Miracolo a Milano/30. Per mangiare bene, meglio aspettare il rientro

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Miracolo d’estate a Milano? No
“E se titolassimo il post ‘Avventure nella giungla d’asfalto’? Daremmo un po’ di sapore a una cronaca che di sapore non è che ne abbia poi molto…”No no, per carità. Ci limiteremo semplicemente a raccontare qualche breve episodio di carattere gastronomico che abbiamo sperimentato in questi giorni d’agosto.
“Comincio io. Ti ricordi quell’anziano signore straniero che è entrato in pescheria…?”

Sì, mi ricordo. Volevamo mangiare un boccone e ci siamo fermati alla Pescheria Spadari in via Spadari – aperta da una settantina d’anni, vendono del pesce ottimo, fresco, magari un po’ caro, ma la qualità ecc ecc. All’ora di pranzo propongono anche piatti pronti, hamburger e panini di pesce – “Ma naturalmente alle due e venti di hamburger non c’era più che il sentore nell’aria, nient’altro che aromi volatili a fronte di pesceburger involati…”.

Abbiamo optato per un’insalata di riso – con pesce, ovviamente. Niente da dire – solamente ottima. Pesce fresco, sciorinato senza lesinare sul riso, delicato, saporito.

“E intanto che mangiavamo, è entrato un signore straniero, anzianotto e rubizzo, che ha chiesto una bottiglia di brandy… Sulle prime il personale non ha capito – abbiamo ‘tradotto’ la richiesta fra lo sconcerto generale: come si può cercare una bottiglia in un posto con le mattonelle bianche alle pareti e una miriade di pesci in esposizione? Saranno stati gli effetti collaterali del gran caldo?”

Ma no – gli effetti collaterali del caldo sono un maggior consumo di gelati, di bevande fresche, cose così.

“Esatto: è per questo che sono tornato ad assaggiare il gelato di  Gelaterie Milanesi. Volevo riprovarci: e a questo secondo assaggio è andata un po’ meglio, coi gelati di frutta, pesca e melone. Ma niente per cui strapparsi i capelli, diciamo. Continua a sembrarmi un locale molto bello, che non mantiene le promesse diciamo ‘estetiche’ con un gelato all’altezza. Buono il caffè, però.”

Comunque – a Milano era pressoché tutto chiuso. O per lo meno, nella mia zona era tutto chiuso. A parte i supermercati grandi e piccoli, e i mercati comunali e ambulanti, i negozi alimentari aperti erano proprio pochi. Per dire, in via Lomellina, la settimana di Ferragosto era aperta la Pizzeria Bentivoglio, e la notte la gelateria La Notte. Punto. Né bar, né ristoranti, né panetterie torrefazione ortolano…

Proviamo a cercare un ristorante consultando il sito Vivimilano del Corriere della Sera: segnala i  locali aperti in agosto. Il primo che proviamo a chiamare è chiuso: in effetti, era sì aperto in agosto, ma solo fino all’11 – segnalato, per carità, sono io che non ho guardato bene: ma ha senso dichiararlo “aperto in agosto”? Può capitare, certo – ma insomma…

Meno male che c’è  JustEat (ne ho parlato qui): si sceglie il locale che più ci piace (il che, con Totò, è stata una battaglia campale a base di ma non so chissà e se non mi piace e se ci mettono troppo e se si tengono i soldi e non ci portano niente e se…), si consulta il menu, si sceglie si decide come pagare e voilà, non resta che aspettare.

Dopo qualche minuto, una telefonata: un operatore gentile mi chiede cosa voglio in sostituzione di uno dei piatti ordinati non più disponibile (“E se fosse esaurito anche quello? Vuole ordinarne un altro di riserva?”); il tutto arriva addirittura in anticipo sull’orario prefissato. Pizza (appena discreta), mozzarella in carrozza (assolutamente scarsa), panzerotto (così così). Ma la città è piena di locali che hanno aderito, adesso si stanno ampliando su Torino: una buona idea, che funziona.

“Mentre non è stata una buona idea andare coi nostri amici a mangiare da Charlie Brown.”

Forse non lo è stata davvero. Ricordavo una buona pizzeria e ristorante, con specialità pugliesi, molto grande – a distanza di anni, dopo un cambio di proprietà (il locale ora appartiene alla famiglia  Moscara, proprietaria anche del Riad Yacout, locale marocchino proprio di fronte), e una ristrutturazione per mano dell’architetto Fabio Novembre, il locale si presenta bene (anche se l’intervento del designer non sembra impressionare particolarmente il nostro Totò), mantenendo sul menu l’impronta pugliese.

Ci fiondiamo subito sul buffet antipasti: molte cose, alcune ottime (su tutte, le acciughe al verde, fresche e carnose), altre meno gustose. Scegliamo quindi dei primi (e qui ci fermeremo): tortelli di branzino al sugo di mare, spaghetti ai ricci di mare, scialatielli, paccheri… Niente di che: sughi con un po’ di sapore, magari, ma vago, poco deciso, che sembravano non aver niente da dire alla pasta con cui si accompagnavano – “E men che meno a noi” –, alcuni un po’ troppo acquosi, altri senza guizzi, senza motivazione… “I paccheri, ad esempio, erano ustionanti” – vero; e il sugo ai ricci di mare non aveva molto a che fare con quelli che ricordavo, mangiati anni fa in Puglia, in Sicilia (ad Acireale, mi sembra…).

“Però con Calice di vino ci è andata meglio.”

Vero. Aperto da un paio di mesi praticamente sotto casa, in viale Argonne, si propone come wine bar, con un menu a base di salumi, formaggi, bruschette, insalate – “…e bicchieri di vino!”. Non posso pronunciarmi ovviamente sui vini esposti (posso dire, dando fondo alle mie conoscenze, che ce n’erano di bianchi e di rossi…); quelli in mescita sono elencati su una lavagna. Il menu riporta indicazioni generiche – piatti di formaggi, salumi, bruschette, insalate e simili; preso un piatto di salumi e formaggi misti: prosciutto crudo coppa salame, tre formaggi con un pochino di miele. Preceduti da un pinzimonio di verdurine, fresche, olive, taralli. Buono, molto buono. Ma perché non specificare i nomi dei produttori sulla lavagna, e sul menu la provenienza delle materie prime, ad esempio? A un tavolo poco più in là sono state decantate le bruschette al pesto rosso fatto da un piccolo produttore di Trapani, che fa anche un pesto di carciofi, mi sembra, e che bontà… Dei formaggi mi è stato detto il nome, servendomeli: ottimi, peccato che il nome me lo sia scordato.

Un locale carino, comunque, piccolo, dall’aria simpatica; si mangiano cose buone; forse manca un po’ di “comunicazione”.

“E poi è sotto casa…”

Giusto.

Niente “miracolo” estivo, quindi. E da settimana prossima si riparte con la ricerca di un posto, a Milano, che ci faccia pensare, almeno, a un piccolo “miracolo”…

Pescheria Spadari. Via Spadari 4. 20123 Milano. Tel. +39 02878250

Gelaterie Milanesi. Via Cadore 45. 20135 Milano. Tel. +39 0239844565

Moscara – Charlie Brown. Via Spartaco 37. 20135 Milano. Tel. +39 0255010609

Calice di Vino. Viale Argonne 36. 20133 Milano. Tel. +39 3333557528

[Immagini: vivimilano]

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