Miracolo a Milano/14 Pasta Eat, il pesce di Nuncia, il gelato di Shockolat

Tempo di lettura: 4 minuti

“Tutto qua?”
Come, tutto qua?
“Sì, dico, ci sono tre secondi in croce…”
In effetti, in un posto che si chiama Pasta Eat non è che ti puoi immaginare di trovare il carrello dei bolliti, o un Grand Plateau de Mer.
“Ma così son proprio pochini… però…”
No.
“Come no?”
No perché quando sorridi così hai in mente qualcosa, e so che non mi piacerà.
“Sei sempre il solito. Comunque, ordiniamo un primo, poi ci penseremo.”

Pasta Eat è un locale aperto da qualche mese in Viale Premuda 44 – siamo ancora nella zona fra Piazza Tricolore, Piazza Risorgimento, Piazza Cinque Giornate. Pasta, quindi: di diversi tipi forme dimensioni, fatta a mano, esposta in un bancone, si può anche comprare e portare a casa, ma ovviamente si può consumare sul posto (“Ma non c’è nemmeno un risotto?” Scusa ma hai mai visto del riso fatto a mano…? “Ah – forse no.” E forse che questo posto si chiama Mangiarisotti, o Risottificio? “Ho capito!”), scegliendola al bancone appunto e abbinandola a uno dei diversi condimenti proposti.

Diversi tipi di pasta: tagliatelle tagliolini spaghetti alla chitarra trofie maccheroncini al ferretto; e paste ripiene, agnolotti del plin e fonduta tartufo, tortellini piemontesi, ravioli cacao pere amaretti…
Sughi forse un po’ ovvi, al pomodorino fresco, pesto e verdurine, burro e salvia, ai funghi, alle melanzane, aglio olio peperoncino, salsa ai pistacchi, salsa di noci, olio e grana, ragù… Qualche spunto più originale non sarebbe stato male.

Io ho preso dei ravioli sardi con ripieno di ricotta e limone, al burro e salvia: buono il ripieno, la consistenza della pasta, la cottura, anche il condimento. Decisamente buoni, molto buoni, accompagnati da un bicchiere di Ribolla gialla (Azienda Agricola Pasqualino Casella).


“I miei tagliolini invece sono cotti al punto giusto, ma il sugo ai funghi è un po’ leggerino, non ha quel bel sentore di fungo che dovrebbe essere la prima qualit…”
In effetti, molto buona la pasta, anonimo il sugo, bianco, ai funghi – che non è che si sentissero molto.
Cosa vuoi di secondo?
“Senti, mi è venuta una bella idea: visto che i secondi sono tre piatti in croce, andiamo a mangiare il secondo da un’altra parte!”

Idea balenga, ovviamente – ma mi piace. I secondi non attirano in modo particolare – quiche con contorno di verdure, carpaccio con insalata di spinaci, crudo di Parma e mozzarella dop, insalata tacchino uva mandorle… Il locale in sé non è male – carino, spazioso, non c’è molta gente; la ragazza che ci serve è gentile, corretta, niente di più. La pasta buona, i condimenti insomma. Prendiamo un caffè – io prendo una cosa in tazzina al cioccolato caffè e una cremina pannosa, ma assolutamente da dimenticare.

E andiamo da Nuncia, dietro la Stazione Cadorna – in Piazza Virgilio, una pescheria che a mezzogiorno serve anche alcuni piatti, di pesce ovviamente. Locale non molto grande, appunto negozio e ristoro; personale forse un po’ impacciato, comunque cortese. Cosa prendiamo?
Ovviamente, c’è pesce, a scelta – anche qui – dal bancone all’ingresso della pescheria, cucinato in diversi modi: alla mediterranea (capperi olive pinoli mandorle timo pomodoro prezzemolo), pomodori e patate, alla provenzale , agli agrumi; diversi carpacci di pesci e/o gamberi; cozze alla Nuncia (aglio olio prezzemolo), polipetti al pomodoro, seppie coi piselli, paella alla valenciana, baccalà alla vicentina (anche qui…), e altro.


“Io voglio questo Riso con gamberi ai profumi esotici – sai che davanti al riso…”
E questo riso non si presenta niente male: riso basmati, gamberi, mango, cipollotto, aglio, miele, lime, pinoli, mandorle, uvetta, melone bianco invernale. Saporoso, anche, equilibrato, delicato tanti gamberi, buono.
Io invece opto per i Polipetti al pomodoro: polipetti olio salsa di pomodoro cipolla origano basilico prezzemolo aglio olio peperoncino. Il fatto che sia sabato limita un po’ la scelta: sul banco infatti i pesci da scegliere sono due o tre, e lasciamo perdere.

Nell’attesa, possiamo seguire su uno schermo a parete la preparazione dei polipetti: il cuoco prende un contenitore di plastica sigillato, toglie la pellicola superiore, lo mette al microonde, lo estrae dopo pochi minuti e lo versa in una scodella dove attendono tre crostini (anzi, crostoni, non un gran che) con un filo d’olio. Non surgelato, rimane nel microonde troppo poco: se lo prepareranno prima per riscaldarlo al momento? Non abbiamo il coraggio di indagare.
Un piatto buono, decente, niente di che – polipetti teneri, non troppo caldo, sughetto denso ma poco deciso, impersonale, peperoncino non pervenuto.
Buono il vino – un Puntenti di Sicilia.


“Ora potremmo…”
No, non potremmo: andiano a prendere un gelato qui dietro da Schockolat, se vuoi.
Vuoi.
“Tutto qui?”
In effetti, niente di che – il mio cioccolato al peperoncino non sapeva un gran che di peperoncino (“Magari hanno sbagliato vaschetta”), e il fiordilatte non aveva né lattosità né pannosità né alcunché di notevole.
“E allora? Come ti è sembrata la nostra missione alla scoperta di posti diciamo così complementari? Soddisfatto?”
Forse è meglio chiudere qui.

Pasta Eat. Viale Premuda 44. Milano. Tel. +39 02.87084258

Pescheria Nuncia. Piazza Virgilio angolo Via Metastasio 
 20123 Milano

Shockolat Milano. Via Boccaccio, 9. 20123 Milano. Tel. +39 02.48100597

5 Commenti

  1. Peccato che in una citta’ come Milano,si creino strutture piu’attente ad attirare il fruitore con l’estetica del locale e tenere un basso o medio livello qualitativo.Forse proprio perche e’ Milano……capitale ..del bello(estetico).

  2. Shockolat fa dell’estetica il suo punto forte, il gelato non mi ha mai entusiasmato per consistenza. Mesi fa sono passato davanti all’ora di pranzo e ho visto le vaschette con lo spumoso mantecato in bella vista, sono tornato alle 19 e sorpresa delle sorprese…si era sgonfiato O.o

  3. Premetto che non ho mai vissuto a Milano, nè conosco questi tre luoghi da turista. Leggere questo post mi ha lasciato l’immagine di luoghi un po’ incompleti, come se mancasse qualcosa. Ecco, magari uno è un bel locale, forse pure innovativo che propone un nuovo concept: “pasta-eat” ma non lo sviluppa abbastanza. Come se non riuscisse a cogliere l’essenza stessa di ciò che un piatto di pasta è (soprattutto per noi italiani!). Sughi poco saporiti e assenza di “colore” nei piatti e nel locale stesso sembrano essere gli attributi di questa new entry dei locali milanesi. L’altro, Nuncia…siamo su un piano diverso, ma anche qui mi sembra che ci sia qualche problema di posizionamento. Oltre che di freschezza delle materie prime. Forse sarebbe meglio puntare su un tipo di cucina, magari italiana, piuttosto che proporre la paella valenciana o il piatto esotico. Ovviamente, ridurre la lista delle opzioni-menù è indice di qualità e freschezza del pescato. Infine, per quanto riguarda la gelateria, beh, a me sembra che il target a cui faccia riferimento siano solo i turisti e chi si lascia facilmente sedurre da montagne fantastiche di gelato. Si potrebbero fare tante altre riflessioni…mi spiace non aver mai visto questi luoghi per poter dare un contributo migliore, più costruttivo. Ma è davvero così difficile trovare un luogo che metta la passione per il gusto, l’accortezza nella scelta delle materie prime, e insieme, un design, un’estetica in linea con la propria filosofia? Nella ristorazione su una sola cosa bisogna puntare, quella deve essere il punto di forza: il gusto. Quello fa tornare le persone al locale, rivivere un’esperienza sensoriale dove protagonisti sono i sensi. Il gusto è il senso più importante. Poi, bisognerebbe capire che tipo di gusto cerca la mia clientela e scegliere le opzioni, poche ma buone, che meglio possono soddisfare i bisogni dei miei clienti.

    • ma no dai, questi non sono locali da turista…almeno non i primi due dei quali si legge poco in rete. Emanuele credo sperasse che potessero in qualche modo stuzzicarlo, purtroppo non ci sono riusciti. Informazione per il lettore che starà alla larga da questi indirizzi.

      Ps quei tagliolini ai funghi sono “smunti” come i miei al pesto provati da Emiliana Tortellini 🙁

  4. Scusa Enza Maria – non capisco il tuo “da turista”: se pensi che siano luoghi ideati per i turisti, non lo sono sicuramente (non sono lungo le traiettorie turistiche più frequentate, per lo meno).
    L’incompletezza è proprio il dato che spesso contrassegna la ristorazione milanese (per quel poco che ne abbiamo sperimentato con Miracolo a Milano): bella l’idea, il concept, il locale – buone che so le materie prime, o la confezione – ma manca qualcosa che ti emozioni. Io mi emoziono profondamente nei posti in cui mangio bene, e il cuoco e il personale sono gentili, e il posto è piacevole – non piango di gioia per non annacquare il piatto che ho davanti, ma l’idea è quella. Mi succede ogni volta che mangio da Oldani, mi è successo che so da Manna, da Enocratia, con il risotto del Marchesino a Taste of Milano… e molte altere colte
    Pasta Eat unisce un’ottima materia prima (almeno per le due portate assaggiate) a sughi almeno in parte anonimi, nella cornice di una bella idea; Nuncia è una pescheria dove si cucina, da provare probabilmente sul pesce “vero”, anche qui bella la cornice, incerta la realizzazione; Schockolat una gelateria normale, a cui per carita comcedere ulteriori assaggi (come a turri, sempre): ma dopo aver assaggiato un gelato artigianale veramente buono (Gelato Giusto, Paganelli, Attimi di Gusto, Il Massimo del Gelato, per fare i primi nomi che mi vengono in mente), anche le “catene” più rinomate, da Grom in giù (o in su, a seconda), perdono molti punti, e il povero Schockolat…

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