Questo inverno 2012 non arriva. Pioggia, alluvioni disastrosi, ma fa caldo. A Roma è una giornata fantastica, per gli ultimi bagni di sole e pranzi fuoriporta. Mentre sto seduto alla scrivania, il sole dell’estate di san Martino, bacia il mio monitor rendendomi difficile la lettura. Un attimo e mi distraggo e penso che sarebbe bello scappare al mare, sedersi ad un tavolo sulla spiaggia e godermi l’ultima giornata a tutto pesce. La vertigine della lista mi assale, il gioco che mi piace fare è sempre quello, ma oggi declinato in senso marinaro.

Quali sono i 5 migliori piatti di mare della mia vita, quelli per cui sono pronto a fare chilometri

  1. Il primo è semplice, nel gusto e nel prezzo. Profuma di rena e di adriatico, è basico e immediato come il piacere dell’ultimo bagno d’autunno. Come il lampo negli occhi di una innamorata. Essenziale e primitivo ma che buono: gli Scampi aglio, olio, peperoncino e rosmarino della Vecchia Marina di Roseto degli Abruzzi. Una portata robusta, non per signorine tutte spigoli in Prada, per chi non ha paura dell’olio fritto, di sporcarsi le mani e di tanta efficacia. Antico
  2. Il secondo è molto più fichetto, sa di pensiero e immaginazione. Di cultura e di viaggi. Ceviche di Adriatico, dal nuovo menù autunnale di “king” Massimo Bottura. Una zaffata di adriatico in salsa latina. Sole e salsedine, poi l’acidità che resetta e pulisce il palato dallo iodio. Struggente
  3. Per il terzo, torniamo al classico. Forse il miglior ristorante di pesce per materia prima. Ahimè cambiamo sponda siamo a Marina di Bibbona, si lo avete capito, lo Zazzeri e la sua Pineta. I suoi crudi sono da urlo. Freschissimi e trattati con mano sapiente, con condimenti gentili e rispettosi come merita una materia prima da primato. Essenziale.
  4. Ora tocca ad una tavola cittadina, il Sanlorenzo. A Roma città non ho mai mangiato bene il pesce, solo da un paio di anni questa tavola del centro, sbaraglia con una cucina di chiara marca campana, ma reinterpretata con brio. Calamaretti ripieno di friarielli e provola, su bouliabesse, un gancio che colpisce e stordisce, tra tirreno e orto. Prima l’amaro del friarello, poi la cedevolezza salmastra del calamaretto, per chiudere sul fumè della provola. Goloso
  5. Chiudo con una sorpresa di quest’anno. Non che non lo conoscessi, ma mai mi aveva convinto come quest’anno. La Taverna del Capitano, affacciata su uno degli scorci più belli d’Italia. Il mare è li quasi lo afferri seduto al tavolo. Il posto dove chiudersi con un amore testardo e capriccioso. Quest’anno mi ha servito un Misto di pesci di scoglio, pescati nel mare che vedi di fronte, solo accarezzati dal vapore che ancora si riaffaccia nella memoria. Romantico.

Spero solo che non ci si abbia a dolere per i rumors che vogliono la Taverna privata di una delle due stelle Michelin di cui si fregiava.