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Bisognerebbe catalogarla tra le nuove aperture a Roma, la Trattoria degli Equi. Invece, potremmo considerarla al capitolo “Riconversioni e Diversificazioni”. Al n. 39 di Via degli Equi, nel quartiere San Lorenzo, Mario Bruno ha inaugurato con una festicciola tra amici e clienti il suo nuovo locale. Ma non aspettatevi studi di marketing, interventi di architetti, strategie di comunicazione, azioni virali sul web. Qui anche la mail vuole contenere i costi e si appoggia sull’indirizzo più conosciuto che c’è: trattoriadegliequi@gmail.com. Per fortuna che non c’era nessuna altra trattoria nella strada. Con tutti i ripescaggi della tradizione per andare incontro alle richieste del mercato un’osteria o assimilata ci sarebbe potuta stare in uno dei quartieri storici della Capitale.

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Mail a costo zero e, sorpresa, giusto una rinfrescata degli interni. Negli stessi locali fino a qualche mese fa c’era il pub La Pinta ed è rimasto tutto quello che poteva far pensare a una nave sulle rotte caraibiche, bancone, castelletto di prora e lampade incluse. Per non parlare dela boiserie e dei pavimenti in legno massello. “Sarebbe stato un delitto buttare via tutto”, spiega Mario Bruno e non riesci a dargli torto. Nella corsa all’ultimo smartphone c’è anche chi pensa allo smaltimento. E’ anche una questione di costi “perché”, prevede Bruno, “qui, in questo quartiere, la clientela sarà giovane e giovanissima e noi dobbiamo farla mangiare bene ed abbondante a 18 € al massimo”.

Mario Bruno era alla A’ Ciaramira, il ristorante di pesce a Trastevere che da qualche tempo aveva cambiato gestione e anche nome: Aroma di Mare. Sono passati per le sue cucine gli chef di OS Club e Alba Esteve Ruiz l’abbiamo ritrovata in forma splendida da Marzapane. Il layout di A’ Ciaramira non funzionava più. Qualità con il pesce a Trastevere e un prezzo medio oltre la soglia psicologica dei 50 € sono ingredienti che non vanno d’accordo, ricorda  Mario Bruno. Che nel frattempo è approdato con soddisfazione alla Terrazza Barberini che mi dice in evoluzione rispetto al format precedente.

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“La Trattoria degli Equi, se vuoi, è una diversificazione rispetto al mio lavoro e un’occasione per la mia compagna e per Donatella”. Donatella è Donatella Pinti, responsabile di sala (anche alla Ciaramira) che sorride mentre volteggia con le guantiere ricolme di fritti. Dal bancone arriva la pasta e fagioli e l’arrabbiata. 18 € full optional è sotto qualsiasi soglia psicologica.

I numeri di Confesercenti relativi a questo non ancora chiuso primo trimestre del 2013 dire che sono sconfortanti è poco. Secondo le proiezioni diffuse a metà marzo, nel trimestre chiuderanno più di 9.500 tra bar, ristoranti e simili, per un saldo finale negativo di 6.401 unità. Luoghi di somministrazione in genere, non solo ristoranti. Provare ad entrare nel dettaglio non fa che peggiorare la visione. Il record negativo toccherà alla Lombardia, dove hanno chiuso 1.474 imprese per un saldo negativo di 854 unità. Seguono Piemonte (942 chiusure) e Romagna (893 chiusure), che registreranno entrambe un saldo negativo di 702 imprese. Parlare di “nuove aperture” ha qualcosa di miracoloso. I numeri di raffronto tra il primo trimestre 2013 e quello del 2012 non lasciano spazio all’immaginazione. Una sequenza di numeri negativi. Le nuove aperture di pubblici esercizi in genere sono state solo 3.181, quasi il 25% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012.

Ripasso in ordine sparso la boiserie della Trattoria degli “Equi”, con le virgolette messe così pensando più all’equità del prezzo piuttosto che ai nemici della Roma Repubblicana di 2.500 anni fa, e mi chiedo se la decrescita di una nuova apertura con pochi fuochi di artificio possa essere la risposta alle richieste della Confesercenti di cercare di salvare i negozi di vicinato. Quelli che una volta, prima dell’avvento della GDO e dei centri commerciali, si sarebbero chiamati di quartiere o di rione.

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“Proveremo a conquistare la clientela con prezzi buoni e prodotti buoni, menu semplice da tradizione casalinga. Se funzionerà, metteremo qualche piatto di pesce povero”, conclude Mario Bruno. Non vi aspettate nomi altisonanti, bisogna far quadrare il cerchio, ma la mozzarella – buona – è di Roberto Battaglia che, grazie al successo ad Eataly Roma, ha inaugurato un servizio di trasporto. Poco show e molta sostanza. Come le crocchette di patate che non sono congelate, puntualizza Donatella, la mozzarella in carrozza, gli arancini, le fritattine di pasta. Va bene la pasta e fagioli come la De Cecco all’arrabbiata (“ma ti farò sapere di un nuovo piccolo pastificio che non conoscete”), la carta vini è basic.

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Riusciranno i nostri a convincere gli avventori del quartiere di San Lorenzo con la formula all inclusive che tanto furoreggia sugli inevitabili smatphone della generazione digitale?

Trattoria degl “Equi” Via degli Equi, 39. Tel. +39 06 4469014

[Link: confesercenti via La Stampa]

2 Commenti

  1. Provata ieri sera e confermo in pieno quanto riportato sopra. L’intuizione di non smantellare gli interni è sicuramente azzeccata e basterà togliere un paio di elementi che fanno troppo “nave pirata” per ritrovarsi in un ambiente informale ma accogliente e caldo, di quelli che invoglia ad infilarcisi dentro specialmente nelle serate di tempo infausto. Ho provato la mozzarella di bufala che su Roma si conferma una delle migliori opzioni disponibili e a seguire i Paccheri con Ragù Napoletano tradizionale, veramente una squisitezza, di quella pienezza gustativa che solo la cucina concepita nel rispetto della tradizione riesce a dare e il ragù a “pezzi grandi” senza macinare la carne ne è esempio lampante. Deliziosa anche la parmigiana, altro piatto semplice ma capace di esaltare il palato come la migliore cucina di “mamma” riesce a fare. La carta dei vini è si basic, ma un gran bel basic tra cui si può trovare il Montepulciano di Masciarelli che è sempre un bel bere. Alla fine il rapporto qualità prezzo risulta decisamente sbilanciato sulla prima voce. Finalmente a San Lorenzo si rivede una trattoria vera, posto rappresentativo della zona e dei suoi frequentatori, oramai una rarità in mezzo ad una ridda di locali in gran parte improvvisati e che non sono più in empatia con l’anima stessa del quartiere

  2. Io ancora devo capire come alcune persone possano ancora scrivere di cucina : Scusate parliamo di un cuoco Sardo che cerca di sentirsi trapiantato a Roma che cucina alle terrazze Barberini e quindi tipica cucina Napoletana che adesso apre un ristorante economico a San Lorenzo , e se ci metti pure che e stato eliminato alla prima prova della trasmissione della Clerici il mix diventa esplosivo dopo aver annientato un fantastico ristorante a trastevere adesso gioca con altri 2 , per favore fategli cucinare una cacio e pepe che e meglio.Un saluto ed un consiglio il personale di sala va addestrato gli va spiegata la composizione dei piatti . Andrea Mancinelli

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