Siamo secondi, terzi o quarti? Intendo l’Italia gastronomica degli chef. Non so, dipende dalle classifiche e dai metodi. La Michelin assegna più stelle in Francia, la 50 Best non ci mette nemmeno sul podio, gli Stati Uniti giocano partita a sè e il made in Italy funziona ancora (forse non riusciranno a capire se la Chrysler si è italianizzata o se la Fiat si è americanizzata), la Cina si incavola se gli vendiamo prodotti taroccati (il che sembrerebbe un paradosso), il Giappone fornisce chef e aiuto chef che sembrano samurai pronti a esaltare prodotto e cultura italiani. Ma c’è sempre quella sindrome del secondo per un’incollatura, per un pit stop non eseguito alla perfezione, per una gomma che non tiene in curva, per un circo che a Milano trova (forse troppi) detrattori pronti casomai ad esaltare Paris des Chef o Lo Mejor de la Gastronomía. Sarà il solito ragionamento mainstream che non porta avanti. Poi ascolti Massimo Bottura e leggi Giuseppe Calabrese e forse un po’ di voglia di vincere ci serve.

Davide Scabin a Identità Golose: “Quando ho iniziato a fare il cuoco avevamo davanti i francesi. Poi dal nulla sono arrivati gli spagnoli e ci hanno sorpassati. Ora ci sono i paesi del nord Europa e presto arriverà la cucina del Perù. Io mi sono stancato di stare sempre dietro. Ma fino a quando staremo qui a dirci quanto siamo bravi a fare dei piatti elaborati, parlando tra cento chef e qualche critico o gourmet, la nostra cucina non ha futuro. Dobbiamo riprendere in mano le nostre tradizioni e diventare portavoce della vera cucina italiana. Dobbiamo andare tra la gente, altrimenti resteremo sempre indietro”.

2 Commenti

  1. Iniziare a parlare con una sola voce. Portare la voce nei posti giusti. Un coro, un direttore d’orchestra. Tutti questi accordi non li sento.

  2. A mio parere Scabin ha dimostrato poca coerenza: concordo con lui sul discorso di portare in alto la cucina italiana nel mondo e sul concetto di “fare squadra”, ma mi lascia di stucco il fatto che poi proponga ad Ig, seppur come provocazione, piatti come il “fusillo wrap”, che con la tradizione italiana hanno poco o nulla a che fare e che mettono in secondo o terzo piano un prodotto portabandiera come la pasta di qualità. Se vuoi fare presa sui giovani portando avanti il concetto di cucina italiana le strade sono altre secondo me, in primis un’iniziativa come quella di Gennaro Esposito che propone un menu particolare a prezzo ridotto per i giovani.

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