Miracolo a Milano/49. Dall’aperitivo all’amaro, tre indirizzi di cui non puoi fare a meno

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“Vogliamo riprendere il discorso sugli aperitivi a Milano?” Ah è vero – avevamo iniziato a raccontare qualcosa sulle tipologie dell’aperitivo milanese, e portato alcuni esempi: potremmo andare avanti, iniziare a visitare qualche locale, e magari scriverne “Già fatto: ci ha pensato il tuo Totò Tuttofare!” (Mi sa più Tuttobere, a questo giro…)

Anzitutto, Ginrosa in piazza San Babila: un locale storico (nel senso letterale, Locale Storico d’Italia dal 2003), che probabilmente ha patito un po’ per la concorrenza delle varie zone di aggregazione giovanile fuori dal centro, e perché ha conservato una patina ‘antica’ – in senso buono, ma forse poco attraente per il popolo dei cocktail – e forse perché chi lavora in centro probabilmente non ci si ferma dopo il lavoro ma tende a scapparsene via… Siamo stati invitati a un aperitivo ‘inaugurale’ –” In effetti, anch’io erano anni che non andavo a prendere un aper… “Il Ginrosa eponimo del locale è stato creato più di 70 anni fa – si tratta di un infuso di erbe aromatiche e soluzione idroalcolica, erede di una precedente ‘Mistura Donini’ ottocentesca, con il rabarbaro come dominante, più Bitter, da servire ghiacciato shakerato e aranciato (scorza di arancia, cioè). Colore indefinibile rosa antico rosso affascinante. Il buffet dell’aperitivo era rutilante di proposte e di ottima fattura (e sapori e…); ci sono tornato l’altra sera, sul tardi, per cui era meno ricco, molte patatine (il che indica probabilmente che se ne erano mangiate poche perché c’era ben altro…), e tartine belle, eleganti, non di quelle che ti ammazzano e abboffano – anzi, di quelle che ne mangeresti a guantiere intiere…

Se posso, concordo (ottimo il Ginrosa…); forse la posizione del bancone, con non molto spazio davanti, sacrifica un po’ l’agibilità del tutto. Ma secondo me è un locale da riscoprire – “Ok riscopriamolo: aperitivo stasera? Un Ginrosa sono 6€ – si può fare, no?”

Un altro aperitivo elegante e per altri aspetti storico: Savini, in Galleria. Elegante è la parola giusta: la stessa disposizione del buffet aveva un aspetto… non so… “Elegante?” Esatto. I singoli pezzi ben ‘impaginati’ su piatti e vassoi (“Ah – anche tu non ne puoi più dei piatti ‘impiattati’, vedo…”), senza quelle ardite costruzioni montagnose che sembrano le varie vedute della montagna Sainte Victoire di Cézanne – sempre diverse, certo, ma a una prima occhiata tutte uguali. Piccoli panzerottini, scaglie di parmigiano, mozzarelline con pomodorini, fritti monoporzionati, fettine di salame, piccoli panini imbottiti monoboccone, scodellini con delizie varie e non so più che altro (tutti i prodotti base vengono dal loro negozio nel sottopiano) – ecco, magari qualcosa un po’ freddino, tipo i panzerottini o i frittini, che avrebbero guadagnato da un po’ di calore in più. Un succo di pomodoro, condito abbastanza bene, 6€. (“No, scusa, abbastanza bene cosa vuol dire?” Il parametro, ovviamente, sono io, i miei gusti – come per tutto il resto… “Allora anch’io sono un parametro!?”). Anche questo, per certi versi, da riscoprire (“Hai ragione: anch’io pensavo che anche la cosa più semplice, tipo il succo di pomodoro, veleggiasse sui 10€ solo per il fatto di essere in Galleria…”).

“E l’amaro?”

L’amaro è l’esperienza al Resentin, in via Mercato, una domenica sera. Tavolino fuori, ignorati a lungo, al freddo (oggi andrei in giro in bermuda, dieci giorni fa era pressoché inverno), accesa una prima lampada per riscaldare, dopo un po’ anche la seconda – per un secondo, era senza gas – dopo lunga attesa ordinati gli aperitivi (si dice così quando uno a caso, io, prendo un pezzo di carta, segno le ordinazioni e vado al bancone all’interno a portarlo?), arrivati (il mio analcolico, dal nome che ho già cancellato – Saveur? – non sembrava avesse molto senso, ma forse le papille mi si erano addormentate nell’attesa) per tutti e otto, con 10 pezzi di pizza (non male abbastanza calda) e una ciotola di pezzetti di cartoncino giallognolo, sottili ma privi di qualsiasi croccantezza, al sapore di patatine, e forse delle olive. Mangiato quello che si poteva, un bis (richiesto da noi) di pizza, siamo andati dentro tutti a pagare (“Desiderate?” siamo quelli che erano seduti fuori, qui fa più caldo, volevamo pagare…).

Ginrosa. Galleria San Babila, 4/B, 20122 Milano. Tel. +39 02794802

Savini. Galleria Vittorio Emanuele II, Via Ugo Foscolo, 5 20121 Milano. Tel. +39 0272003433

Il Resentin. Via Mercato 24, 20121 Milano. Tel. +39 02875923

[Immagine: Origami Consulting/Flickr]

3 Commenti

  1. Peccati di omissione ne abbiamo fatti tanti, nel tempo – in questo post poi il titolista ha fatto persino un peccato di inclusione, includendo il Resentin fra gli indirizzi di cui non si può fare a meno (o in realtà forse “non se ne può fare a meno” come pietra di paragone negativa, come livello appena sopra i distributori automatici…).
    Scherzi a parte, la parola chiave è “tre”: non “tutti”, non “solo”, non “i primi tre”, ma appunto tre in una a-classifica che potrebbe portare a una classificazione solo fra molte e molte e molte puntate – questa in realtà è solo la seconda, su queste pagine: e se conti che la prima (https://www.scattidigusto.it/2012/09/06/miracolo-a-milano-scocca-lora-dellaperitivo-e-noi-consigliamo-5-locali/ ) delineava semplicemente alcuni scenari e proponeva solo cinque locali, su alcuni dei quali, pur piacendoci, avanzavamo qualche dubbio (e ci piace autogloriarci di essere stati fra i primi ad avere apprezzato Pavè…)…

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