Il mondo dell’alta gastronomia italiana perde la sua figura più luminosa e discreta. Si è spenta il 2 novembre 2026, all’età di 73 anni, Nadia Santini, cuoca leggendaria e cuore pulsante del ristorante Dal Pescatore a Runate (Canneto sull’Oglio, Mantova).

A dare il doloroso annuncio è stata la famiglia Santini con un messaggio carico di commozione e gratitudine diffuso sui social:

«Nadia, circondata dai suoi più cari affetti, si è addormentata nella pace ed è salita in cielo. Ha tracciato un solco profondo nelle nostre vite volto alla Sensibilità, all’Empatia e all’Amore. Le siamo grati per averci educato al rigore morale, all’etica del lavoro e alla semplicità. Grazie Nadia, Grazie Mamma».

La notizia colpisce duramente il panorama gastronomico internazionale, anche se la chef combatteva da vent’anni, tra alti e bassi, contro la malattia, come ha ricordato il marito Antonio Santini, compagno di una vita e complice insostituibile nella costruzione del mito del Pescatore.

Il primato della Guida Rossa: 30 anni ininterrotti al vertice di Nadia Santini

Nadia Santini è la chef mentore dell’anno

Nadia Santini non è stata semplicemente una grande cuoca: è stata una pioniera. Nel 1996 è diventata la prima chef donna in Italia a conquistare le tre stelle Michelin, portando l’insegna di Canneto sull’Oglio nell’olimpo mondiale della ristorazione (la prima stella era arrivata nel 1982 bissata nel 1988).

Un traguardo difeso e confermato per trent’anni consecutivi: un record di longevità che fa del Pescatore il ristorante tristellato più duraturo d’Italia, simbolo di una costanza qualitativa e di una visione culinaria senza eguali.

Nel 2013 la consacrazione globale è giunta anche dal circuito dei World’s 50 Best Restaurants, che le ha assegnato il prestigioso riconoscimento di World’s Best Female Chef, celebrandone la grazia tecnica e l’inconfondibile impronta materna e rigorosa.

Nel 2022 la Guida Michelin l’ha proclamata Chef Mentore.

La rivoluzione silenziosa della cucina di casa

Tortelli di zucca

Nata a San Daniele del Friuli, l’ingresso di Nadia nella ristorazione non è passato attraverso scuole blasonate ma attraverso l’incontro con Antonio Santini alla facoltà di Scienze Politiche di Milano e il matrimonio nel 1974. Entrata nella cucina di Runate, ha appreso i segreti della tradizione contadina e fluviale da nonna Teresa e delle suocera Bruna, per poi trasformarla in un’esperienza di grazia assoluta.

La sua cucina ha ridefinito il concetto stesso di alta ristorazione con piatti celebri

  • I tortelli di zucca: L’archetipo dell’equilibrio tra zucca, mostarda mantovana, amaretto e burro versato.
  • L’anguilla alla brace e i sapori dell’Oglio: L’esaltazione delle radici d’acqua dolce senza artifici.
  • L’ospitalità come valore etico: La cucina intesa non come palcoscenico per l’ego, ma come atto di cura, calore ed educazione alla tavola.

Accanto al marito Antonio, impeccabile maestro di sala, e ai figli Giovanni — da anni alla guida dei fornelli raccogliendo il testimone della madre — e Alberto, Nadia ha dimostrato che la vera avanguardia risiede nella purezza del gusto e nella sacralità dell’accoglienza.

Con la sua scomparsa se ne va una maestra silenziosa, capace di portare una locanda di campagna ai vertici del pianeta senza mai smarrire la grazia, l’umiltà e il sorriso.

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