Ore frenetiche a Torino per la mappa dell’alta ristorazione all’ombra della Mole. Il divorzio è ufficiale e i tempi sono stretti. Piano35 – il ristorante stellato più alto d’Italia nel grattacielo Intesa Sanpaolo – e lo chef Marco Sacco interromperanno la loro collaborazione. A far data dal 3 gennaio 2027.

Una rottura che apre un immediato e caldissimo Totochef in città incentrato sul destino di un pezzo pregiato della scacchiera della ristorazione locale. Lo chef resident Christian Balzo seguirà il Gruppo Sacco approdando magari al Verbano sull’Isola dei Pescatori? O rimarrà a presidiare la cucina della banca?

Intesa Sanpaolo ha diffuso una nota in cui assicura sul futuro del ristorante stellato. “La Banca è al lavoro per individuare la nuova gestione in modo da riaprire appena possibile e dare così continuità alla valorizzazione del grattacielo disegnato da Renzo Piano, campione di sostenibilità, sede di cultura, luogo di lavoro per duemila persone di Intesa Sanpaolo”.

I motivi per cui Marco Sacco lascia Piano35

Marco Sacco lascia il ristorante Piano35

“A Torino lasciamo una parte importante della nostra storia”, ha commentato Marco Sacco ringraziando Intesa Sanpaolo. E dà appuntamento ai clienti di Torino nei suoi due ristoranti.

Quindi, il passo indietro di Marco Sacco da Piano35 appare motivato dall’intenzione di concentrarsi sui due ristoranti di proprietà.

Sacco ha la necessità di concentrare tutte le energie e le risorse migliori sui due indirizzi storici del Verbano-Cusio-Ossola: il Verbano sull’Isola dei Pescatori e, soprattutto, il Piccolo Lago di Mergozzo. 

Marco Sacco lascia Piano35 per dedicarsi al Piccolo Lago

Proprio il Piccolo Lago è stato protagonista del caso più discusso della critica recente. Storico bistellato, il ristorante era stato escluso in blocco dalla Guida Michelin 2025 forse a seguito della nota vicenda giudiziaria legata a un’intossicazione da norovirus durante un banchetto. Nonostante la successiva e piena assoluzione in Corte d’Appello a Torino, la Rossa ha deciso di non reinserire il locale nemmeno come menzione nell’edizione 2026.

Cosa dice Christian Balzo

Finisce una consulenza durata ben sette anni e nelle dichiarazioni ufficiali della banca il ringraziamento formale è andato all’intero Gruppo Sacco per il lavoro svolto a Piano35. Un dettaglio che rende probabile l’addio simultaneo di Christian Balzo.

Libero dai vincoli contrattuali sotto la Mole, l’obiettivo di Marco Sacco per il 2027 appare chiarissimo. Fortificare i suoi due presidi e provare a riconquistare le due Stelle Michelin. Per farlo, un talento fedele e collaudato come Balzo rappresenta un asset da non farsi sfuggire .

Raggiunto direttamente da Scatti di Gusto, Balzo si trincera dietro una prudente cortesia istituzionale. “Al momento posso dire solo quello che so, ovvero che continuerò a cucinare. Dove e come, è ancora presto per dirlo”.

Fine dining o piola identitaria?

La scossa di Piano35 data da Sacco non è un fulmine a ciel sereno. Ma si inserisce in un quadro di instabilità per il fine dining sabaudo. L’attenzione degli addetti ai lavori è puntata sul prossimo 12 novembre, giorno della presentazione ufficiale della nuova Guida Michelin. Una vigilia tesa per il capoluogo piemontese che ha già incassato l’addio alla Stella e alla relativa scheda di Unforgettable.

L’avanguardistico progetto era riuscito nell’impresa non banale di sostituire lo chef Christian Mandura con la coppia Stefano Mancinelli e Sabrina Stravato. Mantenendo intatta, importante per Torino, la stella Michelin. Almeno prima dello stop improvviso di settembre. Da lì in poi, la sparizione dai radar della Rossa. Cui si è aggiunta la questione dei voucher già pagati dai clienti e rimasti congelati. La proprietà ha però annunciato la riapertura autunnale (forse a novembre) con veste e firma rinnovate.

Mentre Intesa Sanpaolo assicura che ci sono già nuovi profili all’orizzonte pronti a raccogliere il testimone di Marco Sacco per blindare la stella di Piano35, Torino si trova nuovamente a un bivio. La ristorazione d’autore è davvero la chiave migliore per trasmettere la cultura gastronomica torinese?

Mentre i grandi progetti faticano a trovare una continuità stabile e le brigate si sfaldano sotto il peso delle dinamiche aziendali, la Torino più verace continua a dimostrare la sua straordinaria tenuta. 

Quella delle piole, delle trattorie di territorio e della convivialità democratica senza fronzoli si conferma lo scheletro più solido, amato e protetto della ristorazione locale. Resta da capire se il futuro della città sarà ancora una febbrile caccia alle Stelle o se si voterà alla tradizione più autentica.

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