Guarda… fa freddino stasera, ho proprio voglia di qualcosa che mi scaldi per bene e mi soddisfi… che so, un bel brasato d’asina con la polenta, una cassoeula, una salama da sugo col purè…”

Non sapevo come dire a Totò che la nostra serata non avrebbe previsto carni fumiganti e caloriche, bensì altrettanto fumiganti ma moolto meno caloriche zuppe…

Soupercups ha aperto una nuova sede il 15 dicembre del 2011, all’ombra della Madonnina – in Galleria Pattari, posizione quanto mai defilata ma proprio per questo tranquilla (e altrettanto ovviamente penso non molto frequentata) – che si affianca alla sede “madre” di via Gabrio Casati (dietro Cordusio: un’altra posizione defilata…).

Questa ha un soppalco e uno scantinato (bello ampio) con tavolini; la sede madre invece è priva di sedute.

Il nome è uno di quelli che attraggono e “parlano”, anche se lo fanno più direttamente agli anglofoni: Soupercaps, soup, zuppa + super + cups, i bicchieroni cartonati da asporto in cui vengono serviti specie negli USA caffè e beveroni vari. Si sente anche una certa (voluta) assonanza con Starbucks, la catena di caffetterie (chissà se arriverà mai in Italia?). E visto che l’uso del suffisso Mc/Mac è ormai abusato, e perseguito, possiamo anche prenderla per buona. Anche senza aprire una discussione filosofico-filologica. “E perché no? Parliamone, invece. Chiamarla Zupperia, avrebbe fatto tanto schifo? Le zuppe della nonna? Biozuppe? La zuppetta? E Zuppiera, magari? L’esterofilia dilagante, lo sai come la penso, a volte è eccessiva. La Fondina? Il cucchiaio felice? Un mestolo di bontà? Se non è zuppa…? Questo è carino, vero?”

Sì, è carino. Anche Soupercups è carino – il locale, dico. Senza eccessive pretese di design, che peraltro non avrebbero stonato; colori chiari, legni, atmosfera eco-natural-friendly.

Oltre alle zuppe, che cambiano spesso, ci sono verdure, panini, tramezzini, insalate, frutta… Un vero e proprio “Food Store” naturale, cibi freschi preparati in giornata (spesso già verso le sei e mezzo sette di sera le zuppe finiscono e rimangono rimasugli un po’ tristi incuppettati e pronti al loro destino). Naturalmente, nei vari claim e sul sito si insiste molto su parole d’ordine quali natura, eco, bio, salute, equilibrio, stagionalità – tutte necessarie, ovvio, ma che cominciano ad avere il vago retrogusto dell’ovvio (i miei zupponi sono rigorosamente artificiali, fatti con additivi chimici scartati da una fabbrichetta dell’Oltrepò che lavora solo per me; i miei ingredienti sono tutti rigorosamente surgelati 4saltiinpsadella… diciamo che sarebbe una comunicazione perdente).

“Soupercups è un concept innovativo: è l’idea di zuppa trasportata nel futuro”. Questo invece mi inquieta un pochettino – non per scarsa fiducia nel futuro, per carità, quanto anche qui per una sensazione sgradevole all’orecchio. Mettere la zuppa in un bicchierozzo di cartone, con un coperchietto con un buco fessurato, una specie di ancia, sarebbe l’innovazione? Vero che i prodotti bio non sono più l’innovazione ma l’ovvio – quindi, uno sforzo in più…

Ma comunque l’idea imprenditoriale di Bilal Ozkul, un turco-milanese acquisito, non è male, nonostante i miei dubbi sulle modalità comunicative. Cito da un articolo di Claudia Cervini: “L’idea di Soupercups è nata durante un viaggio a New York”, racconta Ozkul. “Il 50% degli americani hanno problemi di peso e di salute causati da un’alimentazione scorretta e spendono fatica, tempo e denaro per dimagrire. La sensazione di eccesso e di sovrabbondanza provata negli Usa mi ha portato a immaginare un luogo per Milano più sobrio e più naturale”.

E allora? Allora le zuppe, liquide, vengono servite (“Calde!!”) in questi bicchieroni chiusi da un coperchio col beccuccio per sorbirle anche passeggiando (“Che idea carina…”), ma si possono (qui in Pattari) consumare anche ai tavoli (assieme ad altri piatti, come dicevo: abbiamo preso in due un riso venere con gamberetti, carote, zucchine: abbastanza irrilevante). E come sono le zuppe? Buone, discrete, delicate, magari anche troppo, sembra a volte che manchi qualcosa per dire “proprio buona!”.

Le zuppe, le minestre – diciamo le zuppe di verdura, per limitarci a quanto propongono qui – sono un comfort food per eccellenza; queste creme zuppose perdono un po’ l’allure del conforto, e se non sono più che buone (come cavolfiore e prosciutto, ad esempio, lenticchie, patate e funghi…) ti lasciano un po’ in sospeso, e adesso?

Anche a me piacerebbe di più un bel piatto fumante, ricolmo di verdure a pezzi e non liquide, con sopra del buon parmigiano… Però questa zuppa di broccoli mangiata con i crostini è proprio buona.

Insomma, un altro locale nuovo da provare: ci siamo stati un paio di volte la sera, e la scelta di zuppe era ridotta a una-due porzioni (già verso le sette-otto: per un locale che mi sembra chiuda alle nove, un po’ poco): dobbiamo cercare di tornarci di giorno, dobbiamo ancora assaggiar… “Sì, sì – il gazpacho, il bortsch, legumi e gamberetti…”

Soupercups. Piazza del Duomo 22 (Galleria Pattari). Milano

Foto: pepitepertutti, soupercups

7 Commenti

  1. Anche a me l’idea della zuppa nel cartone un po’ inquieta. Probabilmente per un retaggio culturale. Però, considerando che si sta sempre più allargando e diffondendo il concept del “food store” in antitesi al “fast food” (e quindi Junk) è possibile che quest’idea innovativa della soup experience funzioni. Ciò considerando che l’esperienza del food è sempre più connessa allo store, in una visione olistica e, quindi, emozionale. Totale fiducia quindi! 🙂

  2. Buongiorno, mi chiamo Laura, nata cresciuta a mino fino ad oggi 28 anni. Ho letto il vostro articolo sopra e ci terrei a dire la mia. Ho avuto la possibilità di impattare con Soupercups il fine settimana della sua apertura mentre con il mio ragazzo camminavo per le vie del centro per la classica corsa ai regali di natale. Premessa: sono vegetariana (o meglio non mangio carne) non per qualche principio particolare ma per una questione di intossicazione alimentare…di conseguenza non mangio Mac, panini cono prosciutto affettati vari ed eventuali etc etc….quando mi trovo in centro per piacere o lavoro ed è l’ora di pranzo, o cado sulla tradizionale pizza (purtroppo però sono una donna salutista attenta alla forma fisica e che si concede la pizza 1 volta a settimana ma quella buona fatta al forno a legna etc etc..) o sulla tradizionale insalata (anche qua parliamone…insalta…..sono foglie gommose con in genre tonno e mozzarella…abbinamento alimentare da bocciare, e che in genere costano 6, 7 euro).
    Una ragazza stava facendo volantinaggio e mi lasciò il volantino di soupercups e decisi di andare a provarlo. Ora, a parte il nome (che tra l’altro mi fa sorridere) ho trovato l’idea geniale per delle persone come me. Mi viene data la possibilità di mangiare delle zuppe calde con solo 4 euro circa, mentre passeggio per negozi (visto che è risaputo che il milanese è sempre di fretta) o seduta mentre mi rilasso e scambio due chiacchere. MI viene data la possibilità di mangiare anche altre cose come il riso rosso, centrifugati e quant’altro, come preferisco…. il tutto senza sentirmi in colpa di aver mangiato schifezze come panini pizze etc etc. Siamo italiani, amanti della buona cucina e delle ocse naturali, con verdure etc etc…. per quel che riguarda me sono contenta perchè finalmente d’inverno, potrò smetterla di mangiare insalate gommose in un misero bar o entrare da Mac e mangiare patatine fritte. 🙂

    Scusate se sono stata troppo lunga 🙂 A presto

  3. Ma si dai 😀 spero di non essere stata noiosa…in genere non scrivo mai su blog o cose simili…ma mi ha colpito quel posto e così…ho pensato di dire la mia 🙂

    Buona giornata e grazie dell’ascolto 🙂

  4. A New York già nel 1996 c’era “Soup of the day” identico concetto, stessi bicchieroni. Certo non è il modo migliore per sorbire il piatto Comfort food per eccellenza. A Roma non funzionerebbe mai, ma nella frenetica e gelida grande mela italiana,,, forse sì.

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