondatore, Bruno Lucisano, e la chef, Gaia Giordano, hanno creato un locale elegante ma discreto, con piatti che portano in tavola l’Italia gastronomica in veste contemporanea.
Il menù di Gaia Giordano per Salotto Orsini

La carta realizzata da Gaia Giordano per Salotto Orsini si muove sui binari della tradizione ma con spunti creativi. Scelta sicuramente adatta a Brera, alle esigenze della clientela (molti turisti in zona) ma anche a quelle della trattoria contemporanea.
Ci sono un menù per il pranzo e uno per la cena, con molti piatti in comune, consultabili sul sito, ma anche un menù per aperitivo e uno per il brunch.
Menù comunque poco convenzionali: da Salotto Orsini ci sono ad esempio solo due primi, gnocchi alla romana e lasagna della tradizione, a 11 euro. Ci sono piatti di carne (da 12 a 16 €) e di pesce (da 14 a 65 euro), ma nessuna preparazione complicata. I piatti Vegetali costano da 5 a 15 euro, i taglieri , i toast da 5 €, il club sandwich 17/25 euro. I dolci (“Le Delizie”) 7/8 euro.
Segnaliamo i piatti più interessanti dei menù pranzo e cena di Salotto Orsini.
- Polpette “ai ferri” e melanzane all’aceto (16 €)
- Cocktail di gamberi (16 €)
- Club sandwich di granchio (25 €)
- Zuppa fredda di pomodoro, caprino e dragoncello (15 €)
- Ceci e pesto di basilico (12 €)
Il brunch costa 42 euro. Prezzo medio per una cena con antipasto primo secondo: 50 euro.
Come si mangia al Salotto Orsini: la recensione

Una domanda sorge spontanea, come suol dirsi: come si mangia al Salotto Orsini con i menù di Gaia Giordano?
Bene, detto in breve. Le ricette sono più o meno quelle tradizionali, senza particolari rivisitazioni o stravolgimenti. I due menù, pranzo e cena, creati da Giordano per Salotto Orsini, con molti piatti in comune, tengono conto di diversi fattori. Da un lato, le dimensioni della cucina, decisamente ridotte, che non lasciamìno spazio per circonvoluzioni gastronomiche. Dall’altro, la posizione del ristorante, in una via, San Carpoforo, affollata da turisti in perenne ricerca di cibo. Il tutto porta a due scelte quasi obbligate: un menù non troppo lungo, e semplice, da un lato, e dall’altro a proposte popolari, non particolarmente “spinte”.

Come antipasto, ho preso l’insalata russa (5 euro) e il vitello tonnato (16 €). Un filo dolce l’insalata russa, che era comunque davvero molto buona, potrei dire “come una volta”. Potrei dire lo stesso del vitello tonnato: molto buono, ma tradizionalmente, almeno per me, le fette di vitello dovrebbero essere completamente sommerse dalla salsa tonnata. Capisco che al giorno d’oggi possa risultare eccessivo, e che tutti ormai usino questo tipo di presentazione, a partire dal mitico piatto di Trippa. Ma…
Primo e secondo e dolce

Sui primi. Anzitutto, sono (solo?) due, gli stessi anche nel menù cena: lasagna della tradizione e gnocchi alla romana parmigiano e salvia (entrambi a 11 €). Posso pensare che due primi al forno siano una soluzione rispetto agli spazi ristretti della cucina, e ci sta. L’importante è che siano buoni. E la lasagna – beh, non per niente si chiama “della tradizione”. Ogni boccone diceva questa è la pasta come deve essere, questa è la besciamella giusta, questo è il vero pomodoro. Encomiabile.

Il secondo piatto che ho scelto era l’insalata di mazzancolle con lattuga romana e salsa rosa. Primo, sconsiglierei a Salotto Orsini l’uso della grafia maNzancolle, non accettata dai dizionari della lingua italiana. È spiacevole, è una forma popolare ma sembra un errore. Altro consiglio: curare un poco la presentazione. Quando mi è arrivata, non si vedevano le mazzancolle: erano tagliate per il lungo, e casualmente nella mia portata erano tutte a pancia in su. Bisognerebbe finire il piatto con due o tre mazzancolle per il verso giusto.
La salsa rosa era un po’ troppo liquida, che tradizionalmente per quanto ne so dovrebbe essere più densa, con più maionese, e magari con una punta di alcol in più. Ma sono dettagli per migliorare un piatto del menù di Salotto Orsini che mi è piaciuto molto.
Un dolce ultratradizionale: il tiramisù

Finale con un tiramisù (8 €), fatto da un laboratorio esterno – molta crema, come piace a me…
Dolce ipertradizionale, se vogliamo – è difficile che un ristorante si sottragga a questa specie di obbligo morale, e non lo metta in carta. E se è il dolce più comune, tanto vale assaggiarlo. Anche perché le varianti sono molteplici, troppi savoiardi, poca crema, troppo cacao… Questo di Salotto Orsini mi è piaciuto, come dicevo perché era equilibrato, e molto cremoso.

Prima del dolce, un piccolo auto-assaggio di olio di olive Nocellara di Incuso, azienda siciliana. Era lì sul tavolo…
Ho speso felicemente 53 euro (dolce offerto, grazie – mi ero presentato il giorno prima, quando avevo fatto un po’ di foto, e non avevo ancora deciso di mangiarci). Un plauso alla chef Gaia Giordano, che ha pensato questo menù, e che progetterà anche i prossimi tre (poi si vedrà, mi diceva il patron Bruno Lucisano). Ma anche al personale tutto, efficiente e sorridente.
Il nuovo Salotto Orsini in Brera

Brera continua a essere una meta turistica e gastronomica affollata, con locali sempre pieni e code in attesa. Salotto Orsini si unisce a una serie di aperture recenti, alcune recentissime, che cercano di uscire dal cliché del locale turistico. E se i locali tradizionali, sulla piazza da anni, mantengono i tavoli pieni, anche le nuove aperture sembrano incontrare il favore del pubblico.

Ad esempio, questo sabato sera: code storiche, compresa quella perenne davanti all’Osteria da Fortunata. Scherzando, verrebbe da dire che sono tutte comparse, ma no, è proprio una coda reale, lunga e paziente. Ma ci sono code anche davanti alle aperture più recenti, come l’Osteria Formentini dei fratelli Borgia. Anche le altre nuove aperture, come Rivoire Brera, Maccheroni, o Sea, Signora (ne abbiamo parlato qui) sembrano difendersi bene. Soprattutto Maccheroni, di fronte a Salotto Orsini, con una coda ininterrotta da quando mi sono seduto a un paio d’ore dopo, quando me ne sono andato. Ed è proprio osservando questa coda, posizionata di fronte a Maccheroni e di fianco a Salotto Orsini, che ho notato quest’ultimo. La coda stava proprio appiccicata al suo dehors, creando problemi di visibilità ed equivoci (c’era chi stava in coda pensando fosse quella del salotto).

Un pugno di tavolini all’esterno, per una quindicina di posti, una ventina all’interno, in un ambiente dominato dal banco del bar. In fondo al Salotto, una saletta con una scala che scende al piano inferiore, dove si trova la piccola boutique PENCE1979. Come si era potuto intuire grazie ad alcuni capi esposti in vetrina.
“Due mondi si incontrano in un percorso sensoriale che unisce materia, texture e sapori, componendo una narrazione unica, espressione di una contemporaneità sofisticata e ricercata.”
La chef: Gaia Giordano

Magistrato mancato, Gaia Giordano inizia a lavorare nel ristorante paterno nel Chianti. In seguito, è stata al Convivio di Angelo Troiani, da Glass Hostaria con Cristina Bowerman, e al Cuoco Nero con Maurizio Santin. Nel 2012 incontra Niko Romito, e lo segue nelle sue imprese, da Rivisondoli alla creazione del progetto Spazio, ad Alt Stazione del Gusto.
Il pogetto Spazio nasce per dare appunto uno spazio lavorativo ai giovani usciti dall’Accademia Niko Romito. Sarà lei a occuparsi di Spazio Romito al Mercato del Duomo a Milano, chiuso nel 2024, e poi a Roma. Ed è di queste settimane il ritorno a Milano per Salotto Orsini.
La Boutique Pence1979

Interessante la presenza di una boutique, Pence1979, nel piano inferiore di Salotto Orsini. L’incontro tra moda e salotto crea un dialogo naturale tra stile e gusto. Nasce così un’esperienza personalizzata: si può sorseggiare un cocktail mentre il team della boutique ti guida alla scoperta delle ultime creazioni firmate Pence1979.
“Eleganza, comfort e servizio esclusivo si fondono in un momento di puro piacere stilistico.”
Salotto Orsini. Via S. Carpoforo, 4, 20121 Milano MI. Telefono: 380 696 6747. Instagram









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