Foie gras. Voglio andare in California perché i ristoranti lo regalano

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Voglio andare a mangiare al ristorante Thir13en, a Sacramento, per vedere come (anche) gli Americani provano ad aggirare un divieto. Nella fattispecie quello del foie gras, bandito dal 1° luglio in California.

Come in uno stato delle banane qualsiasi, Adam Pechal, ristoratore nello stato più proibizionista del mondo (o più civile, dipende dai punti di vista) in fatto di fegato d’oca (ma non di spinello), dove le proteste degli animalisti sono diventate legge (checché con una tolleranza di 7 anni e mezzo, molto più di quanto concesso a noi per bianchetti e novellame), il foie gras lo regala.

Lo fa portare in tavola come omaggio di inizio pasto (la legge lo vieta, forse?), in accompagnamento ad una brioche di rabarbaro, fragola e bacon. Nell’imminenza del divieto, il previdente Adam Pechal ne ha fatto incetta, lo ha surgelato e ora lo serve senza farlo pagare (fatta la legge, trovato l’inganno!)

Una voce decisamente fuori dal coro quella di Pechal che rischia, finché le scorte di foie gras non saranno finite (e sempre che non decida di andarsi a rifornire oltreconfine), una multa da 1000 dollari e la riprovazione dei californiani che poco tempo fa hanno tempestato di chiamate la Polizia locale per protestare contro un’intervista, mandata in onda dalla tv, in cui lo chef Joe Elenterio del ristorante francese Chez TJ criticava il divieto. Una voce fuori dal coro in un territorio in cui i fornitori di foie gras (la California è la prima piazza degli Stati Uniti) hanno subito interrotto le consegne e la maggioranza dei ristoratori (circa 400) si è adeguata.

Magari Adam Pechal si augura che finisca come a Chicago dove qualche anno fa un divieto analogo, ignorato da chef e ispettori, è stato alla fine revocato (e in tempi di tagli al sistema dei controlli, potrebbe finire così anche in California). Oppure spera che la messa al bando sia annullata da una sentenza (un’istanza del genere è già stata rigettata da un giudice di Los Angeles ma a breve la magistratura si pronuncerà nuovamente in merito). O ancora che siano umanizzati i sistemi di allevamento delle oche come auspica l’associazione Coalition for humane and ethical farming standards cui aderiscono anche 100 top chef californiani.

Nel frattempo Adam Pechal non si arrende e gli ispettori non sembrano volergliene troppo.

[Prima che la guerra al fegato grasso contagi anche il vecchio continente, non perdetevi la classifica dei 10 foie gras da assaggiare con le opportune integrazioni dei commentatori di Scatti di Gusto].

[Fonte e foto: nytimes.com]

2 Commenti

  1. un paio di anni fa ci fu un patto , mi sembra tra i membri della relais e chateaux , di non servire sulle proprie tavole il tonno rosso a causa del veloce ridimensionamento di questo pesce nelle acque del mediterraneo , oggi non se ne parla più , anche queste sono mode per soddisfare sul momento le nostre coscienze grasse e buoniste da occidentali benestanti , se si vuole bandire un prodotto dai mercati basta non comprarlo e non ordinarlo più al ristorante , lo chef da bravo imprenditore dopo la terza volta che butta via l’approvvigionamento non lo ricompra e così via per i grossisti i distributori ecc…

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