Un marziano a Roma/69 Il Pranzetto dell’Asino d’Oro a 12 €? Riparliamone

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Sembra che l’ultima moda su Alpha Centauri sia quella di uscire per pranzo invece che per cena, fa più “radical-snob”, tant’è che Qwerty ha preso il vizietto di chiamarmi di buona mattina per conoscere sotto il tavolo di quale locale potrà mettere le sue zampette marziane.

A differenza delle uscite precedenti, in cui la scelta del locale mi creava ansia da prestazione, questa volta ho un desiderio personale da soddisfare: provare quel “pranzetto” che serve l’Asino d’Oro di cui nella Roma gastrofighetta si fa un gran parlare. Sono sicuro che Qwerty sarà contento anche per l’ubicazione del locale nel cuore del più radical-chic quartiere di Roma, il Rione Monti.

Arrivo in anticipo in Via del Boschetto 73, così approfitto del tepore primaverile per studiare l’unica proposta disponibile per ora di pranzo: a 12 € tondi tondi, si potrà godere di una entrata, un primo, un secondo con acqua, calice di vino e caffè inclusi.

Lo ammetto subito, il menu del giorno non colpisce la mia sensibilità gastronomica, tuttavia rifletto sul food cost e rimando ogni valutazione alla fase post-prandiale.

Qwerty arriva in perfetto orario e si accomoda di fronte sereno e sorridente; il “pranzetto” può avere inizio.

A dispetto del prezzo particolarmente economico dell’offerta, la cucina riesce anche ad omaggiare gli ospiti di un appetizer a base di pane, formaggio spalmabile ed olio di oliva, in verità piuttosto trascurabile e non di ottimo auspicio.

Vellutata di legumi e verdura. La portata decisamente migliore e più godibile dell’intera esperienza, con una buona texture data dai legumi non completamente passati e la fragranza di un buono olio extravergine di oliva a rendere la preparazione un po’ meno basica.

Cannelloni gratinati al formaggio. Cannelloni in bianco, con formaggi ordinari ed una gratinatura non pervenuta; preparazione decisamente di pancia in cui lo sbilanciamento verso una eccessiva rotondità ed omogeneità del gusto non aiuta a far passare inosservata la grassezza insita in tale ricetta.

Arrosto di tacchino con crema di ceci e zucca. Qwerty ed io non amiamo il tacchino, tuttavia da questo piatto ci saremmo aspettati qualcosa in più; la crema di ceci e zucca è meno di tiepida e la texture non è delle più invoglianti, mentre l’arrosto di tacchino risulta particolarmente sapido e poco accattivante.

Il pranzetto sarebbe finito qui, ma io ed il marziano non ci diamo per vinti e chiediamo di poter scegliere l’unica cosa ordinabile ad ora di pranzo: il dessert.

Tiramisù. Il tiramisu di pane dell’Asino d’Oro è un must, in questo caso essendo prossimi al periodo pasquale il pane è stato sostituito dalla pizza pasquale,risultato interessante grazie alla speziatura della pizza e ad una buona crema al mascarpone.

Zabaione montato ai pistacchi con coulis di fragole. A dispetto di una presentazione non tra le più invitanti, il dolce è buono e goloso, Qwerty lo fa sparire in pochissime cucchiaiate.

Paghiamo un conto appesantito dalla presenza dei due dessert e da una bottiglia di Pecorino Giulia Cataldi Madonna (beverino e piacevole come sempre) ed andiamo via un po’ perplessi.

Discutendo con Qwerty dell’esperienza appena avuta  abbiamo concluso che molto probabilmente per quel pranzetto la fortuna non è stata dalla nostra e che una seconda prova il locale di Lucio Sforza la meriti sicuramente, così come ci siamo convinti che a cena il registro cambi, anche in virtù della interessante carta letta nell’attesa del marziano.

Prima di salutarmi Qwerty mi lascia con una domanda sulla quale sto ancora riflettendo: “Che cos’è esattamente il rapporto qualità/prezzo?”

L’Asino d’Oro. Via del Boschetto 73 – 00184 Roma. Tel. +39 06.48913832

6 Commenti

  1. È vero, la maggioranza ultra assoluta dei locali che propongono pranzi a pochi euro ha la coscienza sporca (vedi la sapidità del tacchino, dovuta chiaramente a polverine magiche, e l’appiattimento del menù su sostanze liquide). Tuttavia, ci sono posti dove si paga anche meno e il cibo è buono da non credere. Il motivo? Il ristoratore decide di non rincarare più del 30-40 % e di vivere con uno stipendio normale. Un esempio è La cucina di Elvira a Napoli…

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